L’eredità di Ornella Vanoni: la casa, le opere d'arte, il patrimonio, gli eredi e i soldi persi negli anni

I segreti sulle fragilità della cantante, le scelte difficili che ha affrontato, e un patrimonio ben diverso da come molti lo potrebbero immaginare.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nelle ore successive alla morte di Ornella Vanoni, inevitabilmente il discorso pubblico si è spostato anche su ciò che lascia dietro di sé, non solo a livello artistico ma soprattutto nella sua vita privata, dove emergono sfumature meno note e inaspettate. Per capire davvero la realtà della sua eredità bisogna tornare alle parole che la stessa cantante aveva condiviso negli ultimi anni, quando parlava con sincerità al pubblico da casa.

Una ricchezza molto diversa da quella immaginata

Per quanto fosse considerata una delle grandi interpreti della musica italiana, con una carriera che si estendeva per oltre sei decenni e un numero impressionante di dischi venduti, Ornella non aveva mai nascosto di non aver accumulato un patrimonio importante. Raccontava senza filtri di come il denaro si fosse sempre "disperso", di come in alcune tournée le venisse consegnata solo una parte di ciò che le spettava perché sapevano che non avrebbe controllato e di come la solitudine che spesso l’accompagnava la portasse a decisioni impulsive. Diceva che comprava case, le arredava con entusiasmo e poi le rivendeva, anche a metà prezzo, quando si rendeva conto che nessuno andava a trovarla e che quello spazio non le apparteneva più davvero.

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L’eredità di Ornella Vanoni e il rifugio di Brera

Negli ultimi anni viveva a Milano, nel quartiere di Brera, in un appartamento acquistato di fretta al rientro da New York. La scelta non era stata ragionata e lo ammetteva lei stessa, raccontando che la casa precedente, in largo Treves, l’aveva dovuta vendere perché si era ritrovata con pochissimi soldi sul conto. L’abitazione attuale, più piccola, era diventata però un luogo intimo, costruito seguendo la sua sensibilità: il verde predominante, che definiva rasserenante, il camino nel salone, un insieme di opere che cambiavano nel tempo ma alcune delle quali l’avevano accompagnata in quasi tutte le sue case. Amava ricordare lo spezzone di Pomodoro controllato di persona dall’artista, le sculture di Melotti e i pulcini in vetro di Murano di Alessandro Pianon. Raccontava che ogni dimora ha un’anima e che non bisognerebbe trascinarsi dietro oggetti che appartengono a un’altra vita.

Il figlio Cristiano, l’unico erede

Dal punto di vista strettamente ereditario, tutto ciò che possedeva è destinato al figlio Cristiano Ardenzi, nato dal matrimonio con Lucio Ardenzi. Una figura rimasta volutamente lontana dai riflettori per tutta la vita. Ornella aveva sempre raccontato che la scelta di proteggerlo dall’esposizione pubblica era stata presa quando era ancora piccolo. Negli anni aveva ammesso che tra loro ci fossero state difficoltà, che il legame era stato ricostruito con pazienza e che quel senso di inadeguatezza che a volte provano i figli delle donne molto esposte era una realtà con cui anche lui aveva dovuto fare i conti.


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