Ester Pantano al cinema con Io+Te: "Le scene di sesso con Matteo Paolillo? C'è una coreografia. I corpi nudi sono fragili"

L'attrice ha raccontato a Libero Magazine il suo ultimo film e un po' della sua vita: dal rapporto speciale con Vanessa Scalera, all'amore per la sua Sicilia troppo "Abusata".

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Da qualche anno vive a Londra ma la sua voce al telefono arriva forte e chiara, piena di passione e determinazione, proprio come è Ester Pantano. L’attrice siciliana, al cinema dal 5 febbraio 2026 con Io+Te, film diretto da Valentina De Amicis, ci ha raccontato cosa ha significato per lei interpretare Mia, la protagonista della pellicola, come è stato vivere dentro a un solo personaggio tutte le sfaccettature dell’amore e delle relazioni di oggi, ma anche di com’è lavorare accanto a Matteo Paolillo, volto notissimo di Mare Fuori: "È stato molto bello, abbiamo un background di studi uguale, quindi sapevo che stavo parlando con un professionista e non con un influencer… questo è già qualcosa di molto importante al giorno d’oggi. È una persona molto disponibile: abbiamo avuto la possibilità di fare molte prove, conoscerci e strutturare un rapporto che potesse essere percepito poi come reale". Proprio in questo punto della chiacchierata emerge tutta la spontaneità di Ester Pantano, la sua ironia e grande consapevolezza di donna e del suo essere attrice, quando ci racconta delle scene di sesso con Paolillo nel film, aiutati dall’intimacy coordinator Blu Lepore: "Sai quando tutti ti chiedono ‘Oddio ma come è stato?’… È solo una coreografia, non è che ti viene detto ‘Ora limonate e vi lanciate sul tavolo’ (ride, ndr). Non c’è niente di improvvisato, ma è tutto strutturato, questa è la differenza con i professionisti e si evitano parecchi disagi, dato che i corpi, sia quello maschile che femminile, quando sono nudi sono corpi fragili".

Io + Te parla di libertà sessuale, incontri sulle dating app, passando per il grande tabu dell’indipendenza femminile, per quello di una donna che ama un uomo più giovane, fino ad arrivare ai problemi di infertilità. Come è stato affrontare tutte queste tematiche?

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È stato bello. È stato reale. È stato vita. La vita vera, perché noi non scegliamo quando le cose devono avvenire, e molto spesso arrivano tutte contemporaneamente. Credo che in questa scrittura di Valentina (De Amicis, ndr) ci sia la verità dell’imprevisto della vita vera e proprio per questo io sono convinta che ci sia bisogno di un supporto psicologico, che ci permetta di avere una sorta di difesa non solo per le emergenze, ma che ci insegni a strutturare un modo di agire e di reagire all’imprevisto sano.

Mia nel film frequenta uomini conosciuti sulle dating app, cosa ne pensi di questo modo di far conoscenza?

Io non mai avuto dating app e mi vergognerei tantissimo a usarle: ho bisogno di percepire la persona nello spazio, mi piace il gioco di sguardi e mi piace la conquista sul campo, quindi non riuscirei. Credo poi che per le persone della mia età, che hanno vissuto la realtà, quindi dover attraversare anche un locale per incontrare l’altra persona, sia così e penso che sia molto importante che per i più giovani non esista solo questo tipo di approccio (virtuale). Di certo, però, non lo condanno, perché capisco che oggi ci siano dei lavori estenuanti che durano tutto il giorno, togliendoti la possibilità di uscire, ma condanno le app usate come unica alternativa, perché dobbiamo ricordarci di rimanere umani e allenare i nostri sensi alla percezione, cosa che non si può sviluppare solo guardando una fotografia.

Quanto lavoro c’è ancora da fare sulla libertà sessuale, specie per le donne?

Più che per noi, che forse siamo riuscite un pochino a redimerci, è assolutamente fondamentale per le più giovani non sentirsi più in colpa di avere una libertà sessuale ed essere padrone del proprio corpo, ma soprattutto è essenziale che questa libertà non dipenda dalla perfezione di un corpo ma solo dalla perfezione del rapporto con noi stesse. Dobbiamo sviluppare la consapevolezza che il nostro corpo non ha una forma giusta o una sbagliata, ha la forma che ha: ci possiamo lavorare per renderlo più adatto a quella che è la nostra necessità, ma un corpo che non rispecchia gli standard delle copertine o delle modelle non è certo un corpo che non si può permettere di godere e di avere una vita sessuale.

Quanto e in cosa Mia ed Ester sono diverse oppure simili?

