Delitto di Via Poma, Tg1 annuncia svolta dopo 36 anni: "Tracce di DNA su indumenti di Simonetta Cesaroni". Di chi sono
Importante novità al Tg1 nell'inchiesta per il delitto di via Poma, a distanza di 36 anni dalla morte di Simonetta Cesaroni: rinvenute tracce di DNA sui vestiti, svolta vicina

Sono ormai trascorsi quasi 36 anni da uno dei misteri che ha segnato la storia del nostro Paese, il delitto di via Poma, rimasto ancora adesso senza un colpevole. Era infatti il 7 agosto 1990 quando Simonetta Cesaroni era stata trovata senza vita nell’ufficio in cui lavorava a Roma, letteralmente massacrata a coltellate, senza che le indagini riuscissero a trovare un movente.
Nonostante il tempo passato, l’inchiesta per il caso potrebbe arrivare presto a una svolta importante coinvolgendo persona che finora non erano mai state prese in considerazione.
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Entra nel canale WhatsAppDelitto di via Poma, svolta possibile: nuove indagini del DNA, le rivelazioni al Tg1
Ormai da tempo non si parla del delitto di via Poma, quello che ha portato all’uccisione di Simonetta Cesaroni, ma potrebbero esserci a breve novità importanti. L’inchiesta sul caso risulta ancora aperta, per omicidio contro ignoti dopo che a dicembre del 2024 il gip ha respinto la richiesta di archiviazione arrivata dalla Procura e disposto una serie di accertamenti da svolgere. Si era così arrivati ad analizzare tutto il materiale fotografico e le tracce del DNA presenti nell’ufficio in cui era avvenuto l’omicidio della giovane.
Il 4 giugno scorso la Proura è arrivata a disporre un "accertamento tecnico irripetibile", con l’obiettivo di provare a capire davvero chi possa avere tolto la vita all’allora 25enne. Sulla base di quanto trapela, nel mirino degli inquirenti ci sarebbero cinque donne e tre uomini, professionisti ma anche persone vicine a chi lavorava in quegli uffici: a loro è stato prelevato il DNA per compararlo con gli ultimi frammenti biologici, ormai usurati, rilevati sugli indumenti di Simonetta.
Questa mossa, per alcuni decisamente inaspettata, fa però ben sperare la famiglia della vittima, che si augura di avere quella giustizia che attende da decenni. Qualcosa di nuovo ed estremamente importante sarebbe effettivamente emerso, come rivelato da Emiliano Giardina, consulente della famiglia di Simonetta Cesaroni, che ne ha parlato ai microfoni del Tg1.
"Sono state rilevate delle tracce, precisamente sul reggiseno e sul corpetto, che risultano essere di interesse investigativo – sono le parole del genetista -. Qui è stato rilevato il DNA di Simonetta, ma anche una seconda componente, che può essere utilizzata per effettuare nuovi confronti".
Sugli indumenti della vittima ci sarebbe quindi anche il materiale genetico di una persona sconosciuta, isolato grazie alle nuove tecnologie disponibili, che potrebbe essere entrato in contatto con lei prima della sua morte Ora si sta già procedendo con il raffronto di quella traccia con alcuni soggetti, comunque attualmente non indagati, che frequentavano lo stabile in via Poma. I primi esami, tra il DNA prelevato a otto persone e quello ricavato dai reperti, hanno però avuto risultato negativo.
Giardina crede comunque sia possibile arrivare a qualcosa di inaspettato anche solo fino a qualche mese fa. "Ci sono dei confronti che sono già stati eseguiti, ma anche molti altri che dobbiamo ancora espletare". Niente viene tralasciato, si sta cercando anche un documento che potrebbe essere stato lasciato dall’ex portiere del palazzo Pietrino Vanacore, dove potrebbe avere raccontato la sua verità. Insomma, quello che a oggi è considerato un cold case a breve potrebbe non esserlo davvero più.