Fabio Concato torna sul palco dopo il periodo più buio: "Sono risorto ma non si guarisce mai". Il racconto dopo il tumore

L'artista di "Fiore di maggio" torna sul palco dopo aver affrontato le cure per il tumore: Fabio Concato non si arrende ma spiega di non sentirsi guarito del tutto

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Un saluto al pubblico sui social e, poi, il silenzio. È successo questo a Fabio Concato: un "Cari Amici" scritto con la A maiuscola, e poi quella frase che pesa come un masso, "sono stato costretto a interrompere i concerti a causa di un tumore". L’artista non aveva fatto mistero della malattia che l’aveva colpito, ma si era detto deciso a combattere fino alla fine per tornare presto davanti al suo pubblico. Quel momento è arrivato e ora è pronto a tornare in concerto ma con l’anima pesante di chi sa di essere sopravvissuto.

Fabio Concato torna dopo lo stop al tour

Da lì in poi, il tour di Fabio Concato si interrompe. Solo ospedali, controlli, terapie, e il tempo che di colpo si dilata e diventa difficile da sopportare. Lo racconta senza vittimismo, quasi con una specie di ironia affettuosa verso se stesso: curarsi, dice, diventa un secondo lavoro, se non proprio il primo. Le terapie, le visite, i controlli riempiono una nuova agenda, dove gli appuntamenti non si possono bucare e la puntualità non è più una virtù ma una necessità per prendersi cura della propria salute.

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Nel mezzo, però, non si è mai spezzato il filo con chi lo ascolta da una vita. Ogni tanto un aggiornamento, qualche parola scelta con quella cura che conosciamo da decenni e il bisogno di rassicurare i fan ma anche, diciamocelo, di supportare se stesso: "Tutto procede bene, fatto salvo qualche piccolo intoppo dovuto alle terapie. Sono quasi sempre sereno e ottimista, con una gran voglia di rivedervi e di cantare insieme", aveva detto.

Quando arriva Natale, scrive un messaggio di gratitudine pura per le parole ricevute in quei mesi, fondamentali per sorreggersi e non crollare sotto il peso delle preoccupazioni. Concato racconta di quanto gli siano mancati i viaggi, le facce sotto il palco, perfino i selfie, quelli che a un certo punto nella vita, se sei onesto, ammetti che un po’ ti fanno tenerezza più che fastidio. E poi i musicisti, la sua "squadra": non solo colleghi di palco, ma complici di vita, rimasti per un po’ sull’altra sponda del fiume mentre lui nuotava forte per tornare indietro.

Il ritorno sul palco

Oggi, che la parola "tumore" non è più un annuncio ma una cicatrice con cui fare i conti, Fabio Concato riassume così: "Più che tornato, sono risorto. Da certe cose non si guarisce mai, le si tiene sotto controllo". Non fa il supereroe guarito, e menomale, ma nemmeno si inventa favole consolatorie. Cerca di non nascondere la fatica, la paura di uscirne "stortignaccolo" e di dover ricominciare persino da capo a parlare. Ma poi c’è l’elenco più bello del mondo: "Guido, mangio, dormo, leggo, cammino, rifletto, ricordo. E canto".

Ora la rotta è tracciata. L’11 maggio si riaccendono le luci al Teatro Nazionale di Milano, il 24 maggio tocca all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Non sarà una maratona estiva "da spremere tipo limone", come ammette lui, ma una ripartenza lenta, quasi un patto che ha sottoscritto con il proprio corpo. Si canta, sì, ma senza fare finta che non sia successo niente. L’estate la lascia scorrere perché i concerti veri riprenderanno più avanti, dato che stavolta il tour deve fare i conti anche con altre necessità.

In mezzo a tutto questo, Fabio Concato non dimentica mai di dire grazie. Ai medici, diventati quasi amici, che incontra più spesso di certi colleghi; quello alla sanità pubblica, fatta di competenza e attenzione alla persona. E poi il grazie al pubblico, che non ha mai smesso di aspettarlo. Forse è vero che da certe prove non si esce mai davvero "guariti", ma si impara a stare al mondo in un altro modo. Nel suo caso, con una chitarra, una voce rimessa in sesto e una certezza tutta nuova. Da adesso ogni concerto è un piccolo atto di resurrezione.


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