MareFestival, il grande cinema si riunisce a Salina per celebrare Massimo Troisi: "Checco Zalone gli somiglia molto" - Intervista a Cavaleri
Intervista esclusiva a Massimiliano Cavaleri, fondatore e direttore artistico della kermesse eoliana: dalla prima storica intuizione all'edizione di quest'anno con Giannini, Capotondi e molti altri ancora

Il MareFestival Premio Troisi rappresenta oggi una delle realtà cinematografiche più suggestive e prestigiose del panorama siciliano e nazionale. Nato dalla scommessa di portare il grande cinema su un’isola che non possiede nemmeno una sala di proiezione, il festival è riuscito a coniugare la memoria storica del cinema italiano con le urgenze sociali del territorio eoliano. In questa intervista esclusiva, il fondatore e direttore artistico Massimiliano Cavaleri ci racconta la genesi della kermesse, i retroscena sugli ospiti di spicco di questa edizione – da Giancarlo Giannini a Cristiana Capotondi – e la straordinaria dimensione intima di un festival che, pur rimbalzando con forza sui media nazionali, conserva intatta la poesia e la familiarità delle sue origini.
Da Giancarlo Giannini a Cristiana Capotondi, l’intervista esclusiva a direttore di MareFestival Premio Troisi
Il Festival è nato nel 2012 da una tua idea, insieme a Patrizia Casale e Francesco Cappello. Come nasce l’idea di portare un festival del cinema su un’isola che non ha nemmeno un cinema e come si sono evoluti i vostri ruoli in questi 15 anni?
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Entra nel canale WhatsAppIl Festival è nato dal fatto che frequentavamo l’isola di Salina sia come giornalisti sia come organizzatori di eventi e attività culturali. A Salina si parlava moltissimo di Massimo Troisi, che proprio lì girò parte del suo capolavoro Il Postino (ambientato tra Salina e Procida). Eppure, incredibilmente, fino al 2012 nessuno gli aveva mai dedicato nulla sul territorio: né una strada, né una scultura, né un premio o un evento commemorativo. Da questa assenza abbiamo deciso di fondare un festival.
In realtà, la primissima edizione fu dedicata a Lucio Dalla, che era un assiduo frequentatore di Salina. Il nome originario della manifestazione era infatti Stella di Mare, parafrasando una sua celebre canzone. Poiché Lucio scomparve proprio in quel 2012, decidemmo di rendergli omaggio invitando anche il suo compagno, Marco Alemanno. Il debutto del festival fu quindi nel segno di Dalla.
Come siete riusciti, l’anno successivo, a legare indissolubilmente il festival alla figura di Massimo Troisi?
Nel 2013, forti del successo della prima edizione, decidemmo di istituire ufficialmente il Premio Troisi. Riuscimmo a convincere Maria Grazia Cucinotta a tornare sull’isola che le aveva cambiato la vita con quel film. Maria Grazia non era più tornata a Salina, poiché legava quel luogo al doloroso ricordo della prematura scomparsa di Troisi; il film le era rimasto nel cuore, ma non aveva mai trovato il coraggio di rimettervi piede. Siamo stati noi a riportarla a vent’anni di distanza dalle riprese. Da quel momento, si è letteralmente innamorata della nostra rassegna e ne è diventata la madrina immancabile.
In quello stesso anno chiedemmo al Comune di Santa Marina di intitolare la prima strada dell’isola a Massimo Troisi. Nacque così la "Passeggiata Massimo Troisi", proprio nell’area in cui sbarcano gli aliscafi. Oggi mi fa enorme piacere notare che persino la compagnia di navigazione riporta la dicitura "Passeggiata Massimo Troisi" sui biglietti; così i turisti, fin dall’acquisto, sanno che sbarcheranno in un luogo dedicato a lui. Questo traguardo lo si deve a noi. Su quella stessa passeggiata, quattordici anni fa, abbiamo donato all’isola un’installazione scultorea che riproduce il manifesto del film a grandezza naturale, con una bicicletta identica a quella di scena che lo attraversa.
Sappiamo che quest’anno l’opera monumentale dedicata a Troisi è stata rinnovata. Cosa avete pianificato per l’inaugurazione?
