Eurovision 2026, pagelle finale: Sal Da Vinci orgoglio d'Italia (10), botto Lamborghini (8). Ma la classifica spegne tutti (3)

Com'è andata la finale dell'Eurovision Song Contest 2026 su Rai 1? I voti a Sal Da Vinci, la classifica e chi ha vinto. Pagelle con top e flop del 16 maggio 2026

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Le pagelle della finale dell’Eurovision Song Contest 2026. I voti ai protagonisti della kermesse musicale più kitsch e chiacchierata d’Europa. Dalla telecronaca di Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini a Sal Da Vinci e i colleghi rappresentanti delle nazioni in gara. I voti finali dopo quelli alla messa in onda delle semifinali.

Eurovision 2026, le pagelle della finale su Rai 1: promossi e bocciati

Sal Da Vinci, finite le parole: resta solo l’orgoglio. Voto 10. Alla fine è successo davvero. E forse, sotto sotto, ce lo aspettavamo tutti. In barba alle critiche, a chi lo considerava "troppo classico" per un palco come l’Eurovision Song Contest e a chi nel 2026 continua ancora a guardare la musica napoletana con quella puzza sotto il naso che fa tanto posa social e poca cultura musicale. Sal Da Vinci ha preso Per sempre sì e l’ha trasformata in un momento collettivo, pur piazzandosi al quinto posto in classifica. Ha chiuso questa avventura europea (che ha tutta l’aria di essere solo la prima di molte) con emozione, sì, ma soprattutto con una consapevolezza nuova: quella degli artisti che hanno capito di poter parlare a tutti, senza tradire sé stessi. L’affetto arrivato dall’Italia era prevedibile. Quello ricevuto dagli altri Paesi molto meno, ed è forse il segnale più forte di tutti. Quando una canzone supera lingua, meme e pregiudizi, allora vuol dire che è arrivata davvero. Per molti è stata una consacrazione annunciata. Per altri, uno smacco difficile da mandare giù. Ed è anche questo il bello.

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Corsi e Lamborghini: è andata esattamente come doveva andare. Voto 8.
All’inizio qualche dubbio c’era. Troppa esposizione per Elettra, il rischio che l’esperienza di Gabriele Corsi finisse per sbilanciare tutto e trasformare il duo in una coppia "sulla carta". Invece no: ha funzionato eccome. Tra i due si è creata una sintonia spontanea, mai costruita o televisivamente finta. Hanno raccontato questo Eurovision Song Contest con il mix giusto di professionalità, ironia e partecipazione, senza scivolare nella telecronaca urlata o nella gag continua. C’erano poi quei momenti impossibili da scrivere a tavolino: l’orgoglio italiano che spuntava tra una battuta e l’altra, il tifo totalmente senza controllo per Sal Da Vinci, le risate genuine. Tutto molto spontaneo, tutto molto vero. Buona la prima, sì. Ma con questa chimica, il sequel sembra già scritto.

Finale salvata dalla musica: voto 7. Un’apertura da pelle d’oca. Il nuovo singolo di JJ, vincitore della scorsa edizione dell’Eurovision Song Contest, seguito dalla classica sfilata delle bandiere dei Paesi in gara e l’orchestra dal vivo, ha acceso subito il palco con energia pura ed emozioni vere. Sorrisi, entusiasmo, inclusione: ingredienti che in tv non si vedono così spesso. La conduzione? A tratti macchinosa. La scaletta delle tre serate? Più lunga di un lunedì mattina. Eppure, alla fine, è la musica a salvare questa 70ª edizione della kermesse. C’erano i colori, le grandi voci, l’adrenalina giusta. E soprattutto quella sensazione collettiva che solo l’Eurovision sa creare. Risultato finale: chi dice di non aspettare già il 2027… probabilmente sta mentendo.

Pagelle Eurovision 2026: i bocciati della finale del 16 maggio 2026 su Rai 1

L’attesa aumenta il desiderio? Insomma… voto 5. Ma davvero serviva tutto questo tempo tra la gara e il verdetto? Chi segue l’Eurovision Song Contest sa bene che, di solito, i ritmi sono più serrati (altro che Sanremo targato Amadeus). Qui, invece, la sensazione è stata quella di una diretta infinita. L’attesa del risultato, invece di creare hype, ha finito per consumarlo. Anche gli spot pubblicitari sembravano più lunghi del solito, come se il tempo si fosse improvvisamente allungato solo per noi spettatori. Certo, la logica c’è: dare spazio al voto, lasciare al pubblico il tempo di scegliere il vincitore. Ma quando la gara è così incalzante da non concederti nemmeno il tempo di accavallare le gambe sul divano, poi è difficile accettare che il finale arrivi con il contagocce. Sarà l’impazienza moderna, sarà la voglia di sapere subito come va a finire (magari anche il destino di Sal Da Vinci che aleggiava nell’aria) ma questa volta la tensione non è esplosa: si è semplicemente diluita.

Classifica amara e ingiusta: voto 3. Ci aspettavamo i famosi 12 punti da più di qualcuno? Forse sì, inutile negarlo. Il percorso di Eurovision Song Contest ha raccontato però un’altra storia: un brano accolto in arena a Vienna tra cori, mani alzate e voce del pubblico a squarciagola, ma poi tradotto in voti molto meno entusiasti. Sal Da Vinci ha portato sul palco un pezzo che ha funzionato dal vivo, che ha acceso l’arena e creato partecipazione immediata. E proprio per questo lo scarto tra reazione del pubblico presente e classifica finale pesa ancora di più. Paura? Strategia? Gusti diversi? Difficile dirlo. Ma resta quella sensazione classica da Eurovision: quando il palco dice una cosa e la classifica, a volte, ne racconta un’altra. Non ci hanno capiti. O forse, semplicemente, non ci hanno votati. Applausi alla vincitrice dalla Bulgaria: DARA con Bangaranga.

Rai: mangiatevi i gomiti. Voto 2. Un Eurovision Song Contest sottotono ancora prima di iniziare. Poco hype, promozione quasi invisibile e quella sensazione fastidiosa di occasione lasciata lì, a metà strada tra il dimenticatoio e il "poi vediamo". E pensare che in passato la macchina era ben diversa: pubblicità martellante, presenza costante sui social e sui canali della tv di Stato, un racconto continuo che accompagnava il pubblico fino alla finale. Quest’anno invece tutto più tiepido, quasi distratto. Scelte editoriali? Priorità diverse tra sport ed eventi? Possibile. Ma il risultato è uno solo: molti si sono accorti del contest quando era già iniziato, altri lo hanno proprio perso per strada. Questo che fa male davvero: un evento così è un’occasione per intercettare pubblico giovane, allargare lo sguardo, portare gente nuova davanti allo schermo. Invece niente. Un treno che passa, e anche stavolta non siamo riusciti a salirci con costanza e lucidità.


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