Dritto e Rovescio, caos in studio tra Orsini e Bignami, Paolo Del Debbio s’infuria: "Qui non siamo al circo"

Nel corso della puntata del 30 aprile del talk di Rete 4, dura lite in studio tra Bignami e Orsini: Del Debbio interviene e ferma tutto

Giulia Bertollini

Giulia Bertollini

Giornalista

Giornalista e appassionata di TV e spettacolo. Amo la musica classica, i libri, i dolci, gli animali e la danza.

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IPA

Nella puntata di giovedì 30 aprile di "Dritto e Rovescio", andata in onda in prima serata su Retequattro, Paolo Del Debbio ha approfondito il quadro internazionale, evidenziando come la situazione globale fosse diventata sempre più complessa e caratterizzata da tensioni crescenti e nuovi eventi destabilizzanti. Successivamente, la trasmissione ha dedicato spazio alla tragedia di Crans-Montana, con un’analisi delle implicazioni giudiziarie e diplomatiche: l’Italia si era costituita parte civile, mentre la Svizzera aveva richiesto al nostro Paese il rimborso delle spese sanitarie sostenute. Nel corso della serata è stato poi affrontato anche il tema della grazia concessa a Nicole Minetti, suscitando dibattito e opinioni contrastanti tra gli ospiti in studio. Ecco cosa è successo nel dettaglio .

Dritto e Rovescio, puntata 30 aprile 2026: esplode il caos in studio

La puntata si è aperta con un approfondimento sulla crisi internazionale, con particolare attenzione alla vicenda della Flotilla diretta verso Gaza con aiuti umanitari e fermata dalle forze di Israele in acque internazionali. In studio il confronto si è acceso tra Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia e il sociologo Alessandro Orsini, protagonisti di un duro botta e risposta. Bignami ha attaccato direttamente Orsini dichiarando: "Che lei dica che siamo pagliacci mi rassicura, perché detto da chi fa il pagliaccio di professione è una cosa che personalmente mi rassicura. E ora vada a cercare follower in più, tanto lei guarda quello, lei confonde i valori morali con quelli del suo conto corrente". Immediata la replica di Orsini: "È lei un pagliaccio Bignami". A quel punto il deputato ha ribattuto con tono ironico: "È un complimento, mi lusinga". Il clima in studio si è fatto sempre più teso, costringendo il conduttore Paolo Del Debbio a intervenire per riportare la calma e ristabilire un confronto più ordinato tra gli ospiti: "Qui non stiamo al circo".

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Il piano casa varato dal Governo Meloni

Durante la puntata si è sviluppato un confronto sul nuovo piano abitativo promosso dal Governo, che prevede uno stanziamento complessivo di circa dieci miliardi di euro nell’arco di dieci anni. L’obiettivo dell’iniziativa è aumentare l’offerta di alloggi accessibili, con la realizzazione di circa 100mila abitazioni tra case popolari e soluzioni a canone calmierato. Il progetto punta a sostenere le fasce di popolazione in difficoltà economica, cercando di rispondere all’emergenza abitativa.

Secondo Paolo Cento, direttore di Articolo 9, la situazione richiede interventi urgenti e strutturali: "L’emergenza abitativa di questo Paese fa capire che nei prossimi dieci anni bisogna intervenire su alcune priorità. In Italia ci sono circa 600mila immobili pubblici o di enti non utilizzati, mentre centinaia di persone sono a rischio sfratto o vivono in condizioni estreme". Duro anche il commento di Maurizio Belpietro, che punta il dito contro la gestione degli ultimi decenni: "Negli ultimi 30 anni non è stato fatto nulla, nessuno si è occupato davvero delle case o di ristrutturare quelle inutilizzate, né di affrontare il problema delle occupazioni abusive. I dati sono chiari: molte abitazioni restano vuote e non si capisce perché. Inoltre, gli affitti vanno dai 33 ai 130 euro al mese e, nonostante siano così bassi, spesso non vengono pagati. Il nodo è anche una certa politica che vive di queste situazioni". Critico anche Brando Benifei, che sottolinea le responsabilità dell’attuale esecutivo: "Il Governo ha perso tempo per anni mentre il Paese affrontava una crisi grave. Ora propone misure anche condivisibili, ma dopo aver cancellato interventi precedenti, si ritrova a rincorrere l’emergenza". Il confronto resta acceso, tra accuse incrociate e la necessità, sempre più evidente, di dare risposte concrete a un problema sociale diffuso.