Quest’anno, dato che il tempo l’aveva deteriorata, abbiamo deciso di regalare al Comune un restyling completo dell’opera. Faremo una nuova inaugurazione proprio nel giorno di apertura del festival, sempre alla presenza di Maria Grazia Cucinotta e di Gerardo Ferrara, che fu la controfigura ufficiale di Massimo Troisi. Sarà un momento fortemente celebrativo, condiviso con i tanti attori presenti, attorno a due figure che sono i simboli viventi de Il Postino.
Riguardo alle origini e all’evoluzione del festival, la manifestazione è cresciuta in modo rapidissimo, ma i nostri ruoli sono rimasti fondamentalmente gli stessi: io sono il fondatore e il direttore artistico sin dalla prima edizione, mentre Patrizia e Francesco sono i coorganizzatori che gestiscono gli aspetti logistici, organizzativi e tecnici. La squadra è la medesima da quindici anni; è un team giovane, composto da ragazzi che sono cresciuti insieme a noi. Io stesso ho iniziato a 25 anni e oggi ne ho 41; siamo cresciuti parallelamente al festival. Rispetto ad altre rassegne e premi siciliani o italiani, la nostra crescita è stata fulminea. Da qualche anno ci paragonano a festival storici e ben più blasonati, come quello di Taormina, proprio perché in breve tempo siamo riusciti a costruire un curriculum di artisti e un palmarès di premiati di altissimo livello.
Mi aggancio subito a Maria Grazia Cucinotta, madrina del festival: quanto è importante avere accanto qualcuno che era fisicamente presente sul set del Postino?
È un fattore fondamentale. In questi anni abbiamo cercato di invitare diversi professionisti che fecero parte di quel set: abbiamo ospitato l’aiuto regista Gaia Gorrini e l’attrice Anna Bonaiuto, che nel film interpretava la moglie di Philippe Noiret (nei panni di Pablo Neruda), oltre ad altri collaboratori della produzione.
Maria Grazia Cucinotta, dopo Troisi e Noiret, è la coprotagonista assoluta e la vera icona di quella pellicola. Inoltre è messinese, siciliana come noi, il che ci permette di valorizzare pienamente la nostra terra e la nostra identità. Maria Grazia non è solo un’interprete straordinaria, ma è una vera ambasciatrice della Sicilia nel mondo, essendo una delle poche attrices italiane realmente note all’estero. Ha lavorato molto in America ed è stata più volte in giuria al Festival di Shanghai. Porta ovunque un pezzo di Salina e della Sicilia. La sua presenza è imprescindibile, anche perché spesso ha partecipato non solo come madrina, ma per presentare i suoi progetti personali come cortometraggi e film. Essendo un’attrice e produttrice molto attiva, ha sempre arricchito il festival con le novità della sua carriera, oltre a incarnare l’immagine stessa della nostra kermesse.
In questa edizione spicca la presenza di un monumento del cinema mondiale come Giancarlo Giannini. Cosa rappresenta per il vostro festival ospitare un’icona di questo calibro?
Giancarlo Giannini è il nostro ospite d’onore e rappresenta un vero e proprio monumento della cinematografia internazionale. Oggi carriere come la sua sono letteralmente irraggiungibili: parliamo di sessant’anni di attività straordinaria, centocinquanta film, una Stella sulla Walk of Fame a Hollywood e ogni genere di premio immaginabile. Oltre a essere un attore immenso, è un doppiatore leggendario che ha prestato la voce ai più grandi di sempre; è un pezzo di storia vivente della settima arte. Lo abbiamo corteggiato per molti anni e siamo finalmente orgogliosi di essere riusciti a portarlo qui a Salina.
Il cast femminile di quest’anno è particolarmente poliedrico. Quali sfumature artistiche portano al festival attrici come Cristiana Capotondi e Chiara Francini?
