Domenica In, pagelle: Mara "Venierissima" (9), Raoul Bova effetto sacrestia (4), Al Bano e Loredana come il cavolo a merenda (2)
Top e flop de Il meglio di Domenica In su Rai 1: chi sono stati i volti più incisivi dell'appuntamento di oggi 21 giugno 2026 insieme a Mara Venier

Rai 1 trasmette un’altra puntata de Il meglio di Domenica In. Nell’anno del cinquantesimo anniversario della trasmissione condotta da Mara Venier, dopo il finale di stagione in onda a fine maggio, la rete trasmette quelle che sono state le interviste più belle ed emozionanti dell’edizione. Vediamo allora le pagelle dell’appuntamento di oggi pomeriggio con i promossi e i bocciati.
Domenica In, il meglio del 21 giugno 2026: chi sono i promossi
Mara Venier è nel suo elemento e va bene così. Voto 9. A volte è troppo accomodante con chi lo merita poco, altre volte sa diventare pungente con chi invece non dovrebbe prendersi troppo sul serio. Mara Venier ha trasformato questa altalena emotiva in un marchio di fabbrica, costruendosi negli anni la reputazione di una delle conduttrici più solide e amate della televisione italiana — nel bene e nel male. C’è chi la vorrebbe fuori da Domenica In, ma diciamolo chiaramente: chi altro potrebbe occupare quello sgabello con la stessa naturalezza, la stessa confidenza e sicurezza con cui lo fa lei da anni? A tratti sembra quasi che lì stia più comoda che sul divano di casa. Un legame viscerale quello con il programma, ed è proprio questo a reggere tutto il format. Si percepisce chiaramente: Mara è esattamente dove vuole essere, probabilmente ora e — senza troppe sorprese — anche per il resto del suo percorso televisivo. Certo, non manca nulla da criticare. Le risate fuori scala, certe interviste un po’ costruite che sanno di strategia televisiva, qualche eccesso di complicità. Ma la televisione è anche questo, e Mara Venier la televisione la conosce, la usa e la domina. Accettarlo, ormai, è quasi obbligatorio.
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Entra nel canale WhatsAppNino D’Angelo Nazionale. Voto 9. Di quelli che vorresti vedere più spesso, soprattutto in tutti gli speciali dedicati a Napoli e alla canzone partenopea. Nino D’Angelo nella puntata del meglio di Domenica In porta in studio il suo bagaglio enorme, ma senza mai trasformarlo in peso: lo tiene leggero, umano, condiviso. Non ha bisogno di occupare spazio per farsi notare. Gli basta esserci. E questo, oggi, è già una forma di presenza rara. Un simbolo non solo della musica napoletana, ma di un certo modo italiano di stare nel mondo: diretto, semplice, senza sovrastrutture. Dalla Venier si prende il suo momento con discrezione assoluta, senza strafare, ma lasciando comunque una scia precisa. E forse è proprio questo il punto: non urla, non spinge e non insiste. Eppure resta. Quando questo succede, non è mai per caso.
Elettra Lamborghini salva in calcio d’angolo. Voto 8. Se non fosse per una frase buttata lì nel suo stile — diretto, senza filtri e con zero diplomazia — oggi rischierebbe di non entrare nemmeno tra i promossi. È il suo marchio di fabbrica: un loop continuo tra "quanto è bono mio marito", i cavalli a Bologna, uova sode e la leggendaria "patong". Elettra Lamborghini è forse (e purtroppo) diventata una caricatura di sé stessa, dalla quale non è detto che riuscirà a uscire se nei prossimi anni vorrà dare una svolta diversa alla sua carriera. Negli ultimi mesi, dopo la partecipazione a Sanremo 2026 con Voilà, l’abbiamo vista praticamente ovunque: in studio, in tv, in rotazione continua. Un effetto saturazione alla Carrisi–Berti, per capirci. Nell’intervista a Domenica In ha però messo finalmente le carte in tavola, senza giri di parole: se la gente non vede la sua faccia, il suo singolo e il suo personaggio, "non gira". Sparirebbe nel nulla in un battito di ciglia — e non perché non abbia rilevanza, anzi. È solo il meccanismo del presente: oggi o sei costante, o sei fuori. Peccato che a volte questa presenza sia un po’ troppo a volume massimo. Ma è lei, nel bene e nel caos. E quando una persona è autentica fino in fondo, almeno quello resta difficile da contestare.
Il meglio di Domenica in del 21 giugno 2026: i bocciati della puntata
Raoul Bova come Don Massimo. Voto 4. Forse pensava di essere ancora sul set di Don Matteo. O forse è una strategia studiata a tavolino dopo la bufera mediatica legata a Fabrizio Corona. Fatto sta che, nell’intervista ripescata da una puntata andata in onda a ridosso dello scorso Natale, Raoul Bova è sembrato più in modalità sermone che in modalità persona. Il suo modo di stare in televisione è sempre stato pacato, mai sopra le righe. Ma qui il rischio è l’effetto opposto: dopo uno scandalo di una certa portata, a volte la cosa più intelligente è sparire per un po’, oppure tornare con leggerezza, non con l’aria perennemente da "redenzione in corso" dentro un sabato pomeriggio generalista. Da Mara Venier cita Falcone e Borsellino, distribuisce massime da Frate Indovino e arriva perfino a leggere una poesia scritta da lui stesso. Tutto molto solenne e molto costruito. Forse troppo. Che sia rimasto intrappolato nel personaggio di Don Massimo? Probabile. Ma tra il personaggio e la persona, qui, la distanza si vede tutta. E purtroppo non gioca a suo favore.
Al Bano Carrisi…ancora lui? Voto 2. Siamo ormai dentro un tunnel dal quale non si esce più, nemmeno per scherzo. Cellino, Romina, Loredana (oggi in studio per ricreare il perfetto quadretto alla Mulino Bianco) e poi si riparte da capo: stesso giro, stessa corsa, stesso copione. Al Bano ha trasformato la sua vita in una soap opera infinita, probabilmente più longeva di Beautiful, ma il pubblico sembra aver raggiunto un livello di saturazione ormai stabile, quasi irreversibile. Nelle ultime settimane è più presente del prezzemolo, con la differenza che qui si sfiora l’effetto "cavolo a merenda" ripetuto in loop. Nessuno mette in discussione il bagaglio artistico che si porta dietro, anzi: è un’icona costruita con coerenza e ostinazione, da contadino fiero e instancabile qual è. Il punto è un altro: anche le icone, a un certo punto, dovrebbero capire quando è il momento di rallentare, dosarsi, sottrarsi. Ogni tanto sparire è più potente che esserci sempre. Nell’intervista di oggi — come nelle cento precedenti — domina la solita sicurezza, giusta, ma a tratti diventata formula irritante. E non è vero che sia sempre "lì perché lo vuole il pubblico": in certi casi, è anche perché è uno di quelli che non dice mai di no
