Garlasco, nelle chat MSN di Chiara Poggi e Alberto Stasi il possibile movente. La mossa in difesa del nuovo consulente

La Procura non trascura i dettaglii nella nuova indagine del delitto di Garlasco, in corso analisi delle chat di Chiara e Alberto. Presa di posizione in difesa del consulente

Libero Magazine

Libero Magazine

Redazione

Libero Magazine è il canale del portale Libero.it dedicato al mondo della televisione, dello spettacolo e del gossip.

Chiara Poggi - Alberto Stasi
RaiPlay

Il delitto di Garlasco, in cui è stata uccisa Chiara Poggi a soli 26 anni il 13 agosto 2007, continua a fare discutere, nonostante in carcere ci sia da dieci anni il fidanzato Alberto Stasi, che si è sempre proclamato innocente. Da poco più di un mese la Procura di Pavia ha deciso di riaprire il caso, convinta che diversi aspetti non siano stati analizzati a dovere, arrivando a iscrivere nel registro degli indagati per concorso in omicidio Andrea Sempio, amico del fratello della vittima.

Il 37enne era stato già indagato in passato, ma aveva ottenuto due archiviazioni, con un procedimento ritenuto troppo frettoloso e forse non del tutto trasparente, non a caso si è arrivati a iscrivere nel registro degli indagati sia il papà sia il pm dell’epoca Venditti con l’accusa di corruzione. Ora si sta provando a non lasciare niente al caso, verificando con cautela anche le conversazioni in chat dei due ragazzi, questo potrebbe fare emergere il movente, che è rimasto sempre misterioso nonostante la condanna.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Garlasco, dalle chat di Chiara e Alberto ai dubbi da chiarire

Nel corso degli anni sono state diverse le ipotesi messe in evidenza per individuare il movente che potrebbe avere spinto Alberto Stasi a uccidere Chiara Poggi, ma non avendo trovato risultanze si è arrivati alla condanna senza averne uno. La Procura ha comunque fatto finire nel mirino Andrea Sempio, per questo si sta provando a comprendere se possano esserci stati contatti tra lui e la vittima, sempre negati però dal diretto interessato.

I due fidanzati all’epoca usavano le chat MSN per comunicare, ma qui non sarebbe stato trovato alcun legame tra la 26enne e l’attuale indagato. Lei, infatti, aveva una lista di contatti decisamente ridotta, che comprendeva solo tre persone, il fidanzato, un’amica di infanzia e con un altro ragazzo, conoscenza in comune con il fidanzato.

L’obiettivo degli inquirenti è comunque quello di non trascurare alcun dettaglio, per questo c’è attesa in merito a quanto emergerà dalla BPA effettuata dai RIS di Cagliari, che potrebbe far riscrivere dinamica e responsabili. Tra le persone che si stanno occupando del caso c’è da poco Oscar Ghizzoni, nuovo consulente della difesa di Stasi, che ha fatto sapere la sua opinione in merito alle impronte nella casa di Via Pascoli: "Non ho dubbi sulla marca, è una FRAU, ma il numero potrebbe essere da rivedere", ha detto nella puntata di "Quarto Grado" in onda venerdì 13 febbraio 2026. Questo aprirebbe quindi spazio a un nuovo scenario, che potrebbe escludere la presenza di Stasi, cosa che ha trovato opposizione di gran parte degli opinionisti presenti, a eccezione di Carmelo Abbate. Anzi, si è arrivati a mettere in discussione la professionalità del consulente parlando di alcuni contenuti presenti nel suo curriculum che non corrisponderebbero a un addetto ai lavori esperto e affidabile. Si è parlato in modo particolare della sua esperienza da bagnino e da insegnante, fatta comunque quando era ancora un ragazzo per mantenersi in attesa di trovare la stabilità a livello lavorativo.

La presa di posizione di Linarello e Bocellari

Questo modo di agire è stato ritenuto però inaccettabile da parte di alcune delle persone che si stanno occupando della difesa di Alberto. Il primo a muoversi è stato il genetista Pasquale Linarello, uno dei primi a individuare le tracce di Sempio. che lavora da tempo con Ghizzoni:"L’attacco mediatico subito dal collega e amico Oscar Ghizzoni (…) rappresenta l’ennesimo tentativo di delegittimare un professionista che ha fatto delle scienze forensi la propria vita. Non in TV, ma nelle aule di giustizia – ha scritto sul suo profilo Facebook -, dopo aver concluso il nostro percorso nell’Arma dei Carabinieri, di cui abbiamo fatto parte e di cui andiamo fieri, abbiamo dovuto, per necessità, svolgere anche altri lavori (come l’insegnante, lavoro peraltro complicato e pieno di responsabilità), perché solo con le consulenze forensi, agli inizi, non si riusciva a ‘campare. Questo passaggio è comune a tanti professionisti e ricercato,ri, non credo sia motivo di scherno".

Di fronte a questo accaduto non ha voluto restare in silenzio nemmeno Giada Bocellari, da tempo legale di Stasi, in genere abituata a stare lontana dalle polemiche, ma questa volta ha ritenuto fosse impossibile fare altrettanto. "Queste provocazioni richiedono un doveroso intervento, non tanto per difendere il dottor Ghizzoni, oggetto di un attacco personale abbastanza grave, perché non ne ha bisogno, il suo curriculum parla per lui. Siamo convinti che quello che è accaduto ieri sera vada censurato. Crediamo anche che debbano essere fatte delle scuse pubbliche al dottor Ghizzoni per quello che è stato detto perché la delegittimazione del professionista, l’attacco personale, non è accettabile. È accettabile la critica, il confronto, eventualmente il contraddittorio al quale non ci siamo mai sottratti, se non nelle sedi in cui riteniamo che non possa essere garantito in maniera serena. Il contraddittorio non può mai passare, e così anche l’informazione, per l’attacco personale e la delegittimazione. Credo che con questo si sia superato ogni limite tollerabile e accettabile: poi il dottor Ghizzoni valuterà sicuramente se agire nelle sedi opportune per tutelare la sua immagine professionale, sensibilmente lesa. Il dottor Ghizzoni non sarebbe competente o un professionista che può dare una valutazione in sede dattiloscopica perché quando aveva 19 anni ha fatto il bagnino o perché quando è uscito dal Ris di Parma ha fatto l’insegnante di scuola media, senza considerare tutto il resto del suo curriculum, gli ulteriori quasi 30 anni di carriera come consulente forense, dà un’immagine distorta di quello che è la sua professionalità".


Potrebbe interessarti anche