Cristiana Capotondi e Chiara Francini incarnano due volti bellissimi e molto stimati del nostro cinema. La Capotondi ha iniziato giovanissima, a soli dodici anni, e ha saputo attraversare la storia recente della commedia italiana prima di aprirsi con grande successo a ruoli intensi nel cinema impegnato. Chiara Francini si distingue invece per una versatilità artistica fuori dal comune: spazia con assoluta disinvoltura tra teatro, cinema e televisione, ed è anche un’apprezzata scrittrice con ben sei romanzi all’attivo. È un talento poliedrico che arricchisce enormemente la kermesse. A loro si unisce Corinne Cléry, un omaggio alle splendide attrici degli anni ’70 e ’80, la cui presenza celebrerà anche la grande saga di James Bond.
A proposito di James Bond, avete ideato un tributo speciale che unisce tre dei vostri ospiti sotto il segno di 007. Come nasce questa idea?
Nasce dal desiderio di celebrare il cinema italiano all’interno di un franchise internazionale così prestigioso. Proietteremo un video speciale dedicato a Giancarlo Giannini, Maria Grazia Cucinotta e Corinne Cléry, poiché tutti e tre hanno preso parte a un film di 007. La Cléry è stata la prima Bond Girl francese in Moonraker – Operazione spazio al fianco di Roger Moore; Giannini ha interpretato il personaggio di René Mathis nei due capitoli con Daniel Craig, Casino Royale e Quantum of Solace; la Cucinotta ha girato la memorabile scena d’azione iniziale in motoscafo a Londra con Pierce Brosnan in 007 – Il mondo non basta. Sarà un momento spettacolare che collegherà idealmente Salina a Hollywood.
Il festival ha da sempre un occhio di riguardo per l’identità siciliana. Quest’anno premiate Aurora Quattrocchi e Vincenzo Ferrera: come si legano le loro carriere alla memoria di Massimo Troisi?
Il legame è profondo e si muove su due binari: la radice teatrale e l’appartenenza alla nostra terra. Vincenzo Ferrera, oggi popolarissimo grazie alla serie Mare Fuori, vanta in realtà un solidissimo background teatrale, proprio come Troisi che nacque artisticamente sul palcoscenico prima di conquistare il grande schermo. Aurora Quattrocchi, che premiamo insieme a lui, ha una lunghissima e gloriosa carriera alle spalle ed è un volto iconico del teatro e del cinema siciliano. In questi quindici anni abbiamo sempre voluto valorizzare i grandi talenti della nostra isola, e la loro presenza ne è la perfetta testimonianza.
Tra i registi spicca il nome di Marco Risi, un autore che ha firmato pagine fondamentali del cinema d’impegno in Sicilia. Quale sarà il momento clou della sua partecipazione?
Marco Risi è un regista profondamente legato alla Sicilia per aver diretto pellicole di enorme impatto sociale e civile come Mery per sempre, Ragazzi fuori e Il muro di gomma, pur dimostrando una grande capacità di misurarsi anche con il linguaggio della commedia leggera. La sua presenza al festival darà vita a un ricongiungimento storico ed emozionante: fu proprio Risi a far esordire al cinema Aurora Quattrocchi in Mery per sempre, dove interpretava la madre del protagonista. I due non si rivedono dai tempi di quel set, e siamo felici che sia proprio la piazza di Salina a fare da sfondo a questo memorabile abbraccio a trent’anni di distanza.
Infine, per la categoria comici, avete scelto Vincenzo De Lucia. Come si inserisce la sua cifra stilistica in un festival dedicato a un genio della comicità come Troisi?
Il Premio Troisi non può prescindere dalla comicità, che è l’anima stessa della maschera di Massimo. Vincenzo De Lucia è un imitatore napoletano straordinario, celebre per le sue esilaranti parodie delle grandi signore della televisione italiana. Attualmente sta riempiendo i teatri di tutta Italia e a Salina proporrà un bellissimo omaggio a Ornella Vanoni. Oltre al suo immenso talento, il suo forte legame partenopeo con Troisi ci è sembrato il filo conduttore perfetto per uno spettacolo che accenderà la piazza e regalerà al pubblico momenti di pura e intelligente leggerezza.
E Gerardo Ferrara?
Sì, Gerardo Ferrara è una chicca che ho voluto fortemente per questa edizione. Ci pensavo già da qualche anno. Massimo Troisi, come sappiamo, trascurò la sua salute e la stabilità del suo cuore pur di portare a termine Il Postino. Le scene in bicicletta nei sentieri di Salina erano estremamente faticose e per questo motivo aveva bisogno di una controfigura. Gerardo Ferrara gli somigliava in modo impressionante. Oggi fa il docente di educazione fisica, ma la somiglianza è ancora così straordinaria da fare quasi impressione.
