Elisa celebra i 30 anni di carriera con un maxi concerto a Campovolo, poi la stoccata a De Gregori: "Non posso stare in silenzio"
A Campovolo una festa lunga un giorno intero tra musica, sostenibilità e riflessioni sociali: la cantante difende il diritto degli artisti di esporsi e racconta il senso del nuovo progetto.

Trent’anni dopo l’uscita di Pipes & Flowers, il disco che nel 1997 la impose come una delle voci più riconoscibili della musica italiana, Elisa ha deciso di celebrare la sua carriera con un evento che promette di essere molto più di un semplice concerto. L’11 settembre 2027 la cantante salirà sul palco della RCF Arena di Campovolo con Soundtrack ’97-’27, una lunga giornata pensata come un’esperienza immersiva, capace di mescolare musica, arte, sostenibilità, spiritualità e partecipazione collettiva. L’idea, nelle intenzioni dell’artista, è quella di costruire una sorta di città temporanea dove il pubblico possa vivere un percorso condiviso dall’alba fino a notte inoltrata. Elisa stessa ha spiegato di aver scelto Campovolo non soltanto per la dimensione dell’evento, ma anche perché considera quello spazio uno dei luoghi più avanzati in Italia dal punto di vista organizzativo e ambientale. La sostenibilità, infatti, resta uno dei temi centrali del suo percorso artistico degli ultimi anni, tanto che la cantante ha raccontato di aver lavorato a lungo per modificare materiali, fornitori e modalità produttive dei live.
Elisa: il concerto a Campovolo pensato come esperienza collettiva
L’artista ha parlato della volontà di creare qualcosa di irripetibile, sottolineando come negli ultimi anni molti colleghi abbiano scelto gli stadi, mentre lei sentiva il bisogno di immaginare un evento differente, più vicino a una grande festa popolare che a uno show tradizionale. I cancelli apriranno già dal mattino e il pubblico potrà muoversi tra spazi dedicati alla musica, alle famiglie, al benessere e perfino alla dimensione spirituale. Non mancheranno ospiti, anche se Elisa ha preferito non fare nomi: "Sarebbe molto strano non averne", ha ammesso, lasciando intuire che diversi amici e colleghi potrebbero raggiungerla sul palco per celebrare insieme questo traguardo.
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Entra nel canale WhatsAppIl nuovo disco e il messaggio di Fomo 2
Dentro la scaletta troverà spazio anche il nuovo progetto discografico, definito dalla cantante come un concept dedicato al dolore, alla ricostruzione e alla rinascita. Elisa ha raccontato di voler finalmente unire musica, danza ed espressione corporea, citando apertamente figure come Kate Bush e Pina Bausch tra le sue principali fonti di ispirazione.
Particolarmente forte il significato di Fomo 2, brano già presentato dal vivo e destinato a far discutere. Nel pezzo la cantante affronta temi come l’influenza dei social network, gli algoritmi e la manipolazione emotiva delle persone: "I social e gli algoritmi ci influenzano più di quanto crediamo", ha spiegato, parlando apertamente di una società che rischia di diventare sempre più fragile e isolata. Nel suo racconto compaiono immagini molto concrete, dai casinò pieni di anziani soli ai negozi di compro oro che si moltiplicano nelle città. Secondo Elisa, sono segnali evidenti di un disagio collettivo che non può essere ignorato.
La replica a Francesco De Gregori
Tra i passaggi più discussi della sua intervista ci sono però le parole rivolte indirettamente a Francesco De Gregori. Il cantautore aveva dichiarato di non amare troppo i proclami degli artisti e di preferire, semmai, ascoltare filosofi o studiosi. Elisa ha risposto con grande rispetto, ma senza nascondere il proprio disaccordo: "Lui ha vissuto la Beat Generation, la Summer of Lov, Woodstock è curiosissima questa sua posizione. Per me Francesco è una grande punto di riferimento, lo ascolto come fosse un filosofo. Per una volta non sono molto d’accordo. Esiste una critica comune secondo cui i cantanti dovrebbero limitarsi a cantare, ed è una visione legittima. In un’epoca di ‘tuttologia’ diffusa, il rischio di generare confusione e disinformazione è reale. Ma è altrettanto vero che quando figure provenienti da settori diversi si espongono per accendere i riflettori su un’ingiustizia, aiutano a fare emergere il problema, creando un’evidenza collettiva. Ognuno di noi è responsabile dell’uso che fa del proprio microfono. La musica, però, è anche uno strumento di espressione, di libertà e di presa di posizione. Personalmente, non riuscirei mai a rimanere in silenzio. Di fronte alle ingiustizie storiche e presenti, il silenzio è sempre stato complice. So che Francesco De Gregori ha scritto canzoni che hanno formato la coscienza di intere generazioni; forse la sua è solo una provocazione, ma io resto convinta che l’arte sia indissolubile dalla vita, e la vita è fatta anche di lotte per i diritti di tutti".
