Erick Panini, abbandonato sui gradini di una chiesa a Rio ora astro nascente del rap: "Tiziano Ferro e Blanco mi hanno aiutato." Intervista
Il cantautore rap nato a Rio e cresciuto a Reggio Emilia racconta la sua rinascita, che deve in parte alla musica: la storia di Erick Panini che ispira (anche) Così Vero. L'intervista a Libero Magazine

Una storia che non si racconta in ordine cronologico, perché la vita non funziona così. Quella di Erick Panini inizia sui gradini di una chiesa a Rio de Janeiro e arriva, per vie improbabili, fino a Reggio Emilia: nel mezzo, un abbandono, un incontro con Renato Panini che ha cambiato tutto, e la musica come unico filo conduttore.
Oggi Erick torna con Così Vero, il suo nuovo singolo, con cui mette un nuovo punto alla sua carriera che procede spedita e corre così veloce da far perdere il fiato. È un brano sull’amore come forza riparatrice, non quello idealizzato, ma quello che conosce il dolore – anche quello dato dalla passione più grande – e decide di restare lo stesso. La sua voce, che porta dentro di sé la disciplina del jazz e l’urgenza del rap, trasforma ogni nota in qualcosa di unico. L’intervista per Libero Magazine.
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Entra nel canale WhatsAppSei tornato il 7 aprile con un nuovo singolo, "Così Vero": com’è nato questo brano?
È un brano nato in sole ventiquattr’ore. Durante la notte Pierpaolo Guerrini ha preparato la base e la struttura, poi me l’ha inviata e il giorno dopo eravamo già in studio a registrarlo. È nato di getto, quasi da solo, grazie all’armonia tra la sua capacità compositiva e le mie parole.
Da dove hai tratto l’ispirazione per scrivere un testo in modo così veloce?
Dopo tanti anni che scrivi, stendere un testo non richiede necessariamente molto tempo; è una questione di ispirazione. Si tratta di capire se il momento è quello giusto e, in questo caso, evidentemente lo era.
Tra rap e canto, qual è la parte che senti più tua?
Sono due facce della stessa medaglia. Non saprei dire quale mi appartenga di più, ma so che solo insieme mi permettono di esprimere me stesso appieno.
Nel brano parli di un amore che cura. La musica è stata una cura per te?
Penso che l’amore, di base, non nasca per curare, ma che possa essere usato anche per questo. Quando ami davvero qualcuno, fa bene avere accanto persone capaci di scavarti dentro e parlare delle cose dolorose. Così, un po’ alla volta, si guarisce. Per questo credo nel potere curativo dell’amore.
Hai una storia particolare: nato a Rio de Janeiro e cresciuto a Reggio Emilia. Dove ti senti davvero a casa?
Reggio Emilia è senza dubbio casa mia. Sono cresciuto qui, ho scoperto la musica e ho incontrato le persone che mi hanno permesso di fare ciò che amo. Il Brasile rappresenta le mie origini, ma io mi sono formato e mi identifico in Reggio.
Quanto è stata fondamentale la figura di tuo padre Renato per la tua musica?
È stato fondamentale: è una delle figure che mi ha permesso di sentire Reggio come casa mia. È la persona che più ha creduto in me e ha investito sul mio futuro, permettendomi di realizzare un sogno che, per un bambino solo e in difficoltà, sarebbe stato impossibile concretizzare.
La musica ti ha aiutato a trovare delle risposte?
Esattamente. La musica non contiene le risposte in sé, ma è il mezzo per arrivarci. È un linguaggio che dobbiamo usare anche con noi stessi: ci permette di risolvere enigmi complessi che le semplici parole non riescono a spiegare.
Cosa c’è del tuo passato in quello che scrivi oggi?
È un passato con cui ho fatto i conti, ma certe cose non si scordano mai. Restano lì e tornano a galla nei testi. La maggior parte dei miei racconti riguarda esperienze vissute in quella che chiamo la mia "nuova vita" qui in Italia.
Ti sei mai sentito fortunato?
Moltissimo. Non tanto per il punto di partenza – credo che in fondo partiamo tutti alla pari – ma per il percorso che ho fatto. Mi ha permesso di capire certe dinamiche e di non vivere male anche i momenti dolorosi o intensi. Incontrare le persone giuste e approcciare la vita nel modo corretto è stata una grande fortuna.