Gerardo è il custode di una memoria incredibile, avendo letteralmente "donato il corpo" a Troisi in moltissime inquadrature. Lo abbiamo invitato per conferirgli un premio speciale fuori dai tradizionali canoni della carriera cinematografica. Ti anticipo che la motivazione del premio sarà particolarissima. Di solito incidiamo il testo sul retro del quadro; in questo caso, la motivazione sarà la riproduzione della dedica autografa che Troisi gli fece all’epoca. Gerardo ci porterà il biglietto originale e lo mostreremo anche nei telegiornali. All’epoca si usavano ancora carta e penna, una cosa che oggi sembra quasi d’altri tempi, e in quelle righe Massimo lo ringraziava di cuore con la sua firma. Quella scansione diventerà la motivazione ufficiale del riconoscimento.
Ci saranno dei momenti spettacolari o dei contributi video inediti che accompagneranno la premiazione di Gerardo Ferrara durante la serata principale?
In occasione della premiazione, sabato sera – la serata principale del festival – Gerardo Ferrara arriverà in piazza direttamente con la bicicletta originale del film. Per l’occasione proietteremo un filmato speciale di quattro minuti che ho curato e montato personalmente. Si tratta di un lavoro certosino in cui ho raccolto, attingendo a quindici anni di archivio del festival, le testimonianze più profonde, significative e commoventi dei tantissimi grandi artisti passati da Salina (da Maurizio Costanzo alla Comencini, fino ad Anna Marchesini, per citare solo alcuni dei circa trenta personaggi pazzeschi coinvolti). Ognuno di loro ha espresso pensieri bellissimi su Troisi durante le premiazioni degli anni passati.
Questo video si intitola Viva Troisi, un titolo profetico che ricalca una parodia della morte che lo stesso Massimo fece in un suo vecchio speciale televisivo (Morto Troisi, viva Troisi!). Lo proietteremo proprio per fare da cornice alla premiazione di Gerardo Ferrara. Tra l’altro, nelle testimonianze raccolte c’è anche un bellissimo aneddoto del regista Neri Parenti, il quale racconta che Troisi lo chiamava spesso per chiedergli consigli e aiuti, dicendogli ironicamente: "Non ce la faccio a fare le scene in bicicletta, ho assoluto bisogno di una controfigura". Un riferimento indiretto ma chiarissimo al ruolo di Ferrara.
Questo cortometraggio è in realtà il teaser di un progetto molto più ampio che presenteremo il prossimo anno: un vero e proprio documentario sulla storia del Premio Troisi, dalla sua nascita fino alla sua evoluzione in questi quindici anni. Avendo a disposizione una mole immensa di materiale e testimonianze inedite, lavoreremo alla sua produzione durante tutto l’anno. Il festival, in sostanza, si trasformerà in un film documentario dedicato a Massimo Troisi e alla "salinizzazione" del suo mito, raccontando le emozioni di chi in questi anni è venuto fin qui per visitare la casa del Postino e i luoghi storici dell’isola.
Senti, a proposito di commozione, mi allaccio un attimo a questa tua parola. In tutti questi anni di edizioni sono stati ovviamente consegnati svariati premi. C’è un riconoscimento che, guardando indietro, senti come il più significativo?
La risposta è senza dubbio Enzo Decaro. Il motivo risiede nel fatto che Decaro è l’attore in assoluto più legato a Massimo Troisi tra tutti quelli che abbiamo avuto l’onore di premiare. Insieme a Lello Arena formavano il leggendario trio La Smorfia, un sodalizio teatrale, comico e televisivo fondamentale nella vita di Troisi, oltre che un’amicizia personale indissolubile.
