Caso Garlasco in Tv, Lovati ribadisce le accuse: "Sleali" e De Rensis annuncia: "Dati nuovi". Spunta nuovo errore nelle indagini

Nella puntata di mercoledì 3 settembre di Zona Bianca si torna a parlare dell'omicidio di Chiara Poggi e il confronto si fa acceso

Valentina Di Nino

Valentina Di Nino

Giornalista

Romana, laurea in Scienze Politiche, giornalista per caso. Ho scritto per quotidiani, settimanali, siti e agenzie, prevalentemente di cronaca e spettacoli.

Nuovo appuntamento con Zona Bianca, mercoledì 3 settembre 2025, condotto da Giuseppe Brindisi, mercoledì 3 settembre 2025, che è anche l’ultimo della stagione. Una puntata ricchiessima in prima serata su Rete Quattro in cui si parla di e si approfondiscono tanti temi caldi dell’attualità. Si parte con la situazione di Gaza e l’idea trumpiana di Gaza Riviera, si chiude con gli autovelox e le multe che generano, passando per il caro vacanze e l’overtourism. Il blocco più animato però, è quello in cui si parla del discusso caso di Garlasco e delle indagini, vecchie e nuove sull’omicidio di Chiara Poggi.

Garalsco a Zona Bianca (3 settembre 2025): cosa è successo

In studio, Brindisi accoglie un ricco parterre di ospiti esperti del caso: dagli avvocati Massimo Lovati difensore dell’indagato Andrea Sempio all’avvocato Antonio De Rensis legale di Alberto Stasi, condannato per il delitto, continuando con il direttore del settimanale Gente Umberto Brindani, i giornalisti Rita Cavallaro e Stefano Zurlo, Ilaria Cavo, la criminologa Flaminia Bolzan e la magistrata e politica Simonetta Matone.

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Il dibattito è come, sempre, molto animato. Nota il direttore Brindani: "Dalla rivelazione sulla contaminazione di Ignoto 3 (a fine luglio ndr), la procura non ha aperto più bocca e ha continuato a lavorare in silenzio. Tutto quello che è uscito fuori in agosto, è frutto del lavoro dei giornalisti. Noi (nella lunga inchiesta del settimanale Gente ndr) siamo arrivati a contare 60 errori nella vecchia indagine, ma in queste ore sta emergendo altro, e possiamo dire che sono anche 61." Un numero davvero incredibile.

Brindisi porta il discorso sulla data del 24 ottobre quando in aula saranno ascoltati gli esperti incaricati dell’incidente probatorio. Sottolinea l’avvocato De Rensis: "Sono in corso accertamenti, questa indiscrezione ha fondamento, potrebbero esserci dei dati ritenuti troppo grezzi all’epoca, non rilevabili, che oggi con tecnologia lo sono diventati, potremmo essere di fronte a dati nuovi, me lo ha detto un esperto, con tutti i condizionali del caso."

Poi è il turno dell’avvocato Lovati che, ancora una volta, sostiene che secondo lui Alberto Stasi è innocente, messo in mezzo dai veri colpevoli e si torna sullo strano "incubo" raccontato dal legale in cui succedeva qualcosa di molto grave: "Io ho avuto un incubo, ho sognato che i carabinieri mettevano del dna del mio assistito dentro il Fruttolo". "Ma è gravissimo", sottolinea Brindisi, ma Lovati continua a ribadire le sue accuse: "Io ho aggiunto il perché di questo incubo, e il perché è che i carabinieri si sono comportanti slealmente", dice. "I sogni son sogni, ma quando hanno chiamato il mio cliente per fargli fare le impronte digitali appena dopo che il gip ha nominato il perito, senza avvertire me, non mi fido più" ribadisce Lovati.

De Rensis torna su un particolare importante della vicenda, chiedendo al collega: "Quando c’è la festa, in piazza i negozi sono aperti e chiusi?". "La libreria pare che il lunedì sia sempre chiusa" dice Lovati, riferendosi al famoso scontrino che fa parte dell’alibi di Sempio. "Mi avete letto nel pensiero".

Poi Rita Cavallaro parla dell’ennesimo errore che ha scovato nelle vecchie indagini sul caso: "Ci sono state importanti problematiche relative alle foto fatte sul luogo del delitto, perché nella loro numerazione dentro al fascicolo alcuni numeri saltavano, e scopriamo oggi dalle carte che il prof Giarda aveva sollevato la questione, e il pm ha dovuto ammettere che alcune foto il Ris le aveva cancellate, facendo altri sopralluoghi utilizzando la stessa macchina fotografica. Quindi oggi noi non sappiamo quali foto sono state selezionate e quali sono state consegnate per l’inchiesta, e questa è una cosa grave".

La dottoressa Matone affonda: "Purtroppo, il principio più violato in Italia dai pm è la ricerca degli elementi favorevoli all’indagato, un atteggiamento mentale diffuso ma grave perché altera il quadro di insieme. Le foto devono essere tutte a disposizione, perché altrimenti la scena del crimine risulta alterata a sfavore degli indagati".

Sul dna sul pollice di Chiara Poggi Ilaria Cavo sostiene: "Abbiamo di fronte a noi una scena che non denota una reattività di Chiara nei confronti dell’assassino, ma molto più probabilmente una traccia da trascinamento, quindi anche in questo caso mi sembra tirato mettere insieme tutto come fossero svolte"

Riflette il direttore Brindani: "Se metto in fila le questioni della traccia sul pollice, della traccia 33, il dna sulle unghie non esaminabile …ma non è che ha ragione la dottoressa Matone, ovvero che chi indaga "seleziona"? È un sospetto eh. C’è anche la traccia di una mano insanguinata ignorata!"

Insomma, le domande e le questioni aperte continuano a essere tantissime, 60 appunto, e forse più.

Interviene Stefano Zurlo: "Dispiace che Lovati si sia opposto e che la traccia 33 non sia rientrata nell’incidente probatorio, perché è stata oggetto di varie suggestioni. Il fatto che non ci siano le foto suscita amarezza, in tutte le indagini nei fascicoli si perde sempre qualcosa".

A chiudere il blocco però, un riassunto lucidissimo della situazione da parte di Simonetta Matone: "Non capisco perché ci dobbiamo chiudere di fronte a questi nuovi accertamenti. Questa vicenda suscita degli inquietanti interrogativi. La sentenza Cassazione si conclude con una frase gravissima, e cioè che l’omicidio di Chiara Poggi è un omicidio d’impeto, questo vuol dire che l’assassino, all’improvviso, ha preso qualcosa in casa per uccidere Chiara, ma da casa di Chiara Poggi non manca niente. Questo è un punto interrogativo grosso come una casa." Poi ricostruisce quello che, secondo la definizione "omicidio di impeto" nei 23 minuti del buco del suo alibi avrebbe dovuto fare Stasi (ricostruzione piuttosto difficile da ritenere realistica) e conclude: "Il tema è che a me sembra che, siccome Stasi ha 23 minuti di buco,i n cui è senza alibi, si fa il contrario di quello che si dovrebbe fare dal punto di vista giuridico e dal punto di vista etico."


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