Ti sei formato al Conservatorio studiando jazz. Quanto ti aiuta nella scrittura?
È un aiuto soprattutto tecnico. Il jazz è un genere che amo e che ti insegna tantissimo; chiunque scriva o componga finisce inevitabilmente per riutilizzare quelle conoscenze nelle proprie canzoni.
Nella presentazione del brano citi Dante. Sei un appassionato di letteratura?
Sì, amo molto leggere, specialmente i classici. Non mi soffermo su un periodo specifico, mi appassionano tutti i libri che hanno fatto la storia e hanno lasciato un segno nel lettore. La Divina Commedia è sicuramente tra questi.
C’è un autore che ti ha ispirato in modo particolare?
Ce ne sono due che amo molto: Leopardi, per il suo modo di osservare la realtà, e Pavese, per la sua poesia.
E un artista che ispiri la tua musica?
Non uno solo. La mia musica è influenzata da molti artisti, principalmente italiani, perché è qui che ho iniziato ad apprezzare la musica. Grandi esempi per me sono stati sicuramente Blanco e Tiziano Ferro.
Usa tre parole per descrivere la tua musica.
Sincerità, intensità e un briciolo di magia.
Hai iniziato giovanissimo in TV (al Festival di Castrocaro, ndr) e oggi sei un artista che realizza i suoi sogni. Cosa diresti all’Erick di dieci anni fa?
Gli direi quello che avrei voluto sentirmi dire io allora, per avere ancora più coraggio. Gli direi di non smettere e di continuare, nonostante i momenti difficili e quelli in cui sembra che nulla vada per il verso giusto. Gli direi di continuare a cantare e scrivere perché, oltre a essere un sogno realizzabile, la musica può salvarti la vita nei momenti più pesanti.
Qual è il sogno che vorresti realizzare subito?
In realtà lo sto già realizzando, un passo alla volta. Non credo nei sogni che si avverano dall’oggi al domani; le cose vanno costruite con pazienza, costanza e determinazione. Non voglio che il tempo passi più velocemente e non voglio saltare alcun passaggio. Mi sento fortunato così.
"Così Vero" apre un capitolo o lo chiude?
Spesso le due cose coincidono: quando finisci un percorso, è il momento giusto per voltare pagina. Questo brano è il primo capitolo di una nuova fase espressiva che segue un lungo periodo di ricerca. Farà parte di un nuovo album e di una nuova visione di me stesso.
Nei prossimi mesi dobbiamo aspettarci un album e dei concerti?
Posso garantire che ci saranno dei live e nuovi brani che, col tempo, diventeranno un album. Ci stiamo lavorando molto, anche se non ho ancora tra le mani il progetto definitivo, ma la strada è quella.
C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti raccontare?
Mi fa piacere sottolineare che la scrittura è stata la mia prima passione, ancora prima della musica. È nata come uno sfogo, mentre la musica è diventata il mezzo per esprimere ciò che sentivo. Alla base di tutto ciò che amo ci sono la letteratura e la poesia.
Ti vedresti come scrittore di romanzi o di poesie?
Di poesie assolutamente sì, di romanzi no.
Ti piacerebbe pubblicare una tua raccolta un giorno?
Perché no? Anche se, a dire il vero, lo sto già facendo: le mie canzoni contengono già tantissime mie poesie.
Pensi che i testi delle canzoni debbano essere studiati a scuola?
In generale sì, assolutamente. Non parlo necessariamente dei miei, anche se mi impegno a scrivere in modo serio e interpretabile, evitando linguaggi violenti o volgari anche quando affronto temi pesanti. Credo che molte delle poesie più belle della storia siano in realtà canzoni. Studiarle a scuola aprirebbe gli occhi a molti. Inoltre, penso che l’educazione musicale di base – la lettura dello spartito e la conoscenza delle note – farebbe molto bene ai bambini.
Qual è il testo più bello della musica italiana secondo te?
È una domanda difficile perché amo la varietà della nostra musica. Se devo sceglierne uno su due piedi dico Caruso di Lucio Dalla, ma ce ne sono così tanti di eccelsi che è quasi impossibile decretare un unico vincitore.
