DJ Marchi, il re della electro house che fece ballare il mondo: "Rischio per non estinguermi. Cremonini ha ragione sul pubblico? Dipende" - Intervista
DJ Marchi è tornato in radio con un singolo monumentale in quattro versioni, "Summer is Magic", e oggi più che mai ha voglia di mettersi in gioco. L'intervista per "Libero Magazine"

Cinquant’anni di vita e una carriera che ha dettato il ritmo di intere generazioni. Cristian Marchi è un nome di peso della electro house internazionale, ma anche un pioniere che ha fatto della coerenza la propria unicità più preziosa. Dalla sua Mantova ai palcoscenici di Dubai, Mykonos e Sydney, Marchi ha costruito un impero sonoro fatto di hit virali come Love Sex American Express e We Are Perfect, mantenendo intatta un’identità che oggi, con la fondazione della sua etichetta indipendente CM Music, vive una fase di piena maturità artistica.
Il 2026 apre un nuovo capitolo con l’uscita di Summer is Magic, il singolo realizzato con Solea che dal 5 giugno sta già scandendo il tempo dell’estate. Ma chiamatelo semplicemente un tormentone: il brano è una summer dance anthem nato dal legame creativo tra Italia e Canada, che cattura quell’istante in cui attrazione ed euforia diventano un ricordo difficile da cancellare. È la risposta di un professionista che, dopo trentacinque anni di carriera, rifiuta l’omologazione del "mordi e fuggi" digitale, preferendo la profondità: il progetto si articola infatti in quattro versioni – dalla travolgente Club Mix all’intensa reinterpretazione Piano & Strings curata da Fatjon Zefi – a testimonianza di una ricerca sonora che si muove tra il respiro cinematografico e l’immediatezza del dancefloor.
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Entra nel canale WhatsApp"Volevo creare qualcosa che restasse", racconta Marchi, che in questa chiacchierata ci guida tra la genesi di un brano che suona come un avviso ai naviganti: da ora in poi non si scherza più. Tra la gestione di una community globale e la sfida di un mercato che corre troppo veloce per fermarsi ad ascoltare, il produttore mantovano si racconta a cuore aperto: la lotta contro la banalizzazione del ruolo di DJ, il peso dell’ego nel pubblico moderno e la consapevolezza che, arrivati ai 50 anni, il tempo è una risorsa preziosa da investire solo in progetti che lascino il segno. Ecco cosa ci ha raccontato.
Partiamo dal presente: il 5 giugno è uscito il nuovo singolo, Summer is Magic, nato tra Italia e Canada. Qual è la tua "estate magica"?
Sicuramente questo disco apre le porte nel migliore dei modi. L’ho presentato a New York la settimana scorsa, in occasione della Festa della Repubblica, il 2 giugno. Di solito la mia estate parte da Mykonos, Palma di Maiorca, Gallipoli, Riccione o Milano Marittima; questa volta siamo partiti da New York e spero che il pezzo mi porti fortuna.
Il contrasto tra il tuo suono e la voce di Solea ricorda le grandi accoppiate dei DJ mondiali, come David Guetta o le ultime produzioni di Avicii. Cosa ti ha fatto capire che la sua voce era perfetta per quell’arrangiamento così monumentale?
Avevo già il demo costruito. Credo che ognuno di noi abbia il proprio stile distintivo. Hai citato dei giganti, dei "santi" della musica, ma credo che siamo tutti belli proprio per la nostra unicità.
In questi anni ci hai abituati alla grande qualità e anche in questo singolo hai proposto quattro versioni diverse. In un’epoca "liquida" dove non si trattiene nulla, non è un rischio?
Assolutamente sì, ma è un rischio che ho voluto correre. Quest’anno ho compiuto 50 anni e mi sono ritrovato a riflettere sul tempo che passa. Se l’aspettativa di vita media in Pianura Padana è di 83 anni e ne ho già vissuti 50, me ne rimangono circa 30. Togliendo il sonno e il resto, il tempo per fare cose di cui essere orgogliosi è poco. Ho dato sfogo a tutte le mie idee e alle competenze maturate in questi anni. Summer is Magic, come il mio precedente singolo Amore Tonight, si presta a quattro tipi di arrangiamenti diversi, e ho voluto esplorarli tutti.
A proposito di versioni, la "Club Mix" è quella che hai definito più vicina al tuo stile da consolle. A cosa ti riferivi?
