Addio a Duncan Sheik, morto l'autore del brano cult 'Barely Breathing'. La tragedia prima della nuova produzione a Broadway
Duncan Sheik si è spento il 17 settembre a soli 56 anni a seguito di un'insufficienza d'organo. A novembre, avrebbe inaugurato una nuova produzione a Broadway

Per chi ha vissuto la fine degli anni Novanta con la radio sempre accesa, Barely Breathing è stata la colonna sonora di un’epoca, e forse anche di qualche ricordo personale. Oggi quella voce si è spenta: Duncan Sheik è morto giovedì 17 settembre a Manhattan, a 56 anni, per un’insufficienza d’organo
La notizia è stata data dal New York Times, e poco dopo è arrivata la conferma dal profilo Instagram del musicista. Qualche giorno prima la famiglia aveva fatto sapere che Duncan era ricoverato in ospedale in condizioni critiche ma stabili, chiedendo a tutti un po’ di discrezione. In fondo speravamo in un finale diverso.
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Entra nel canale WhatsAppChi era Duncan Sheik: dagli esordi al successo di ‘Barely Breathing’
La sua storia comincia a Montclair, nel New Jersey, il 18 novembre 1969. In casa la musica era una faccenda di famiglia: fu la nonna, diplomata alla prestigiosa Juilliard School, a sedersi con lui al pianoforte per la prima volta.
Duncan studiò alla Phillips Academy e poi alla Brown University, dove scelse un percorso poco scontato per un futuro cantautore: la semiotica. Forse è anche da lì che veniva la sua cura quasi ostinata per il peso di ogni parola.
Il debutto arrivò nel 1996 con l’album Duncan Sheik, pubblicato da Atlantic Records. Dentro c’era Barely Breathing, un brano malinconico e luminoso allo stesso tempo, che conquistò il pubblico di mezzo mondo. Rimase nella Billboard Hot 100 per più di un anno, un traguardo raro, e nel 1998 gli valse una nomination ai Grammy Awards come miglior interpretazione vocale pop maschile.
Spring Awakening, il musical che ha portato Duncan Sheik a Broadway
Ricordarlo solo per quella hit, però, sarebbe fare un torto al suo talento. Negli anni Sheik ha inciso nove album in studio e ha scritto musiche per il cinema e per il teatro. Ed è proprio sul palcoscenico che ha trovato la sua consacrazione più grande.
Insieme al paroliere Steven Sater ha dato vita a Spring Awakening, un musical rock ispirato al dramma scritto da Frank Wedekind nel 1891. Un testo ottocentesco sull’adolescenza, riletto con chitarre elettriche e un’urgenza tutta moderna. Lo spettacolo arrivò a Broadway nel 2006, con un cast giovanissimo in cui brillavano Lea Michele e Jonathan Groff, prima ancora che il grande pubblico imparasse a conoscerli.
Fu un trionfo. Lo show vinse il Tony Award come miglior musical, oltre ai premi per la colonna sonora originale e per le orchestrazioni, e l’album del cast originale si aggiudicò un Grammy come miglior album di teatro musicale.
In queste ore i social si sono riempiti di ricordi. Steven Sater lo ha salutato con due parole semplicissime, "Beloved Duncan", ripercorrendo la lunga strada fatta fianco a fianco. Anche la produzione del musical ha voluto rendergli omaggio, ricordando come le sue canzoni abbiano saputo raccontare tutto il caos del diventare grandi: la paura, la speranza, la ribellione, ma anche la bellezza.
A New York si sta preparando una nuova produzione di Spring Awakening, diretta da Danya Taymor e attesa Off-Broadway: le anteprime partiranno il 27 novembre, il debutto ufficiale è fissato per il 17 dicembre. Duncan non sarà in sala a vederla. Ma quando si spegneranno le luci e partiranno le prime note, sarà difficile non sentirlo lì, da qualche parte, tra una strofa e l’altra.
