Dimartino e l’album senza Colapesce: “Ecco perché ci siamo separati”, il retroscena e la cautela su Sanremo

Due anni fa Colapesce Dimartino hanno preso strade diverse, ora è in arrivo l'album di quest'ultimo, per questo ha spiegato i motivi della loro separazione

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Dimartino
IPA

Colapesce Di Martino sono stati interpreti dal 2020 di diverse canzoni che si sono trasformate in vere e proprie hit, basti pensare a "Musica Leggerissima" e "Splash", entrambe presentate all’Ariston, seguite dal secondo album insieme, "Lux eterna beach". Da due anni i due artisti hanno però deciso di prendere strade diverse, senza spiegare in maniera dettagliata cosa li abbia spinti a prendere questa decisione, anche se questo ha contribuito a far pensare a una lite sorta tra loro.

Ora è Antonio Di Martino a parlare senza troppe remore di quanto accaduto tra loro, così da porre fine a eventuali illazioni che spesso nascono in questi casi. Farlo adesso è ancora più speciale, visto che è in arrivo il suo primo album da solista.

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Il primo album da solista di Dimartino dopo l’addio a Colapesce

Camminare sulle proprie gambe dopo un’esperienza in coppia non è mai semplice, ma DiMartino ritiene sia venuto il momento di farlo, pur senza rinnegare ovviamente il lavoro in coppia con Colapesce. Non ‘è stata però alcuna lite all’origine della loro separazione, lui ci tiene a dirlo smentendo chi ha pensato che i rapporti tra loro si siano deteriorati in maniera inesorabile.

"La gente, senza sapere che prima del duo abbiamo avuto 10 anni di carriere soliste, pensa che abbiamo litigato – ha detto Dimartino in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ -. E invece abbiamo progetti cinematografici a cui già stiamo lavorando".

Insomma, i due sono ancora unitissimi, pur avendo sentito il bisogno di proseguire la loro carriera musicale da soli. Il cantante ne ha approfittato anche per parlare del suo disco, in uscita il prossimo 8 maggio, dal titolo "L’improbabile piena dell’Oreto", a cui ha collaborato anche se solo indirettamente il suo ex partner artistico: "Spesso durante la scrittura mi sono chiesto: cosa penserebbe Lorenzo? Gli ho fatto sentire tutto quando era troppo tardi per poter fare delle modifiche".

È un errore però credere che lavorare in autonomia sia stato sempre semplice per Dimartino, lui non ha paura di ammetterlo: "Mi ha destabilizzato non avere una controproposta. Il processo per tornare alla scrittura solista è stato un processo psicologico – ha confessato -. In due fatichi ad essere personale, devi raccontare storie universali. Da solo indaghi dentro te stesso, dici cose che ti vergogneresti di dire davanti a un altro". La sintonia tra loro era forte, ma nel periodo del loro sodalizio artistico hanno fatto il possibile per tenere vive le loro idee singole, cosa che ha reso più solido il loro rapporto: "Con Colapesce non ci siamo mai trasformati in una ditta. Siamo sempre stati autonomi nelle scelte, sapevamo quando e dove fermarci".

L’idea di tornare all’Ariston, nonostante sia un palco che gli ha regalato soddisfazioni, non rientra però nei suoi progetti: "Non era il palco giusto per un disco così. Da maggio sarò in tour da solo, chitarra e voce. Mi piacerebbe arrivare in scena con una sedia pieghevole e accomodarmi". Questo non è però l’unico cambiamento che lui ha voluto mettere in atto, da qualche tempo ha infatti lasciato Milano per tornare nella sua Palermo, scelta che lo ha reso ancora più sereno perché arrivata al momento giusto: "Lascio Milano in pace. Ci ho vissuto 5 anni e ho avuto paura di essere mangiato. Se a Milano non fai nulla diventa la città più brutta del mondo, ti senti in colpa perché non produci… Tornare a Palermo, registrare nella sala prove dove suonavo quando avevo 16 anni, è stato un modo per riappropriarmi del motivo per cui scrivo. Nella mia terra ho visto la bellezza e il terrore, sono cresciuto negli anni dei morti ammazzati per mafia, e le canzoni erano il mezzo che poteva portarmi da un’altra parte" – ha concluso.


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