Sul palco del festival Enzo ha pianto di una commozione autentica e profonda, non si è semplicemente emozionato. Ha persino baciato il premio, e ho voluto inserire l’immagine di quel bacio proprio nella sequenza finale del video di cui ti parlavo prima. Dal punto di vista emotivo, la sua è stata la presenza più potente in assoluto. Tra l’altro, per anni Decaro aveva dovuto rifiutare i miei inviti a Salina, spiegandomi che il dolore per la perdita di Massimo era ancora troppo forte e che non ce l’avrebbe fatta a reggere l’impatto emotivo di quei luoghi. Alla fine, nel 2016, sono riuscito a convincerlo. Sul palco mi ha ringraziato immensamente per avergli dato l’opportunità di scoprire i luoghi del film e di elaborare quel ricordo.
Quindi Decaro può rientrare anche tra i momenti, gli aneddoti o gli incontri che custodisci di più nel cuore?
Sì, certamente a livello di commozione. Ma ce ne sono diversi. Molti altri artisti si sono emozionati sul nostro palco: la stessa Sandra Milo scoppiò in lacrime. In quell’occasione organizzammo una serata speciale a Milazzo perché lei non riusciva a raggiungere Salina, e lì le consegnammo il premio: un momento bellissimo in cui fu accompagnata dal soprano Chiara Taigi, cantarono insieme una canzone memorabile dedicata a Troisi.
Se parliamo di aneddoti incredibili, però, al primo posto devo mettere Matt Dillon. Fu una sorpresa straordinaria. Noi abbiamo sempre impostato la rassegna come un festival del cinema italiano. Un anno mi chiamò Giovanni Veronesi, che era il regista premiato in quell’edizione. Quell’anno — eravamo alla terza edizione – avevamo già un cast colossale, una parata di stelle che comprendeva Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Valeria Solarino, Aurelio Grimaldi, Sabina Guzzanti e Serena Autieri. Avevamo, come si suol dire, il mondo del cinema a Salina.
Veronesi mi telefonò e mi disse a bruciapelo: "Ti andrebbe di premiare Matt Dillon, candidato all’Oscar?". Io, che sono da sempre un grandissimo appassionato del cinema americano degli anni ’80 e ’90, gli risposi che mi stava facendo un regalo immenso. Matt Dillon venne a Salina; conosceva benissimo la figura di Troisi grazie a The Postman (lo chiamava proprio così, in inglese), avendo vissuto in prima persona gli anni dell’incredibile successo americano del film. Avere una star internazionale di quel calibro alla nostra terza edizione è stato un traguardo eccezionale.
C’è una particolarità legata all’ingaggio degli artisti di cui vai particolarmente fiero e che differenzia il MareFestival dalle altre rassegne?
Ci tengo a sottolineare un aspetto di cui vado profondamente orgoglioso: in quindici anni di festival e oltre cento premi assegnati (quest’anno supereremo quota 112-113), non abbiamo mai pagato il cachet a nessun artista. È una precisazione doverosa, poiché la maggior parte dei festival cinematografici paga gli attori anche solo per presenziare. Da noi non è mai successo. Gli attori si muovono esclusivamente per il piacere di scoprire Salina e di onorare la memoria di Massimo Troisi. Il vero valore del nostro premio risiede in questo. Chi pretende un cachet può tranquillamente starsene a casa; non è una questione puramente economica, ma di rispetto: pagare per una presenza svilirebbe la memoria di Troisi. È un concetto che condivido spesso con Maria Grazia Cucinotta: il valore del Premio Troisi non si compra, altrimenti la sua memoria verrebbe calpestata. Abbiamo mantenuto fermo questo principio negli anni, a differenza di altre realtà del settore che conosco bene.
Il Postino diventa per la prima volta un’opera teatrale grazie alla compagnia Tabula Rasa, giusto?
Esatto. Con questo progetto stiamo mantenendo una promessa fatta a Clara Rametta, un’imprenditrice fondamentale per Salina, profondamente amata dalla comunità, che è stata sindaca per molti anni di Malfa, il comune che comprende l’area di Pollara. Clara era anche la proprietaria dell’albergo che ospitò Massimo Troisi all’epoca delle riprese; ha seguito e accompagnato l’intera crescita dell’isola.
