Eternity, Libere Recensioni: quando un triangolo amoroso dà lezioni su ricordi e identità
David Freyne propone una commedia romantica che sviscera con leggerezza temi profondi come memoria, identità e amore

Eccoci ritrovati con un nuovo appuntamento di Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata alle grandi anteprime nazionali e ai nuovi film in uscita. Questa volta parliamo di Eternity, pellicola prodotta da A24, diretta da David Freyne e con protagonisti Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner, in cui si esplorano i concetti di memoria, identità, amore e su cosa sia davvero una relazione… attraverso un triangolo amoroso. Già, avete capito bene. La sceneggiatura è frutto di Pat Cunnane, che ha visto il proprio lavoro inserito nel 2022 da The Black List tra le migliori sceneggiature (allora) non prodotte.
Nel cast di questa commedia romantica, presentata in apertura al 43° Festival del Cinema di Torino, troviamo anche Da’Vine Joy Randolph, Olga Merediz e John Early.
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Entra nel canale WhatsAppLa trama di Eternity: l’Aldilà è una questione di scelta
Il film si apre con la discussione in auto tra due anziani, sposati da lunghissimo tempo: Joan (Elizabeth Olsen) e Larry (Miles Teller). I due si stanno recando a un gender reveal party dei propri pronipoti e sono nel bel mezzo di una "furiosa" discussione. Arrivati sul posto, dopo aver deciso di comunicare al termine della giornata alla famiglia la malattia terminale di Joan, Larry ha uno sfortunato incidente con dei mini pretzel e muore. Risvegliatosi su un misterioso treno, scopre presto di essere finito nell’Aldilà. O meglio, in una sorta di "anticamera" dell’Aldilà, una stazione di scambio dove speciali addetti scelgono assieme alle anime dei trapassati in quale delle infinite "eternità" vorranno passare, beh, l’eternità. La scelta, come fa notare ben presto Anne (Da’Vine Joy Randolph) a Larry, è definitiva: una volta in una Eternità, non si può tornare indietro.
L’uomo non sa cosa fare, ma è determinato ad aspettare l’amata Joan, che di lì a poco tempo l’avrebbe senza dubbio raggiunto, vista la sua malattia. Così, in effetti, succede ma la situazione si complica improvvisamente. Non era solo Larry ad aspettare la donna, ma anche Luke (Callum Turner), primo marito di Joan morto in missione durante la guerra di Corea, che ha atteso la sua amata per 67 lunghissimi anni. La donna è posta davanti a una scelta: ha una settimana per decidere con quale dei due mariti passare il resto dell’eternità.
Uno sguardo fresco (e in cui ritrovarsi) sull’amore
Sfidiamo chiunque abbia avuto almeno una relazione seria a non rispecchiarsi nello scambio iniziale tra gli anziani Joan e Larry. Pronti a darsi contro per poi scambiarsi atti di tenerezza un attimo dopo. Un’immagine perfetta di cosa voglia dire stare insieme, aver condiviso anni e anni della propria vita. Proprio questa fotografia viene posta di fronte a un amore travolgente e passionale, ma spezzato troppo presto dalle avversità della vita. Eternity mette Joan davanti a una scelta impossibile e lo fa con un tono fresco e accattivante, strizzando palesemente l’occhio alle grandi commedie di genere di Billy Wilder e Ernst Lubitsch (su tutti, L’Appartamento o Scrivimi fermo posta). Vale a dire quei film in grado di riflettere sulle grandi domande ma con una delicata leggerezza.
A sorreggere tutto sono in particolar modo le ottime performance del trittico di protagonisti, specialmente Elizabeth Olsen. I tre cambiano registro senza soluzione di continuità, passando dalla commedia al romanticismo e poi all’ira sempre rimanendo molto credibili. In una pellicola in cui le emozioni sono tutto, avere tre attori in grado di veicolarle con efficacia fa tutta la differenza del mondo. Menzione speciale per gli ottimi John Early e Da’Vine Joy Randolph, protagonisti di alcune gag davvero esilaranti. Come esilarante è anche tutto il contesto di fondo, con le varie Eternità che si prendono gioco delle varie storture del mondo terreno.
Forse un po’ troppa leggibilità
Se dobbiamo proprio trovare un difetto in Eternity, esso risiede nell’eccessiva prevedibilità di alcuni risvolti di trama. Freyne purtroppo non compie mai il passo decisivo, preferendo solo accennare i vari mondi tra i quali le anime possono scegliere di trascorrere l’eternità. A rendere Eternity meritevole di essere visto è il discorso legato a memoria, identità e amore. La scelta di Joan, pur rientrando a tratti nella problematica sulla prevedibilità di cui sopra, è una netta affermazione su chi lei è come donna e come persona.
Ciò che viene più volte ripetuto nel film, uno dei punti cardine della storia, è che una volta scelta la propria Eternità non è possibile tornare indietro. Occorre quindi analizzare profondamente chi siamo, ponendo al centro noi stessi. Per essere felici per sempre, bisogna anzitutto capire chi siamo e che non ci completiamo o identifichiamo attraverso un’altra persona. Abbiamo infine apprezzato alcune scelte stilistiche quasi "artigianali", come quella di rappresentare i ricordi dei defunti, che possono rivivere in speciali "tunnel-archivio" come dei tableaux vivents in movimento. Una scelta che circonda Eternity di un’aura quasi teatrale.
David Freyne e Pat Cunnane con Eternity regalano una commedia romantica brillante e che affronta temi non banali con una leggerezza d’altri tempi. La storia mette a confronto le lunghe relazioni con gli intensi e brevi amori idealizzati, donando allo spettatore interessanti spunti di riflessione su cosa siano la felicità e l’amore e cosa si debba inseguire davvero. Peccato per il poco coraggio in merito alla trama, che non azzarda quanto potrebbe. Nonostante ciò, le ottime interpretazioni di Elizabeth Olsen, Miles Teller e Callum Turner tengono in piedi la pellicola, trainando il racconto.
Voto: 7/10