Emma infiamma l'Ippodromo delle Capannelle in un duetto da brividi con Alessandra Amoroso. Unica donna a Rock in Roma (con le chitarre di papà Rosario)
Unica headliner di Rock in Roma, Emma non si è fatta spaventare dall'Ippodromo delle Capannelle. Con lei, anche l'amica di sempre Alessandra Amoroso. E una serie di strumenti speciali

Se qualcuno, una quindicina di anni fa, avesse detto a Emma Marrone che la sua definitiva maturità artistica sarebbe passata tra l’odore di fieno e le piste da trotto, probabilmente ci avrebbe risposto con una battuta delle sue, di quelle che oggi non potremmo nemmeno riportare. Eppure, il verdetto di questa estate 2026 è definitivo, perché il pop italiano ha ufficialmente abbandonato il comfort dei palazzetti con l’aria condizionata per darsi all’ippica.
Il Live Tour 2026 si è così trasformato in una specie di triathlon della resistenza per l’artista salentina, decisa a festeggiare i suoi primi quindici anni di carriera misurando, letteralmente, il proprio peso specifico in ettari di prato. Il viaggio è iniziato ieri sera – 2 luglio – all’Ippodromo delle Capannelle, per la rassegna Rock in Roma, e si chiuderà il 9 settembre all’Ippodromo Snai San Siro per il Milano Summer Festival. In mezzo, una sfilata di date lungo tutta la Penisola che dimostra ancora una volta quanto la musica si giochi tutto in ambito live. Bisogna vedere quanta gente è disposta a prendere ferie, fare ore di coda in macchina e rischiare l’insolazione pur di sentirti dal vivo.
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Entra nel canale WhatsAppCiao nemiche: Emma, Alessandra Amoroso e il funerale dei cliché estivi
La vera notizia della prima data romana, però, è arrivata quando sul palco è comparsa Alessandra Amoroso per cantare Pezzo di cuore. E no, non è stata la solita carrambata strappalacrime per far felici i nostalgici dei talent. Dietro questo duetto, pare esserci una risposta da manuale a dieci anni di punzecchiature giornalistiche.
Emma e Alessandra Amoroso sono nate artisticamente dallo stesso cordone ombelicale di Amici tra il 2009 e il 2010. Per anni, mezza stampa italiana ha cercato di imbastire la narrazione di una rivalità feroce, applicando il solito pigro copione che vuole le donne della musica sempre pronte a graffiarsi per l’unico posto disponibile in classifica. Ma vederle cantare insieme alle Capannelle ha ridotto quel cliché in polvere.
Nessuna gara a chi tiene la nota più alta o a chi vende più copie, ma l’immagine di due donne che sono partite da ragazzine sotto i riflettori e che hanno imparato a difendere la propria musica (e i propri spazi) in un ambiente che spesso preferisce vederle litigare per fare hype. Avevano già diviso il palco a Sanremo nel 2012 e la sala d’incisione nel 2021; vederle insieme in un ippodromo è stato il modo più elegante per dire che la sorellanza, alla fine, rende decisamente meglio della competizione forzata.
Il triangolo delle Bermuda delle Capannelle
Però cantare in un ippodromo non è esattamente come farlo in un palasport, dove tutto è controllato e al massimo devi gestire l’eco. All’aperto serve una presenza scenica enorme per non dare l’idea di essere un puntino lontano che canta sul fondo del giardino.
Un passaggio coraggioso che ha inevitabilmente lasciato emergere divertentissime differenze infrastrutturali del nostro Paese. A Roma, dove Emma si è presentata orgogliosamente come unica headliner donna dell’intero festival (con biglietti da 40 euro), la difficoltà vera non è stata tanto cantare, quanto il dopo. Perché comunque il deflusso di migliaia di fan accaldati alla linea ferroviaria FL4 per tornare alla stazione Termini, lungo la via Appia Nuova, è una mossa che richiede una discreta dose di ottimismo e un briciolo di fede nei miracoli. Di quelli che solo il pubblico dei concerti sa tirare fuori.
