Altro che "Iddu": Elio Germano ha un’altra vita, lontana dal cinema. Ecco dove si sfoga quando non è sul set
In Iddu lo vediamo sparire nei panni del latitante Matteo, ma fuori dallo schermo riappare come Elio Jazz sui palchi di periferia

In Iddu c’è un dettaglio che colpisce subito: il modo in cui Elio Germano cambia ritmo ogni volta che va in scena. Ha quella capacità di spostare l’aria attorno a sé, come se il personaggio di Matteo – liberamente, e fortemente, ispirato a Messina Denaro anche se nel film non viene mai esplicitato – gli entrasse nelle ossa. È una cosa che gli riesce da anni, e ogni volta sembra diversa: basta guardarlo quando attraversa la fragilità di Leopardi ne Il giovane favoloso (2014), quando dà corpo alla furia creativa di Ligabue in Volevo nascondermi (2020) o quando porta sullo schermo la vita dura dell’operaio di La nostra vita (2010), ruolo che gli è valso il premio di miglior attore al Festival di Cannes. Quello che molti ignorano è che questa intensità ha radici in un percorso parallelo, cresciuto lontano dai set, dentro sale prove e su palchi di periferia: il rap.
La doppia vita di Elio Germano
Alla fine degli anni ’90, insieme a Johnny Para e Matt Plug, dà vita a Bestierare, un trio romano che si muove tra piccoli locali, centri sociali, spazi dove la musica conta più dell’immagine. Lì Germano si fa chiamare Elio Jazz e cambia postura, tono, voce. Il linguaggio è diretto, con un’energia che non passa attraverso la finzione perchè può parlare in prima persona, con una libertà che il cinema concede solo a tratti.
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Entra nel canale WhatsAppQuattro album che raccontano un’altra Italia
Nel 2008 escono Come un animale e Precario. Due dischi che raccontano un’Italia piena di fratture, con un’attenzione particolare al lavoro, alla precarietà, alle contraddizioni quotidiane. Poi arrivano Per uscire premi Icsilon nel 2013 e Tutto sommato nel 2019. Quattro album costruiti con cura, senza scorciatoie. Dentro Tutto sommato c’è anche Alta resistenza, un brano legato alla lotta No Tav, un impegno sociale che attraversa tutta la sua carriera.
Due mondi che si sfiorano senza mai toccarsi
La cosa sorprendente, osservando il percorso di Germano, è il salto continuo tra due ambienti che non potrebbero essere più lontani. Un giorno lo vedi sul palco dei David di Donatello in smoking a ritirare l’ennesimo premio davanti a una sala gremita; il giorno dopo magari è a esibirsi in un circolo della provincia di Bergamo davanti a un centinaio di fan che conoscono a memoria i pezzi dei Bestierare. È questo scarto a raccontarlo meglio di qualsiasi intervista: da una parte il cinema con le sue luci, dall’altra una musica che vive di vicinanza, di sudore e spazi stretti.
Guardare Iddu per capire meglio Germano
Iddu diventa l’occasione perfetta per osservare la doppia natura di un artista che sfugge alle etichette, che cambia pelle quando serve ma che tiene sempre aperto uno spazio dove può essere se stesso insieme ai suoi amici di sempre, senza sovrastrutture. Chi ha visto un live dei Bestierare lo sa bene, il modo di stare sul palco di Elio Jazz è diverso: più istintivo, più vicino al pubblico, più fisico. Quando rappa, Germano lascia da parte i personaggi e si muove con una sincerità che sorprende chi lo conosce solo attraverso i film.