Mi riferivo alla parte dove il disco esplode, al drop energetico dopo un cantato magico che crea l’effetto hands up. È quello che appaga noi DJ, che ci dà quell’adrenalina e quella carica positiva.
E nella versione "Piano", invece, il brano è stato spogliato di tutto. È stata una scelta coraggiosa o una scoperta?
Adoro la musica vera e lavorare con musicisti veri. Per questa versione mi sono affiancato al bravissimo Fatjon Zefi, che ha arrangiato il brano in modo divino, unendo tradizione e innovazione. Il risultato finale potrebbe essere tranquillamente la colonna sonora di un film o di una serie Netflix.
Visto che hai parlato di cinema, ti piacerebbe in futuro metterti alla prova con una colonna sonora originale?
Assolutamente sì, adoro le colonne sonore. Ascolto spesso Stelvio Cipriani, Morricone e tutti quei musicisti che hanno fatto la storia. Proprio per questo, in Amore Tonight e Summer is Magic ho inserito una versione Cinematic e una Intimate Piano: volevo creare esattamente quel tipo di atmosfera.
C’è una "guilty pleasure" nella tua playlist? Una traccia che ascolti ma che non suoneresti mai?
Le mie playlist spaziano dall’elettronica al punk, dalla musica classica al cantautorato italiano – da Lucio Dalla a Luca Carboni – fino alle hit del momento. Ci sono tante cose che ascolto che sarebbero improponibili in pista, ma mi diverto a creare bootleg e remix non ufficiali, come ho fatto in passato per Ornella Vanoni con Rossetto e Cioccolato.
Rispetto a tracce nate per i festival come We Are Perfect, oggi cerchi più l’emozione rispetto al puro intrattenimento?
C’è un tempo per tutto. Oggi molti produttori tech-house utilizzano gli stessi elementi che ho sempre usato io. Quando tutti copiano i tuoi suoni e le tue stesure, devi per forza cambiare strada per non omologarti. Se tutti si vestono di nero, io devo vestirmi di bianco.
Come riesci a difendere la tua identità sonora in un mercato così omologato?
La parola d’ordine è "coerenza". Cerco di portare il mio gusto personale in ogni produzione, anche attraverso forzature che rendono il pezzo riconoscibile. Il fatto di pubblicare quattro versioni dello stesso brano risponde proprio a questo: coprire la radio, il dancefloor, l’atmosfera cinematografica e l’introspezione.
Passiamo ai social: sono una barriera o un modo per avvicinarsi al pubblico?
Hanno accorciato le distanze, ma hanno abbassato il livello di rispetto. Prima c’era un timore reverenziale verso l’artista; oggi, con la sovraesposizione quotidiana, il pubblico si sente tuo amico e, talvolta, si sente in diritto di criticare pesantemente se non suoni il pezzo che vuole lui. Tutti si sentono "content creator", perdendo quella pazienza di lasciarsi guidare dal DJ durante il set.
Cesare Cremonini ha detto recentemente che oggi il pubblico ha lo stesso ego degli artisti. Sei d’accordo?
In alcuni casi sì, ma non si può generalizzare. Bisogna vedere il contesto e il momento in cui queste parole vengono pronunciate.
Ma quindi il pubblico post-pandemia è cambiato?
Moltissimo. Sono cambiati gli ascolti e il modo di divertirsi. Esiste una generazione che frequenta i locali ma ascolta generi distanti anni luce dai miei e spesso non sa nemmeno chi sono. Chi fa questo mestiere da 35 anni, come me, deve fare i conti con questa realtà: o ti aggiorni o ti estingui.
Chiudiamo con due domande personali. Vivi nella Bassa Padana: è un posto che senti come casa nonostante i tuoi viaggi nel mondo?
Mantova è la mia casa, non l’ho mai mollata. È un’ottima base per costruire una carriera internazionale. Le cose le creo tra Mantova, Napoli – dove opero con il mio team – il Canada e Los Angeles, lavorando a distanza. È la dimostrazione che, anche arrivando dalla piccola provincia, ce la si può fare. Il digitale ha cambiato tutto: oggi una videocall accorcia le distanze in modo incredibile.
Ultima domanda: più sex, più love o più American Express?
Sicuramente l’American Express, perché con quella puoi fare tutto il resto! (ride) Se devo essere materialista, dico quella: se stai bene e sei tranquillo, gli altri due aspetti arrivano di conseguenza.
