Domenica In, pagelle: irresistibile Amanda Lear (9), Orietta Berti ovunque e comunque (5) e un'occasione sprecata per Mara Venier (3)

Un'altra replica di Domenica In è andata in onda su Rai 1 oggi 28 giugno 2026: promossi e bocciati con le nostre pagelle

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Domenica In
IPA

Rai 1 propone una nuova replica di Domenica In nella giornata del 28 giugno 2026. Il mix ha riproposto le interviste migliori della stagione conclusasi a fine maggio. Un’insieme di emozioni diverse da euforia, commozione e anche dolore nel popolare e familiare studio televisivo con la conduzione di Mara Venier. Vediamo ancora una volta le pagelle con i voti ai personaggi più rilevanti e a quelli meno incisivi di oggi.

Domenica In, pagelle: i promossi di oggi 28 giugno 2026

Più Amanda Lear per tutti. Voto 9. Amanda è una categoria, non un’ospite. Ironica, intelligentissima, autoironica, colta e sempre un passo avanti. Quando si siede nello studio di Mara Venier, l’intervista smette di essere promozione e diventa spettacolo. Si passa dalla pittura agli amori, dalla musica ai gatti, fino alla domanda su cosa vorrebbe scritto sulla sua lapide. La risposta? "No more shopping", perché, dice, ha sempre avuto il vizio di spendere tutto. Si ride, ma c’è spazio anche per la depressione, la solitudine e il rapporto con la morte. Ed è proprio questo il punto: Amanda sa alleggerire anche i temi più pesanti senza mai svuotarli di significato. Guardandola viene da pensare una cosa: la televisione avrebbe bisogno di molti più personaggi così. Gente che ha davvero qualcosa da raccontare, che parla senza il filtro del manuale di comunicazione e che riesce ancora a sorprendere. Una diva, sì. Ma soprattutto una rarità.

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Bentornato, Kekko Silvestre. Voto 8,5. C’è un modo per raccontare il dolore senza trasformarlo in uno spettacolo. Kekko Silvestre lo conosce bene. Il leader dei Modà arriva a Domenica In con la sobrietà di chi ha attraversato il buio e non ha bisogno di enfatizzarlo. Si racconta con sincerità, parlando della musica che gli ha salvato la vita, delle difficoltà affrontate negli ultimi anni e della voglia di restituire qualcosa a chi oggi combatte le sue stesse battaglie. Il messaggio più bello dell’intervista è proprio questo: se una canzone può far sentire meno solo anche un solo ascoltatore, allora ha già fatto il suo dovere. È una dichiarazione che vale più di qualsiasi classifica e che restituisce alla musica il suo potere più autentico: quello di curare, confortare e dare speranza. Tra il grande amore per il suo mestiere e quello, ancora più grande, per la figlia Gioia, Kekko si mostra senza filtri, con una fragilità che non cerca compassione, ma comprensione e una simpatia inedita e gradevolissima. E forse è proprio questa la sua forza: dimostrare che si può cadere, fermarsi, chiedere aiuto e poi ricominciare. Senza vergogna. Perché, a volte, il coraggio più grande non è salire su un palco. È raccontare quello che succede quando le luci si spengono.

Domenica In, pagelle 28 giugno 2026: chi sono i bocciati di oggi

Orietta Berti, il déjà-vu infinito. Voto 5.Quella tipologia di presenza televisiva che ha smesso ormai da tempo di essere ritorno gradito ed è diventata un appuntamento inevitabile. Orietta Berti è esattamente in quel punto: un déjà-vu continuo, senza variazioni sul tema. Sarà l’estate, sarà un calendario più fitto del solito, ma la sensazione è che il suo volto e la sua voce siano ormai diventati onnipresenti. Quasi familiari al punto da apparire anche quando non ci sono. A Domenica In da Mara Venier si racconta ancora una volta con il suo stile riconoscibile: famiglia, figli, viaggi, cucina. Un trittico ormai diventato firma narrativa più che contenuto. E non è tanto il cosa, quanto il quanto spesso: lo stesso racconto che torna, con poche variazioni, come un ritornello che conosciamo già a memoria. Orietta Berti resta comunque un personaggio gradevole, solido, rassicurante. Il punto non è lei, quanto il sistema che la moltiplica ovunque. Perché una diva, in teoria, dovrebbe anche sapersi far desiderare. Qui invece si rischia l’effetto opposto: l’indigestione da presenza continua, dove anche la simpatia perde un po’ di nitidezza. E allora il problema si sposta: non è la Berti a dover cambiare, ma una televisione che fatica a rinnovare il giro delle voci, delle storie, delle facce. Perché se il menù resta sempre lo stesso, anche il pubblico più affezionato prima o poi smette di avere fame. E finisce per riconoscere ogni piatto al primo sguardo, senza più sorpresa e senza più appetito.

Domenica In paga pegno stavolta. Voto 3. Uno slot così prezioso come la domenica pomeriggio, soprattutto in una giornata da bollino rosso in tutta Italia, non può essere trattato come un riempitivo qualsiasi. E invece la replica di Domenica In su Domenica In si è trasformata in una versione accorciata, compressa, quasi nervosa: circa due ore di messa in onda con interviste tagliate, spezzate, a tratti lasciate a metà strada, come se non ci fosse più tempo nemmeno per finire un pensiero. A seguire, spazio a Carlo Conti con Con il cuore – Nel nome di Francesco, proposta in prima serata due settimane fa e giunta come ultima portata di un pranzo televisivo infinito, un po’ stanco, e sfiancante. Un déjà-vu che non aggiunge nulla, ma si limita a occupare spazio, come se la programmazione fosse diventata una questione di riempimento più che di scelta editoriale.vE allora la domanda è inevitabile: perché non provare a costruire una replica davvero pensata? Non una semplice riesumazione, ma una seconda vita del programma. Si potrebbero immaginare fuori onda registrati durante l’anno, pillole dal backstage, materiali inediti, oppure perfino recuperare interviste storiche delle edizioni passate, che di momenti iconici ne hanno avuti eccome. Perché in oltre cinquant’anni di storia, Domenica In ha ospitato chiunque: volti, storie, frasi rimaste impresse. Il materiale c’è, basta saperlo trattare. E proprio nel cinquantesimo anno del programma, vedere uno slot così importante gestito in modo così approssimativo finisce per sembrare l’ennesima occasione mancata. Non per nostalgia, ma per rispetto: verso un contenitore che la televisione italiana non ha mai smesso di considerare centrale, anche quando lo tratta come secondario.


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