Non solo El Ma, tanti cantanti sempre più stonati: "È come guidare una Ferrari senza la patente" - L'opinione della vocal coach Sonia Addario
Artisti sempre più stonati, show plastici e una musica sempre più in affanno: se le nuove leve non performano, la colpa chi se la prende? L'abbiamo chiesto alla vocal coach Sonia Addario

Una volta, il valore di un cantante si misurava su cose concrete: l’intonazione naturale, la gestione del fiato, la capacità di reggere il palco da soli e senza stampelle digitali. Oggi tutto questo sembra roba da dinosauri, un inutile ostacolo alla produzione di massa.
I social, i video brevi e i festival estivi gratuiti hanno cambiato le regole del gioco. Il concerto non è più un evento da ascoltare, ma qualcosa da guardare. Se ti muovi bene e la scenografia è d’impatto, le orecchie del pubblico passano in secondo piano. In questo nuovo mercato, la qualità della voce è la prima a rimetterci.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppDal vivaio protetto al palcoscenico dei social
Prendiamo il caso di El Ma, all’anagrafe Elmira Marinova. A X Factor 2024, protetta nello studio televisivo sotto la guida di Jake La Furia, aveva stupito tutti con una voce incredibile e un’ottima tecnica, misurandosi con canzoni difficilissime di Pink e Madonna. Lì dentro, il talento pulito contava ancora qualcosa.
Poi è arrivato l’impatto con la realtà dei festival estivi nel 2025 e nel 2026. Per far ballare la gente sotto il sole con pezzi usa e getta come Give It to Me, l’atletismo ha preso il sopravvento. La voce dal vivo si è quasi spenta, coperta da un muro di tracce registrate.
Ma il culmine di questa strategia è arrivato a Sanremo 2026 nelle Nuove Proposte, in trio con il rapper Blind e il DJ Soniko. Presentando il brano Nei miei DM, gli stessi artisti hanno ammesso apertamente alla stampa di aver provato quasi solo la coreografia per conquistare il pubblico più giovane. Il palco dell’Ariston, anni fa tempio delle canzoni (che si cantano, come direbbe l’intransigente Antonello Venditti), è stato così conquistato dalle logiche dei social. Ormai conta molto più l’occhio dell’orecchio.
Come si fabbrica un miracolo
Ma come fanno i nuovi cantanti a saltare sul palco per un’ora senza crollare per la fatica o stonare? Semplice: non è merito dei loro polmoni, ma dei computer dei fonici. Trucchi che un tempo erano considerati espedienti per dilettanti, oggi sono lo standard della musica italiana, accettati da una critica spesso pigra e complice.
La sicurezza dei live moderni si basa su pochi elementi collaudati. Il primo è il backtracking, ovvero il cantante che canta sopra la sua stessa voce pre-registrata in studio per nascondere il fiatone mentre balla. Nella scena urban si passa direttamente al karaoke di lusso, dove la base riproduce la traccia originale nella sua interezza e l’artista si limita a urlare le cosiddette "sporche" a fine barra, riducendo l’apporto reale a una frazione minima del brano. Infine c’è l’Autotune usato in tempo reale, che corregge le stonature al volo e trasforma l’incapacità tecnica in una finta scelta di stile generazionale.
La spaccatura del fronte, puristi contro robot
Questa rinuncia al canto dal vivo ha spaccato l’ambiente. Se nel mondo il modello è Travis Scott, i cui show negli stadi italiani si basano sulla pura adrenalina e su una voce ridotta ai minimi termini, in Italia i pesi massimi hanno reagito duramente.
Marracash ha criticato chi giustifica il playback continuo, dicendo che è una bugia che tutti si appoggino alle tracce registrate. Secondo lui, questa scusa sminuisce chi passa i mesi a provare davvero. Gli fa eco Salmo, che denuncia il livello performativo bassissimo dei nuovi rapper, mentre Nayt resta il più intransigente: rifiuta qualsiasi supporto registrato e si affida solo alla precisione della sua voce. Al polo opposto, il pubblico che critica i live vecchia scuola di Guè dimostra quanto ormai gli spettatori siano abituati a show perfetti ma finti.
Il verdetto della vocal coach Sonia Addario
L’idea che si possa essere ballerini acrobatici e grandi cantanti contemporaneamente si scontra con le leggi della fisica. Il canto richiede di stare rilassati e controllare il diaframma, mentre il movimento intenso fa venire il fiatone e irrigidisce il collo. Chi si muove troppo senza allenamento finisce inevitabilmente per stringere la gola e stonare.
A confermare il disastro è chi la voce la studia ogni giorno. La vocal coach e cantautrice Sonia Addario ci parla della situazione attuale senza fare sconti, spiegando che l’intonazione è il grande problema dei giovani artisti di oggi, che si presentano con voci traballanti e senza alcuna percezione del suono.
"È come voler guidare una Ferrari senza patente e senza l’ausilio di un motore", spiega Sonia Addario, che però dà la colpa soprattutto al sistema attuale. "Viviamo in un’epoca dove fai due like e ti fanno sentire arrivato. Nessuno guida questi artisti a crescere musicalmente, sono diseducati a fare bene da soli. Con la scusa delle mode si affidano alle macchine tralasciando la nostra voce, che è la cosa più personale che c’è. Nessun marchingegno potrà mai dare l’autenticità e l’espressione massima di comunicazione".
Ma il punto centrale è proprio questo: la tecnologia viene usata per nascondere i propri limiti, togliendo ai cantanti la libertà di emozionare davvero. E la tecnica, come spiega la coach, non serve a essere freddi, ma a essere sicuri e protetti sul palco.
"Il cuore lo puoi trasmettere se hai la mente libera dalle paure", analizza Sonia Addario. "La tecnica fa da supporto all’emozione, è la cassetta degli attrezzi che ti dà il controllo. Se vuoi sussurrare e farti sentire fino all’ultima fila, sai come fare. Senza tecnica il cuore ti tradisce dopo tre pezzi: ti si chiude la gola, perdi fiato, ti fai male. Senza cuore, però, la tecnica diventa solo ginnastica. L’uno non può vivere senza l’altro".
Il modello K-Pop e il trionfo della finzione
Le parole di Sonia Addario mettono a nudo la grande bugia del pop moderno: l’illusione di poter saltare la gavetta sostituendo lo studio con la tecnologia. Ma se l’Italia ancora litiga, il mercato mondiale ha già scelto la finzione assoluta attraverso il fenomeno del K-Pop.
Nelle factory coreane gli artisti vengono sottoposti a balli geometrici impossibili da combinare con il canto vero. L’industria asiatica ha risolto il problema inventando i cosiddetti "live MR": tracce registrate in studio che contengono finti respiri e piccole imperfezioni studiate a tavolino, solo per far credere al pubblico che il concerto sia reale. È l’inganno perfetto, che toglie al live l’unica cosa che lo rende speciale: il rischio di sbagliare.
Ci troviamo dunque di fronte a un cambiamento totale. La tecnica vocale non è più il requisito per salire sul palco, basta la presenza scenica. Questo permette a chiunque di fare grandi show visivi, ma cancella le sfumature e le emozioni che hanno sempre reso unici i concerti. Rifiutare la tecnologia è inutile, ma accettare che il pop diventi solo un grande playback coreografato significa far morire il canto. Come ci ricorda Sonia Addario, senza tecnica il cuore cede dopo tre pezzi, e senza cuore resta solo la ginnastica. E per quella, onestamente, bastano le Olimpiadi.