Purtroppo Clara è scomparsa prematuramente l’anno scorso. Il suo grande sogno era che il nostro festival realizzasse qualcosa a Pollara, proprio nei luoghi simbolo del film. Per questo abbiamo deciso di ambientare la terza serata, quella conclusiva della kermesse, proprio a Pollara. Poiché si tratta di una piazzetta molto piccola, non è possibile montare un palcoscenico tradizionale o allestire un grande show come facciamo nelle altre piazze. Abbiamo quindi pensato a una formula totalmente diversa, coinvolgendo la compagnia teatrale Tabula Rasa di Milazzo per mettere in scena lo spettacolo de Il Postino.
Per la prima volta a livello mondiale, la trama del film viene trasposta fedelmente in una rappresentazione teatrale, ricalcando passo dopo passo la sceneggiatura cinematografica. Lo spettacolo vedrà sul palco circa trenta attori e speriamo che la compagnia possa poi farlo girare nei teatri al chiuso di tutta Italia. Ovviamente, essendo una messinscena all’aperto, non ha il rigore acustico e tecnico di una sala tradizionale, ma la magia sta nel fatto che viene recitata nei luoghi esatti del set originale, sfruttando la piazza naturale e la scenografia spontanea dell’isola, dominata dai murales che raffigurano Troisi e Neruda. Sarà un momento celebrativo di rara suggestione.
Sempre restando su Clara Rametta, ho letto una dichiarazione del presidente della Sicilia Film Commission, Tarantino, che ha ricordato la sindaca facendo riferimento al suo sogno di costruire un cineteatro a Salina. Volevo sapere se questo sogno in qualche forma è ancora vivo.
Assolutamente sì. È un sogno che noi stessi abbiamo incoraggiato, sostenuto e sollecitato moltissime volte in questi anni. I primi a desiderare una struttura al chiuso siamo proprio noi organizzatori, sia per poter effettuare le proiezioni sia per tutare il festival in caso di maltempo, evento che su un’isola rischia di compromettere l’intera programmazione.
Clara aveva avviato questo progetto come iniziativa privata e, per finanziarlo, aveva aperto una campagna di crowdfunding. Per anni abbiamo supportato la raccolta fondi facendo registrare video-messaggi agli artisti ospiti del festival per invitare il pubblico a donare. So che l’iter ha subito dei rallentamenti, ma l’iniziativa sta andando avanti: mancano ormai delle somme residue per raggiungere la cifra necessaria a edificare la struttura, il cui progetto architettonico è già pronto e che, una volta completata, sarà intitolata proprio a Massimo Troisi. È un cantiere in divenire. Trattandosi di un’opera interamente privata e non pubblica i tempi si dilatano, ma la speranza è di poterla inaugurare entro pochi anni.
Tornando al discorso del sostegno pubblico, il festival gode del patrocinio della Regione Siciliana e della media partnership della Rai. È difficile mantenere l’indipendenza editoriale e artistica quando le istituzioni entrano come partner?
Per dodici anni abbiamo sostenuto il 90% del nostro bilancio grazie a sponsor privati, amici, donatori e all’enorme lavoro di autofinanziamento della nostra squadra; dal settore pubblico non ricevevamo quasi nulla. Il primo contributo ministeriale è arrivato soltanto tre anni fa, in occasione della dodicesima edizione del festival. Prima di allora non avevamo mai fatto richiesta.
I contributi degli enti locali sono sempre stati marginali o puramente simbolici. Basti pensare che i bandi regionali, a cui abbiamo iniziato ad attingere solo dall’anno scorso, si concretizzano spesso in patrocini onerosi da mille, duemila o tremila euro: cifre del tutto irrilevanti per coprire il bilancio di un grande evento come questo. Per oltre due decenni siamo stati indipendenti e non dobbiamo ringraziare nessuno se non il settore privato. Negli ultimi tre anni, con la crescita esponenziale del festival, abbiamo deciso di partecipare ai bandi pubblici previsti per le associazioni culturali e li abbiamo vinti per via della qualità del nostro progetto.
La carenza strutturale di fondi pubblici per la cultura in Italia rappresenta un ostacolo insormontabile per la pianificazione di un festival sulle isole minori?
