Eurovision 2026, pagelle semifinale: con Sal Da Vinci trema l'Europa (10), Lamborghini tuttologa (5). Ma la classifica spiazza (2)

Le pagelle della prima semifinale dell'Eurovision Song Contest 2026 a Vienna. Promossi e bocciati della diretta su Rai 2 del 12 maggio 2026

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

La prima semifinale dell’Eurovision Song Contest 2026 con i promossi e i bocciati della serata. Dalla diretta su Rai 2 con Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini alle esibizioni dei Paesi in gara nello show andato in scena ieri sera – martedì 12 maggio – a Vienna: i top e i flop con l’esibizione di Sal Da Vinci in primo piano.

Eurovision Song Contest 2026: pagelle prima semifinale del 12 maggio 2026

Sal Da Vinci porta l’Italia sul tetto dell’Europa, voto 10. C’era l’emozione. C’era la voce spezzata. C’erano gli occhi lucidi. E sì, forse anche una tonalità di fondotinta scelta con poca misericordia. Ma è proprio questa umanità, insieme alla melodia di Per sempre sì e a una coreografia che ormai sappiamo tutti a memoria, ad aver trasformato l’esibizione di Vienna in un momento da pelle d’oca collettiva. Voglio esagerare? Sì. È una delle migliori performance italiane degli ultimi quattro anni all’Eurovision. Francesca Tocca e Marcello Sacchetta vestiti da sposi, il velo dipinto con il tricolore, l’arena impazzita e Sal Da Vinci che canta con quella gioia negli occhi che non puoi fingere neanche se sei il performer più navigato del mondo. Ci lamentiamo continuamente dell’Italia: dei ritardi, del caos, dei problemi cronici e delle occasioni sprecate. Però poi arriva una serata così e ti ricordi perché, nonostante tutto, essere italiani ha ancora qualcosa di profondamente romantico. E stasera era impossibile non esserne fieri (QUI il recap completo della semifinale).

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Svezia con Felicia, che bomba! Voto 9. Con My System incendia l’arena e si prende la scena con un look che sembra uscito da un rave firmato Myss Keta: mascherina, glitter ovunque e un’attitudine da popstar che sa esattamente quello che sta facendo. La Svezia all’Eurovision è una macchina da guerra e anche stavolta non sbaglia un colpo. Anzi, forse fa pure paura. Felicia arriva con il perfetto arco narrativo da nuova icona pop: passato "trash", voglia di rivincita e carisma che buca lo schermo. Ha tutto per diventare una reginetta del pop internazionale. C’è chi aspetta già la sua prossima esibizione e chi mente.

Satoshi con Viva Moldova! ci ha rubato il cuore, voto 8,5. La Moldavia apre le danze con un’esibizione che da sola vale la serata. Nel pezzo spunta pure una frase in italiano — "Saluti a tutti!" — e basta quello per mandare il pubblico in tilt. È un invito a visitare il Paese con una melodia e una coreografia che trascinerebbero anche un bradipo in pista. Questo è il vero spirito dell’Eurovision: follia, identità e zero paura di esagerare. Satoshi portano tutto sul palco con una leggerezza genuina che vale il podio anche senza finale. La Moldavia è la nuova Italia? Calma. Però tutto questo orgoglio patriottico non si vedeva dai tempi di Toto Cutugno.

