La rivincita delle bionde, Elle Woods non è mai stata "quella sfigata": la nuova serie tv rischia di rovinare tutto (ed è da oggi su Prime Video)
Un'operazione che riapre un dibattito più ampio, quello della nostra ossessione per i traumi che "giustificano" la sicurezza in se stessi

Chiariamo prima di subito che per chi è cresciuto con La rivincita delle bionde, Elle Woods non è un personaggio: è un’idea. Per molte ragazze è stata la prova vivente che si può essere bionde, vestite di rosa, appassionate di moda e contemporaneamente più intelligenti di chiunque altro nella stanza. Il film del 2001 piacque proprio perché non aveva bisogno di spiegare la sicurezza di Elle: lei arrivava sullo schermo già fatta e finita, sicura di sé fin dalla prima scena, e la sua forza stava esattamente in quello. Non doveva dimostrare niente a nessuno, tantomeno giustificarsi per essere felice della propria vita.
E adesso arriva Elle, la serie prequel in arrivo il 1° luglio su Prime Video, che ci riporta al liceo, prima di Harvard, e racconta una Elle "tutt’altro che popolare", una liceale fuori posto, costretta a reinventarsi in un ambiente che non la comprendeva affatto. Detto in parole povere: prima di diventare l’icona che conosciamo, a quanto pare Elle era un po’ "sfigata". Ed è proprio qui che, secondo me, il progetto rischia di inciampare su un’idea molto più grande di lui.
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Entra nel canale WhatsAppElle è lo specchio dell’ossessione di oggi per le ferite di ieri
Ormai è sotto gli occhi di tutti, viviamo in un’epoca che non si accontenta più di un personaggio forte e basta. Tutti vogliono sempre sapere perché è forte, cosa ha sofferto per diventarlo e quale trauma si nasconde dietro ogni sorriso sicuro. Se ci pensiamo bene è lo stesso meccanismo che ha trasformato ogni supereroe in un orfano con il senso di colpa, ogni "cattiva ragazza" Disney in una vittima incompresa, ogni protagonista positivo in qualcuno che prima doveva toccare il fondo per meritarsi il successo. Sembra quasi che oggi non ci fidiamo più di una persona sicura di sé se non ci viene prima mostrato il prezzo che ha pagato per diventarlo.
Il problema è che questa ossessione dice più cose su di noi che sui personaggi. Ci stiamo abituando all’idea che nessuno possa semplicemente essere sicuro di sé senza una spiegazione, senza un trauma da esibire come se fosse una credenziale necessaria durante un colloquio di lavoro. A mio avviso è un’idea pericolosa, perché trasforma la fiducia in se stessi in qualcosa che va sempre giustificato.
Quando il prima rischia di tradire il personaggio
Le origin story, di per sé, non sono un problema. Possono arricchire un personaggio, dargli spessore, farci capire meglio da dove viene. Ma c’è una differenza enorme tra arricchire e spiegare qualcosa che funzionava proprio perché restava inspiegato. Elle Woods era potente nel film originale anche perché la sua sicurezza sembrava innata, quasi fastidiosa per chi la circondava: non aveva bisogno di permesso, non doveva conquistarsi il diritto di essere se stessa. Se il prequel la trasforma in una ragazza emarginata che deve "reinventarsi" per diventare quella che conosciamo, rischia di mandare un messaggio diverso, più vecchio, più stanco: che per arrivare a piacerti devi prima passare dalla sofferenza, dal rifiuto, dal non essere abbastanza.
C’è poi un altro elemento da considerare, ed è il modo in cui questa operazione si inserisce in un trend molto più ampio: quello dei prequel e reboot che tornano a spiegarci, fotogramma dopo fotogramma, mondi che già amavamo così come erano. Negli ultimi anni abbiamo visto questa formula applicata ovunque, e funziona quasi sempre allo stesso modo: prendi un personaggio iconico, mostraci la sua versione "prima", aggiungi una buona dose di nostalgia anni Novanta o Duemila, e il pubblico arriva comunque, anche solo per vedere come va a finire una storia che già conosce.
Forse il vero coraggio, oggi, sarebbe lasciare che un personaggio resti semplicemente forte, senza doverci raccontare per forza il momento esatto in cui ha smesso di essere debole. Vedremo se Elle riuscirà a raccontare quella trasformazione con la stessa leggerezza intelligente del film originale, o se finirà per darci l’ennesima lezione sul fatto che, prima di piacerti, devi prima soffrire abbastanza da meritartelo.