Nel dibattito politico sull’emergenza abitativa si inserisce anche l’intervento di Galeazzo Bignami, che critica duramente le posizioni delle opposizioni. "Mi sorprende che la sinistra abbia tutte le soluzioni ai problemi che ha contribuito a creare", afferma, sottolineando le contraddizioni interne al fronte progressista. Bignami richiama inoltre le parole del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che avrebbe definito il piano del Governo un intervento positivo. "Il Partito Democratico deve fare i conti con se stesso – aggiunge – chiarisca la propria posizione e trovi una linea comune, poi venga a esprimere un giudizio coerente". Le sue dichiarazioni alimentano ulteriormente il confronto politico su un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico.

Il caso di Nessy Guerra

In puntata è intervenuta in diretta Nessy Guerra. La donna, originaria di Sanremo e mamma di una bimba di tre anni contesa dall’ex marito italo-egiziano Tamer Hamouda, è stata condannata in appello per adulterio dopo la sentenza di primo grado pronunciata dai giudici egiziani il 19 febbraio scorso. La donna racconta una situazione di forte paura legata al suo ex compagno, nei confronti del quale sostiene di vivere da tempo in condizioni di costante allerta e protezione. La donna riferisce di continui tentativi di rintracciarla: "Io ho paura del mio ex, lui continua a provarci, riesce sempre a scoprire dove abitiamo. Ora ho buttato via il vecchio cellulare e continuiamo a nasconderci da quest’uomo".

Guerra aggiunge di non comprendere come l’uomo possa ancora muoversi liberamente nonostante le denunce: "Non riusciamo a capire come nonostante quello che lui abbia fatto e nonostante le estradizioni e quello che sta facendo come mai sia a piede libero. È assurdo tutto ciò". Racconta inoltre di aver sporto regolari denunce e che il soggetto sarebbe stato segnalato anche per altri reati: "Noi abbiamo fatto delle denunce ed è stato denunciato per blasfemia da altre persone". Sul piano istituzionale precisa che le autorità italiane all’estero stanno seguendo il caso: "Per quanto riguarda le istituzioni italiane in Egitto, il consolato sta seguendo il mio caso e ci forniscono assistenza".

Strage di Crans-Montana e la polemica sulle fatture ai feriti

Nei giorni scorsi ha suscitato forte indignazione la notizia secondo cui alcune famiglie dei giovani italiani rimasti gravemente ustionati nel tragico incendio di Crans-Montana avrebbero ricevuto richieste di pagamento per spese mediche pari a decine di migliaia di euro da parte dell’ospedale di Sion in Svizzera, dove i ragazzi erano stati ricoverati immediatamente dopo l’emergenza avvenuta nella notte di Capodanno presso il locale "Constellation". La vicenda ha provocato dure reazioni istituzionali in Italia, con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha definito il comportamento "ignobile" e ha espresso forte contrarietà per quanto accaduto. Sulla stessa linea anche l’ambasciatore italiano in Svizzera, che ha condannato la richiesta economica giudicandola inopportuna alla luce della gravità dei fatti e delle condizioni delle vittime.

Sul caso delle fatture inviate dopo la tragedia di Crans-Montana interviene il senatore Mauro Poggia, che invita a contestualizzare quanto accaduto: "La tragedia di Crans-Montana è per le famiglie italiane ma anche per il Paese svizzero. Mi dispiace sentire l’Italia mettere così la Svizzera in una posizione difficile anche se si può capire. Le fatture che sono state mandate non erano da pagare ma sono state inviate perché la legge svizzera impone di mandarle ai pazienti. La reazione politica non la capisco perché esistono accordi che lo prevedono. Il nostro sistema costa carissimo in Svizzera". A portare una testimonianza diretta è anche Mattia Donato, fratello di una delle ragazze coinvolte: "A noi non sono arrivate fatture. Sofia sta bene ora ma non è autonoma in casa, le docce durano tantissimo. In questo momento ha delle guaine contenitive che sono dolorose da portare. Tre volte a settimana deve andare in ospedale per logopedia e fisioterapia".

Anche Rita Dalla Chiesa è intervenuta: "Le fatture sono state un pugno nello stomaco nella memoria di quello che è successo. Sono indignata, è indecente tutto questo. Sono convinta che con le discussioni che si fanno in Parlamento su questo saremmo tutti d’accordo".


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