Diego Abatantuono e quella scoperta che gli fece perdere il sorriso: “Pensavo di essere ricco”, poi svela il suo vero 'malloppo'
Dalla casa di campagna acquistata nel 1982 agli errori degli esordi, fino alla famiglia e agli alberi: il racconto di una vita tra cadute e grandi fortune.

A volte la fortuna arriva travestita da errore, da incontro casuale o persino da una caduta. Diego Abatantuono lo sa bene. Nella sua casa di campagna, comprata più di quarant’anni fa e diventata negli anni una sorta di autobiografia con porte e finestre, l’attore ripensa alle scelte che hanno segnato la sua vita. Dai primi successi alle ingenuità economiche, dagli incontri con Salvatores, Comencini e Scola alla famiglia, il bilancio è sorprendentemente leggero. Intervistato da Repubblica, Abatantuono racconta senza filtri ciò che è andato storto, ma anche tutto quello che è andato bene nella sua vita. Tutti i dettagli, di seguito.
Diego Abatantuono e la grande sorpresa: "Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse"
In un’intervista a Repubblica, Diego Abatantuono ripercorre alcuni momenti centrali della sua vita e della sua carriera, partendo dalla casa di campagna tra Romagna e Marche, acquistata nel 1982 e diventata negli anni un luogo simbolico per tutta la famiglia. Qui hanno vissuto i suoi genitori, sono cresciuti i figli e oggi trascorrono del tempo anche i nipoti. Un posto che per l’attore rappresenta una vera e propria eredità familiare. Abatantuono racconta anche gli inizi della carriera e le difficoltà economiche affrontate dopo il successo: "Ho iniziato giovane: ero ferrato sul cabaret, ma conoscevo poco il cinema e per nulla Roma. Nel primo periodo di euforia ho fatto dodici film in due anni e commesso errori. Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mia madre. Fu difficile".
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Entra nel canale WhatsAppParlando del nuovo film Il malloppo, diretto da Volfango De Biasi, l’attore riflette sul rapporto tra passato, caso e destino, ricordando alcune delle occasioni più importanti della sua carriera, da Salvatores a Comencini, fino a Pupi Avati: "Con il Mago Forest avevamo pensato a una specie di Nero Wolfe che invece della serra avesse un ristorante e tutto il suo passato, un porto franco dove arrivavano le notizie. Poi invece è nato un film, si è aggiunto Max Angioni. Vediamo come va e se sarà anche una serie. Non credo ai talenti da scoprire, ma alle persone con cui lavori bene. Quando feci Marrakech Express avevo 20 film alle spalle, e per Salvatores era il primo vero film di cinema. Il produttore pensava a un regista spagnolo e io "Perché uno spagnolo? Gabriele è bravo". Il cinema per me è fatto di pelle: regista, attori, storia, dove vai a girare. Faccio un mestiere che amo, perché scegliere di soffrire?"
Diego Abatantuono: "Il mio ‘malloppo’ è la famiglia"
La sua filosofia di vita resta però legata alla capacità di ridimensionare le difficoltà e riconoscere le proprie fortune, anche dopo una caduta sul set del Malloppo: "Mi sono fatto male a una gamba. Per girarmi a salutare un fan sono inciampato. Ma faccio subito il calcolo di come sarebbe potuta andare peggio e mi tranquillizzo." E prosegue: "Ho avuto tanta fortuna nella vita, come potrei lamentarmi per una caduta?". Al centro delle sue priorità c’è soprattutto la famiglia, che definisce "il mio malloppo", anche alla luce dei rimpianti ascoltati da grandi attori come Tognazzi e Gassman, spesso dispiaciuti di aver trascorso troppo poco tempo con i figli: "La mia famiglia è il mio malloppo. Ho avuto la fortuna di frequentare i grandi attori di un’altra epoca, da Tognazzi a Gassman, e quando chiedevo loro quale rimpianto avessero, la risposta era quasi sempre: "Sono stato troppo poco con i miei figli". Sentendo tutto questo ho cercato di organizzare la mia vita in modo diverso: scegliendo posti dove potessi stare con i miei figli, lavorando un po’ meno, cercando tempo per loro. Arrivavo perfino a dire: "Invece di fare i compiti, giochiamo alla PlayStation, facciamo un torneo". Se poi non prendevano il massimo a scuola andava bene lo stesso".
Diego Abatantuono e i progetti per il futuro
Tra le sue passioni c’è poi l’ambiente. Abatantuono continua a piantare alberi e sostiene la necessità di aumentare il verde soprattutto nelle città: "Farei una legge: per ogni certa quantità di metri costruiti, devi piantare un albero". Guardando al futuro, pensa a un documentario on the road con Alessandro Genovesi e a un possibile ritorno a teatro dopo quarant’anni. Il filo conduttore, però, sembra già chiaro: cinema, famiglia, libertà e la volontà di continuare a piantare alberi: "Con l’amico Alessandro Genovesi pensiamo a un documentario on the road partendo da Milano. Poi, dopo 40 anni, vorrei tornare in teatro per una conversazione aperta con il pubblico: cinema, vita, mondo, libertà. E continuare a piantare alberi".
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