Siamo diverse nel non avere coraggio in una relazione: Mia non si fida, io invece tendo a fidarmi, sono una che va in apertura nei rapporti, con tutti i rischi del caso. In comune abbiamo l’indipendenza economica, l’essere libere e il fatto di non voler aderire a nessuno schema. Entrambe abbiamo scelto il nostro lavoro e possiamo fare quello che vogliamo senza dover chiedere il permesso a qualcuno. Questa è una grande libertà che purtroppo non abbiamo in tanti e che invece andrebbe sviluppata sia negli uomini che nelle donne: questa necessità che abbiamo nel dover per forza rispondere a una figura, una struttura, un disegno sociale scritto per noi… e poi il fatto di dover avere una tempistica per tutto. Mia, invece, è una donna di 36 anni e sa bene tutta la promozione che c’è dietro, per esempio alla gravidanza dato che è anche ginecologa: lei ha una sua solidità emotiva e di tutto questo non si fa cruccio, continua a vivere la sua vita.

Se dovessi dire al pubblico perché andare a vedere il film, cosa diresti?

È assolutamente da vedere perché c’è la possibilità di avere una relazione autentica e vera, che segue soltanto l’istinto.

Come è stato lavorare con Paolillo lo abbiamo detto. E con Vanessa Scalera in Imma Tataranni, Claudio Gioè in Màkari, Luca Zingaretti nel Commissario Montalbano?

Bello. Vanessa Scalera è una persona meravigliosa, altruista, e ha quel modo di non essere prima donna che è molto raro. Sai, i protagonisti assoluti delle serie possono andare in protezione, e invece lei ha una grandissima disponibilità, come anche gli altri colleghi: credo che Francesco Amato abbia messo su un set pieno di umanità e professionalità altissimo. Poi lavorare con un siciliano, in una serie dove finalmente riescono a essere protagonisti i siciliani è assolutamente un onore, Sia con Claudio che con Domenico e gli altri si è creata una squadra, e ora iniziamo la quinta stagione (di Màkari, ndr), quindi ormai siamo veramente famiglia. Con Montalbano, invece, sono stati proprio gli inizi, quelli in cui ho capito come era strutturata una serie tv, visto che prima avevo fatto solo teatro.

La canzone ‘Fiorire a Est’ nella serie Màkari è tua, giusto? Come va la carriera musicale?

Nel tempo che sto riuscendo a ritagliare, specie da quando vivo in Inghilterra dove sto esplorando anche realtà musicali diverse, sto mettendo insieme le idee. Mi hanno proposto di creare un album, ma desidero che sia qualcosa che mi rappresenti e non una cosa tanto per… quindi mi sto prendendo del tempo per creare qualcosa che racconti davvero questo periodo storico, sulla verità di oggi, e che mi rispecchi artisticamente. Ho scritto proprio uno spettacolo, ‘Vucchi i l’arma’, dove canto e racconto in francese, inglese, spagnolo e siciliano, perché per me la persona che incarna questo impegno sociale è Rosa Balistreri, e in cui parlo proprio di questo, di donne che non si sono semplicemente mostrate mezze nude sul palco senza avere contenuto per sfogare un desiderio narcisistico, ma che hanno portato temi forti e sociali.

Ho letto che gestisci un cinema d’essai a Catania, cosa sta funzionando e cosa no sul grande schermo secondo te? E in che senso il cinema è Roma-centrico per te?

C’è ancora questa tendenza un po’ antica a considerare gli attori romani come gli unici attori italiani. Sarebbe bello aprire questi ponti e non ripulire un attore che viene da un’altra parte per farlo suonare in modo diverso, ma piuttosto accettare che Roma è una città ‘multi-regionale’: bisogna iniziare a considerare gli attori di tutte le regioni come attori italiani.

Tornando alla Sicilia e parlando di attualità e della devastazione che ha colpito la tua Terra, ho letto un tuo post su Instagram e mi ha colpito molto la frase che dice "il mare non è il nemico ma lo è l’abbandono, il ritardo, l’assenza". Cosa serve alla Sicilia ora?

Serve essere guardata e non solo abusata e iper-visitata nella stagione d’oro, dove si può fare il bagno. La Sicilia non è solo questo, ma tanto altro: una rappresentazione culturale di tutti i domini che abbiamo avuto, un crogiuolo di architettura meravigliosa, ed è fastidioso vederla ridotta solo a una meta turistica, agli arancini o allo street food. Mi rendo conto che è questo ciò che attira di più, e forse andrebbe re-indirizzato il turismo, mostrare che non c’è solo il cibo. E invece non riusciamo a portare la nostra storia, Polifemo e Ulisse, i faraglioni di Acitrezza, non riusciamo a rendere questa terra epica per quello che è.


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