Elio racconta l'autismo del figlio Dante: "Lo Stato non esiste". E su Sanremo: "Baudo ci pressò per anni"

Il frontman di Elio e le Storie Tese ha parlato anche del suo ricordo del Festival: "Non ne avevamo nessuna intenzione" di andarci.

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Elio racconta l'autismo del figlio Dante
iPa

Stefano Elio Belisari, voce storica degli Elio e le Storie Tese, torna a parlare con passione e schiettezza di un tema profondo e personale: l’autismo di suo figlio Dante e la necessità di un cambio di prospettiva nella società italiana. Il grande pubblico lo conosce per il suo ruolo di frontman di una delle band italiane più irriverenti e originali, ma Elio negli ultimi anni ha trasformato la propria fama in uno strumento di sensibilizzazione su una realtà spesso trascurata, che non solo riguarda suo figlio, oggi adolescente, ma milioni di famiglie e i loro ragazzi e ragazze:

"Mi sono accorto della quantità impressionante di persone con il mio stesso problema ma senza i mezzi che ho io per affrontarli. Lo Stato non esiste e scarica tutto addosso alle famiglie".

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Nella sua intervista al Corriere, il cantante ha raccontato ancora una volta la sua esperienza di genitore che lo ha spinto a testimoniare con sincerità su quanto sia difficile affrontare ogni giorno questa condizione, sia a livello familiare sia sul fronte delle istituzioni. Ma ha anche ricordato l’esperienza al Festival di Sanremo con Elio e le Storie Tese, quando Pippo Baudo li inseguì per due anni prima di riuscire a farli salire sul palco dell’Ariston nel 1996 con ‘La terra dei cachi‘, brano che conquistò il secondo posto e il Premio della Critica ‘Mia Martini‘.

Elio, il ricordo di Sanremo 1996: "Non ne avevamo nessuna intenzione"

Nella sua intervista al Corriere, Elio ha ricordato anche la sua esperienza al Festival di Sanremo, quando debuttò sul palco dell’Ariston con Elio e le Storie Tese e La terra dei cachi: "Baudo ci pressava da almeno due anni. Non ne avevamo nessuna intenzione. Ma, alla fine cedemmo e ci dicemmo "Andiamoci con un pezzo bruttissimo" e decidemmo di fare la parodia dell’artista impegnato, mettendo insieme tutta una serie di luoghi comuni che sembrava impossibile fraintendere".

Nel suo racconto Elio parla anche di come quell’esibizione, che gli valse il secondo posto, li portò alla fama: "Fino al giorno prima non ci riconosceva nessuno. Dopo la prima esibizione vidi le signore al super che mi guardavano come mai prima". Poi, una riflessione proprio sul brano sanremese, ancora molto attuale: "Forse aggiornerei un po’ i titoli, parlerei magari della famiglia nel bosco, tutte queste cose che infiammano le persone per 5 minuti e poi si passa come degli scemi ad altro. Sì, mi sembra che non sia cambiato veramente niente".


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