Euphoria 3, cosa è successo davvero nel finale (clamoroso): quando tutto si rompe e il dolore diventa l’unica eredità possibile

Il finale della stagione 3 di Euphoria chiude le storie dei protagonisti tra morti improvvise, sogni ingannevoli e vendette che lasciano il pubblico spaccato.

Virginia Destefano

Virginia Destefano

Social Media Manager & Copywriter

Una passione smisurata per le serie TV. Laurea in Cinema, Televisione e New Media, videomaking e scrittura sono il mio passatempo preferito.

La terza stagione di Euphoria si è chiusa con un finale che ha fatto discutere più del previsto. Non tutti i fan hanno ritrovato la serie che conoscevano: molti hanno percepito una distanza emotiva, quasi come se i personaggi avessero preso strade narrative meno coerenti del solito. Alcuni archi narrativi si chiudono in modo rapido, quasi brusco, lasciando la sensazione di un ritmo accelerato e non sempre controllato. C’è chi parla di scelte coraggiose e chi, invece, di personaggi snaturati, come nel caso di Nate. L’ultimo episodio, "In God We Trust", prova comunque a tirare le fila di tutto con un mix di caos, redenzione e tragedia.

Il caos dell’episodio finale di Euphoria 3: inseguimenti, vendette e sogni che ingannano

L’episodio riparte esattamente dal punto in cui si era interrotto il precedente, catapultando subito lo spettatore in una sequenza ad alta tensione. Rue si ritrova coinvolta in una fuga disperata tra scontri fisici, inseguimenti e colpi di scena quasi da action thriller. Tra Faye che cerca di avvisare Wayne, la rapida escalation della violenza e l’intervento improvviso di G, la situazione diventa rapidamente fuori controllo. Rue riesce a salvarsi per un soffio, ma il prezzo emotivo è altissimo, e questa salvezza dura poco.

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Nel frattempo, il mondo attorno a lei implode: arresti, tradimenti e morti improvvise cambiano completamente gli equilibri. Laurie si suicida prima dell’arrivo della polizia, mentre la DEA scopre un’operazione completamente diversa da quella immaginata. Anche il destino di Fezco prende una piega quasi surreale, con una fuga che sembra più simbolica che reale. Il punto più controverso arriva però con la sequenza del sogno di Rue: un’apparente riconciliazione con la madre e un momento di pace che viene poi spezzato dalla rivelazione più dura di tutte.

Il destino dei personaggi: tra morti, redenzioni e nuovi equilibri

Il finale prova a dare un senso alle traiettorie dei personaggi principali, ma lo fa in modo frammentato e spesso accelerato. Rue è al centro della tragedia più grande: la sua morte per overdose di fentanyl diventa il simbolo di una stagione intera che ha insistito sul limite tra dipendenza e autodistruzione. Ali, devastato dalla verità, diventa invece il motore della vendetta, chiudendo il cerchio con l’uccisione di Alamo e vendicando Rue, che è morta convinta di aver assunto un antidolorifico.

Anche gli altri personaggi vengono riposizionati in un nuovo equilibrio narrativo, ma senza un reale cambiamenti. Cassie e Maddy finiscono per condividere uno spazio di sopravvivenza emotiva, mentre Lexi si tira fuori dai nuovi progetti di Cassie, segnando una distanza netta. Jules, uno dei personaggi peggio sviluppati in questa stagione, continua il suo percorso solitario, mentre il ricordo di Rue rimane centrale per tutti. Il risultato è un finale che non cerca la consolazione, ma lascia più domande che risposte, confermando una stagione divisiva: meno coesa, più estrema, sicuramente difficile da ignorare.


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