Eurovision, cambia il regolamento: i Paesi in guerra non potranno più ospitare il concorso, cosa significa per Israele

La nuova regola dell’EBU arriva dopo anni di tensioni legate ai conflitti internazionali e alle polemiche sulla partecipazione di Israele.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

L’Eurovision Song Contest cambia le proprie regole e introduce un principio destinato ad avere conseguenze importanti sulle prossime edizioni. Il Paese che dovesse vincere la competizione, ma che si trovasse coinvolto in un conflitto armato o in una situazione geopolitica ritenuta particolarmente delicata, non potrà automaticamente ospitare l’edizione successiva. Una modifica che interviene su uno dei meccanismi più caratteristici della manifestazione, tradizionalmente affidata all’emittente del Paese vincitore.

Eurovision Song Contest: Una nuova valutazione per il Paese vincitore

La decisione dell’Unione Europea di Radiodiffusione nasce dalla necessità di garantire condizioni adeguate per la preparazione e lo svolgimento di un evento internazionale che richiede mesi di organizzazione e un contesto considerato sicuro per artisti, delegazioni e pubblico.

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La questione era già emersa in maniera evidente nel 2022, quando la vittoria dell’Ucraina aveva portato alla scelta di Liverpool come sede dell’edizione successiva, dal momento che la guerra in corso rendeva impossibile procedere normalmente con i preparativi. Con il nuovo regolamento, però, la valutazione diventa parte integrante delle regole dell’Eurovision e non soltanto una soluzione da adottare in circostanze eccezionali. In presenza di una situazione potenzialmente problematica, il Paese vincitore potrà quindi essere sottoposto a una verifica specifica. Se dovesse essere considerato non idoneo, l’EBU individuerà un’altra emittente disposta ad assumersi la responsabilità dell’organizzazione dell’edizione successiva.

Il tema dei conflitti e le tensioni sull’Eurovision

La modifica arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per la manifestazione, dopo le discussioni che negli ultimi anni hanno riguardato soprattutto la partecipazione di Israele. Nell’edizione 2026, infatti, Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Islanda e Slovenia hanno scelto di non partecipare, contestando la decisione degli organizzatori di mantenere Israele nella competizione.

Il nuovo regolamento non stabilisce quindi soltanto chi può partecipare, ma introduce anche un criterio preciso per stabilire chi può concretamente ospitare la manifestazione. Martin Green, direttore dell’Eurovision Song Contest, ha spiegato che nei casi più complessi, anche quando non esiste un conflitto armato vero e proprio, potrà intervenire un organismo di sicurezza indipendente, incaricato di fornire una valutazione all’EBU. L’obiettivo dichiarato è creare un "ambiente sicuro e accogliente", lasciando comunque spazio a una valutazione caso per caso.

La Bulgaria prepara la prossima edizione

La modifica non riguarda la prossima edizione, che si svolgerà in Bulgaria dopo la vittoria ottenuta da Dara nel 2026. Il nuovo sistema sarà però destinato a pesare sulle future assegnazioni, soprattutto nel caso in cui a vincere fosse un Paese coinvolto direttamente o indirettamente in una situazione di forte instabilità. Tra le altre novità introdotte dall’EBU c’è anche l’innalzamento dell’età minima per partecipare alla competizione, che passa da 16 a 18 anni. Una scelta legata alla volontà di offrire una maggiore tutela agli artisti più giovani, particolarmente esposti alla pressione mediatica e competitiva dell’evento. Sul fronte degli ascolti, intanto, l’edizione 2026 avrebbe registrato circa 130 milioni di spettatori nel mondo, contro i 160 milioni del 2025. Un calo che potrebbe essere stato influenzato anche dall’assenza di alcuni Paesi e che rende ancora più importante, per l’EBU, mantenere un Eurovision il più possibile ampio e partecipato.


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