La situazione generale dei fondi pubblici in Italia è allarmante. I finanziamenti sono decisamente esigui: quando un festival del nostro livello riceve diecimila o quindicimila euro, quella cifra basta a malapena a coprire le spese tecniche del service o i diritti SIAE. I festival meritevoli dovrebbero beneficiare di stanziamenti ben più consistenti, specialmente quando si sviluppano su un’isola minore, dove i costi logistici e di trasporto sono triplicati rispetto alla terraferma. Se organizzassi la medesima kermesse a Messina o a Palermo, mi costerebbe un quarto di quanto mi costa a Salina.
Noi abbiamo scelto la via dell’autoproduzione e della partnership con l’imprenditoria privata, una formula che funziona e continuerà a funzionare. Possiamo fare a meno dei finanziamenti pubblici, come dimostra la nostra storia. La nostra totale indipendenza è confermata sia dai temi trattati sia dagli ospiti invitati. Al MareFestival abbiamo sempre dato spazio alla massima pluralità di pensiero, affrontando e incrociando dibattiti culturali e politici senza alcuna preclusione ideologica. Il programma di quest’anno, ad esempio, prevede importanti focus legati a tematiche d’attualità.
Quali sono le urgenze sociali e culturali che il Festival vuole portare all’attenzione del pubblico e delle istituzioni in questa edizione?
In primo luogo affrontiamo i problemi strutturali che colpiscono da vicino le Isole Eolie, in particolare le criticità legate alla sanità territoriale, ai trasporti marittimi e alle infrastrutture. Sono temi apparentemente distanti dal cinema, ma la settima arte può trasformarsi in un formidabile veicolo di sensibilizzazione. Abbiamo organizzato proiezioni e tavole rotonde intendendo il cinema come strumento di promozione della salute e di prevenzione delle malattie.
Il festival si offre come un’importante camera di compensazione in cui si riuniscono esperti, rappresentanti istituzionali e autorità per confrontarsi direttamente attorno a un tavolo e cercare soluzioni concrete per il territorio.
So che c’è anche un’importante novità infrastrutturale legata al territorio che verrà discussa durante i vostri talk istituzionali. Di cosa si tratta?
Quest’anno celebreremo un traguardo fondamentale per la comunità locale: l’imminente completamento del nuovo porto di Malfa, un’infrastruttura strategica che darà un enorme impulso economico e logistico non solo a Salina, ma a tutto l’arcipelago eoliano. Organizzeremo un talk tematico alla presenza dell’Assessore Regionale alle Infrastrutture. Avremmo voluto inaugurarlo proprio in coincidenza con i giorni del festival, ma una recente mareggiata ha causato alcuni danni strutturali; i tecnici sono già al lavoro per le riparazioni e l’inaugurazione ufficiale slitterà di circa un mese o un mese e mezzo. Il festival si conferma così un’eccezionale occasione di raccordo istituzionale.
Sul fronte prettamente sociale e culturale, proietteremo un documentario di grande valore storico incentrato su una vicenda poco nota: la provincia di Messina è stata una delle aree d’Italia con la più alta densità di emittenti radiofoniche private durante la grande stagione del boom degli anni ’70 e ’80. Attraverso questo lavoro documentaristico vogliamo far riscoprire al pubblico una pagina d’oro della storia del nostro territorio. Inoltre, toccheremo il delicatissimo tema della violenza sui minori attraverso la proiezione di un cortometraggio d’animazione inedito, realizzato in collaborazione con un presidio ospedaliero di Catania; un linguaggio immediato per accendere i riflessori su una piaga sociale spesso tragicamente sottaciuta.
Il cinema internazionale vive di continui omaggi alla grande tradizione italiana. Se dovessi pensare a registi o attori italiani contemporanei capaci di unire poesia, territorio e umanità, proprio come fece Troisi, hai qualche nome in mente?
Massimo Troisi era un artista unico e irripetibile, sia per la sua cifra stilistica sia per la sua inconfondibile modalità espressiva e recitativa. Se dovessi individuare un autore contemporaneo in grado di ereditare quella capacità di fare una commedia arguta, capace di dire cose profondissime attraverso un linguaggio ironico, semplice e immediato, farei il nome di Checco Zalone. Molti critici lo hanno accostato alla maschera di Paolo Villaggio e al suo Fantozzi, ma a mio avviso la sua comicità si avvicina molto di più alla sensibilità di Troisi. Zalone, attraverso le sue canzoncine e la sua apparente leggerezza recitativa, nasconde una satira sottile, arguta e immediata. Sotto la superficie di una comicità accessibile a tutti si celano messaggi sociali e riflessioni umane di straordinaria profondità. In questo senso, lo ritengo l’esponente cinematografico più prossimo alla lezione di Troisi.