Tutt’ambiente a Milano per il gran finale di settembre, dove i prezzi salgono a 46 euro ma la logistica si rinforza, almeno si spera, viste le polemiche insorte all’indomani dal concerto di Cesare Cremonini. A San Siro la metropolitana M5 ti porta praticamente davanti ai cancelli di Piazzale dello Sport. E sicuramente è meno il fascino da "grande notte romana a caccia dell’ultimo autobus", d’accordo, ma c’è anche il vantaggio incontestabile di ritornare a casa prima della colazione del giorno dopo. Anche questa è musica.
Tra un beat di Fabri Fibra e lo "scudo" che sa di casa
Dal punto di vista musicale, Emma ha continuato la sua personale mutazione genetica sotto l’etichetta Island Records, riuscendo nel miracolo di masticare i nuovi linguaggi della Generazione Z senza sembrare una zia che cerca di fare la giovane a un matrimonio.
Le ultime mosse lo confermano: nell’ottobre 2025 è uscita Brutta Storia, scritta con Olly e Paolo Antonacci, un pezzo electro-pop decisamente contemporaneo. A giugno 2026 è arrivata Antidroga, una ballata sulla dipendenza affettiva cantata insieme a Fabri Fibra e prodotta da Zef. Questi incroci, che si sommano alle vecchie frequentazioni con Rkomi e Tony Effe, dimostrano che Emma sa muoversi nel mondo del rap e dell’urban mantenendo la sua solita attitudine graffiante.
Il momento migliore dello show, però, non ha nulla a che vedere con le classifiche o con i produttori del momento. Emma ha deciso di affrontare i grandi palchi imbracciando le chitarre di suo padre Rosario, scomparso nel 2022, l’uomo che per primo l’ha convinta a cantare nella sua band di paese, gli H2O.
Non è un momento studiato a tavolino per far piangere i fan a comando, ma una scelta che dà un senso a tutto il resto. In mezzo a computer, sequenze pre-registrate e canzoni che durano due minuti per non annoiare l’algoritmo, usare quegli strumenti vecchi può significare proteggersi dalla fretta del mercato. È un modo per fare gruppo e trasformare il concerto in un enorme ritrovo di famiglia, dove c’è spazio per ballare ma anche per ospitare sul palco gli amici di sempre, da Elisa ad Annalisa, fino a Dardust.
La vecchia regola del botteghino
Ma il vero esame di maturità resta solo uno: la cassa del botteghino. Per lo streaming bastano pochi clic sul divano; per un festival estivo servono portafoglio, macchina, pazienza e una buona tolleranza alle zanzare.
Il tour, messo in piedi da Friends & Partners e Magellano Concerti, ha disegnato una mappa fitta da sedici tappe che sembra il tragitto di un rappresentante di commercio particolarmente motivato. Dopo Roma, la carovana si sposterà verso nord toccando l’Arena Campo Marte di Brescia e l’Anfiteatro dell’Anima a Cervere, entrambe stabili sui 45 euro a biglietto. Stessa quota per le date di La Spezia, Riccione, Mirano e Pisa, prima di scendere ai 40 euro per la serata al Porto Antico di Genova.
Il calore vero, anche economico, si farà sentire soprattutto scendendo a Sud. Palermo, al Teatro di Verdura, fa registrare il picco del tour con un biglietto a 69 euro, seguita da Catania a 46 euro. Napoli, invece, ha fatto la scelta opposta, offrendo l’Arena Flegrea a un prezzo popolarissimo di 35 euro, perfetto per fare il pieno prima della risalita adriatica attraverso Ancona, Pescara, Follonica, Trento e, infine, Milano.
Una lunga maratona estiva che dimostra come quindici anni di gavetta vera lascino radici profonde. Emma sa che si può rimanere al passo con i tempi senza diventare schiavi dell’ultimo balletto virale su TikTok, abbattendo i muri tra i generi musicali e ricordandoci che il pop d’estate, quando è fatto bene, sa essere vivo, rumoroso, imperfetto e, fortunatamente, ancora molto umano.