Pagelle Eurovision 2026: Elettra fuori fuoco, Corsi sempre una garanzia

L’Israele merita una possibilità, voto 7,5. Michelle di Noam Bettam è una carezza pop: delicata, elegante, ma capace di lasciare il segno. Un brano che non urla mai per farsi notare e che proprio per questo riesce a entrare sottopelle. Il clima attorno a Israele all’Eurovision resta inevitabilmente pesante e la simpatia del pubblico europeo non sembra essere dalla sua parte. Però a Vienna, almeno per tre minuti, l’arena ha fatto quello che dovrebbe fare sempre questo festival: ascoltare la musica. Niente fischi, niente proteste, solo persone che seguivano il pezzo e ne cantavano il ritornello. Ed è stato uno dei momenti più sinceri della serata. Il titolo richiama chiaramente Michelle dei Beatles, ma qui siamo in un’altra dimensione: più contemporanea, più essenziale e malinconicamente pop. Noam Bettam porta sul palco uno stile moderno e minimalista che funziona proprio perché non cerca mai l’effetto speciale a tutti i costi. Anche la scenografia segue la stessa linea: pulita, semplice, senza distrazioni inutili. Forse è proprio questo il punto di forza del brano: non vuole strafare, vuole solo arrivare e una possibilità, sinceramente, la merita tutta.

Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, bene ma non benissimo: voto 5. Meglio del previsto, questo va detto. Elettra Lamborghini, contro ogni pronostico, ha parcheggiato almeno in parte quell’energia iperattiva e invadente che si porta dietro dai tempi di Sanremo 2026, scegliendo invece la strada della commentatrice tagliente a tutti i costi. Troppo. Chi non ha il sound giusto, chi non spacca, chi non ha il ritornello memorabile: Elettra giudica tutto e tutti con la sicurezza di chi sembra seduta contemporaneamente al tavolo dei vocal coach, degli stylist e della giuria popolare europea. Commenta outfit come fosse Donatella Versace e intonazioni come fosse Nuti. Ma quindi qual è la vera Elettra? Quella caciara e sopra le righe che conosciamo tutti o questa versione improvvisamente severissima da opinionista in prima fila? Gabriele Corsi invece resta la garanzia della serata: ritmo giusto, battuta pronta e quella capacità di tenere insieme il caos eurovisivo senza mai sembrare fuori posto. È perfettamente a casa in questo tipo di show. Elettra, per stavolta ti salvi. Ma giovedì sera serve molto più glitter e molto meno tribunale pop.

Serbia, che paura… ma nel senso sbagliato. Voto 3. La quota gotica all’Eurovision è ormai una tradizione sacra, una specie di tassa estetica che ogni anno si paga volentieri. Ma stavolta si è andati un filo oltre, e anche con poca grazia. Lavina con Kraj Mene sembra un incrocio tra Marilyn Manson e una versione low-cost acquistata su Temu durante una svendita notturna. L’idea di fondo ci sarebbe anche, ma il risultato è più confuso che disturbante. Urla scomposte, spesso fuori fuoco emotivo, che invece di creare tensione finiscono per generare solo caos. La scenografia non aiuta: un’armatura che sembra assemblata con la colla vinilica di Art Attack, più artigianato scolastico che estetica dark. Non si inserisce nel clima della serata, non dialoga con il tono dell’Eurovision: lo interrompe. Il gotico funziona quando è costruito, quando ha stile e direzione. Qui invece sembra solo rumore, senza vera identità. In un contesto così, anche l’eccesso deve avere un senso.

Classifica senza un senso, voto 2. Più che una graduatoria, sembra una lista alternativa dell’Eurovision scritta dopo tre caffè e zero logica. Contenti per Israele, Finlandia, Polonia e Moldavia , ma poi lo scenario si incrina: dov’è San Marino? E soprattutto, che ci fanno Serbia e Lituania così in alto o così presenti in generale? Non sembra una classifica da Eurovision, sembra un esperimento sociale andato leggermente fuori controllo. L’esibizione di Senhit con Boy George meritava decisamente più spazio e più riconoscimento. Voce, look e scenografia erano perfettamente in linea con lo spirito eurovisivo: esagerato ma consapevole, pop ma costruito. Uno di quei momenti che funzionano proprio perché sanno cosa stanno facendo. Il primo vero "fuori programma" di questo Eurovision è servito su un piatto d’argento: spiazzante, discutibile e difficile da decifrare. Speriamo solo che questa non sia la direzione della classifica finale, perché così rischiamo di perdere il filo… e pure il festival.


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