Oggi il MareFestival è considerato uno dei premi cinematografici più prestigiosi della Sicilia. Se potessi parlare al Massimiliano Cavaleri del 2012, cosa gli diresti?
Cosa gli direi? Obiettivamente nessuno di noi si aspettava un successo simile. Se qualcuno mi avesse detto, quando ero solo un bambino appassionato di cinema, che un giorno avrei intervistato e ospitato giganti dello schermo come Giancarlo Giannini o tante altre stelle internazionali, non ci avrei creduto; non ci avrei scommesso un solo euro.
Al me stesso del 2012 direi semplicemente: "Vai avanti dritto per la tua strada". I sacrifici, le fatiche e le resistenze burocratiche e istituzionali sono state tantissime in questi anni, ma ogni percorso professionale vive di ostacoli da superare. Se mantieni la rotta senza farti distrarre, alla fine i risultati arrivano. La nostra scommessa si può dire ampiamente vinta, o quantomeno felicemente perseguita; canteremo vittoria definitiva quando festeggeremo i cinquant’anni del festival.
Avete mai pensato di allargare i confini del festival verso una dimensione più internazionale?
Ogni nuova edizione diventa paradossalmente più complessa della precedente perché si avverte la responsabilità di dover superare il livello qualitativo già raggiunto. C’è una forte aspettativa da parte del pubblico e dei media: ogni volta mi domando chi potrò invitare l’anno successivo per mantenere alti gli standard. Molti addetti ai lavori ci spingono a internazionalizzare ulteriormente il festival; la verità è che non si tratta di una mancanza di volontà o di mezzi, ma di una precisa scelta strategica. Il nostro è un premio dedicato a Massimo Troisi e all’identità del cinema italiano, rivolto a chi ha lavorato con lui, a chi lo ha amato e a chi ne ha condiviso il percorso artistico. Vogliamo che il festival mantenga orgogliosamente questa forte brand identity italiana.
Alla fine di questi intensi giorni di festival, qual è l’immagine che speri di portarti a casa da questa edizione?
Spero di portarmi a casa, come sempre, dei ricordi bellissimi. La soddisfazione più grande di questo festival è che, puntualmente, ogni attore ospite, al momento dei saluti, mi dice: "Massimiliano, mi inviti anche l’anno prossimo? Posso tornare?"*. Tutti si congedano con questa richiesta. Purtroppo per ovvie ragioni di rinnovamento della rassegna non possiamo invitare sempre gli stessi volti, ma questa accoglienza mi riempie di gioia. Gli artisti mi ringraziano dicendo di aver scoperto la bellezza di Salina e di aver approfondito il legame artistico con Troisi grazie all’atmosfera del festival.
Oggi viviamo una vita frettolosa, frenetica, accelerata e ci dimentichiamo poi delle cose belle. Il Postino raccontava esattamente questo: la poesia che nasce dall’incontro tra il grande poeta e il portalettere, il quale impara l’uso delle metafore per conquistare la donna amata. Questa dimensione lirica e quasi sospesa si riflette nei rapporti che si creano sull’isola. Ogni artista che sbarca a Salina riscopre la semplicità e la familiarità.
Il nostro festival ha un enorme riverbero sui media nazionali e sulle televisioni, ma nel momento in cui si mette piede sull’isola crolla qualsiasi barriera tra la celebrità e il pubblico. Si instaura un clima intimo, quasi privato: gli spettatori possono dialogare e stringere le mani agli artisti in totale spontaneità perché il territorio è piccolo e l’accoglienza è a misura d’uomo. La struttura alberghiera più grande dell’isola conta appena venti camere; è un festival di nicchia, protetto da un’atmosfera tipicamente eoliana. Gli artisti si innamorano di questa vicinanza umana, un’esperienza preziosa che non troveranno mai nei grandi festival internazionali blindati, dove la distanza è scandita da transenne e migliaia di fotografi.
