Garlasco in Tv, retroscena choc sulla spazzatura: "Ci fu impedito". L'impronta della mano e la rabbia di De Rensis
Nella puntata del 15 settembre di Quarta Repubblica, le ultime news sul delitto di Garlasco, tra cui l'impronta della mano e le analisi del 2007 sulla spazzatura: cosa è successo

Dalla nuova puntata di Quarta Repubblica, condotta da Nicola Porro in prima serata su Rete4 lunedì 15 settembre 2025, emergono nuove informazioni sull’indagine svolta a Garlasco nel 2007: un risvolto clamoroso riguarda proprio la spazzatura, ora al centro dell’incidente probatorio. Non solo, perché si parla anche dell’impronta di mano (nelle immagini mostrate in diretta ieri sera e nei giorni scorsi è segnata col numero 5) difficile da decifrare: per il genetista Matteo Fabbri è davvero una mano, così come lo è per Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi. Ecco cosa è successo nella puntata del 15 settembre di Quarta Repubblica e le ultime notizie su delitto di Garlasco.
Delitto Garlasco, ultime notizie: cosa è successo a Quarta Repubblica nella puntata del 15 settembre 2025
Comincia col botto la puntata di Quarta Repubblica, perché l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, dopo aver ascoltato l’audio di un’intercettazione di Andrea Sempio in auto, risalente al 2017, dichiara che probabilmente l’indagato non si troverebbe a dover far fronte a nuovi interrogatori e a telecamere e giornalisti onnipresenti se l’ex procuratore aggiunto Venditti "non avesse capito in 21 secondi che Sempio non c’entrava nulla": "Forse avrebbe fatto indagini un po’ più approfondite e forse oggi non ci sarebbe questa" aggiunge.
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Entra nel canale WhatsAppE poi, una volta vista l’intervista di Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado ai genitori di Sempio, commenta: "Tutto questo dolore che pervade la vicenda ha come primo responsabile l’assassino della povera Chiara, che ad oggi per la giustizia italiana è Alberto Stasi, ma c’è un secondo responsabile a un cm di distanza: un’indagine orribile, perché se l’indagine di Vigevano fosse stata fatta come doveva essere fatta, oggi avremmo molte più certezze". Il giornalista Stefano Zurlo lo interrompe: "Dire che un’indagine è a un cm da un assassino è una frese fortissima e molto pericolosa", ma De Rensis risponde a tono: "È pericoloso chi dice che l’indagine di Pavia è fondata su un’idea. Quella di Vigevano ha delle responsabilità precise, perché tutti i buchi sono frutto di attività fatte male, perché se a lei, Dottor Zurlo, avessero cancellato l’alibi sul computer e tutto il resto, oggi sarebbe imbufalito".
La spazzatura nella casa di Chiara Poggi a Garlasco
Per quanto riguarda la spazzatura ora al centro dell’incidente probatorio, il genetista Matteo Fabbri dichiara: "Una prima ispezione che tentammo di fare nel lontano 2007, quando ci venne data la prima possibilità di accedere alla casa dopo circa 30 giorni dall’omicidio di Chiara, tentammo, invano, durante il sopralluogo, di poter esaminare il contenuto della pattumiera, azione che ci venne fortemente bloccata e impedita. Riuscimmo semplicemente a fare una piccola fotografia di questo contenuto dove, a ricordo, comparivano i Fruttoli e il tè". Nicola Porro gli chiede "perché le fu impedito?" e Fabbri risponde: "Sinceramente è una motivazione che ancora oggi non ho e quindi non posso darle una risposta. Sicuramente era un reperto centrale che doveva interessare a tutte le parti, non solo a noi della difesa ma soprattutto agli inquirenti".
Quarta Repubblica, la pista dei due killer
Nel corso della puntata sentiamo anche un dialogo tra la madre di Chiara Poggi e la madre di un’amica di Alberto Stasi che riguarda proprio il contenuto della spazzatura trovata nella loro villetta. "Mi ha detto: ‘Nella pattumiera c’erano due fruttoli. Non è possibile che lei quella mattina abbia mangiato tutta quella roba lì, perché, credimi, la sera prima con me non li ha mangiati. Come faceva a esserci nella spazzatura tutta quella roba lì?‘", queste le parole che la madre dell’amica di Stasi si è sentita dire da quest’ultimo al tempo. Dopo questo audio, Matteo Fabbri dichiara che fin da subito al tempo avevano ipotizzato che, come modalità di trasporto e di sollevamento, ci fosse dietro "un meccanismo di trasferimento (del corpo di Chiara, ndr) operato da almeno due persone", quindi che fossero coinvolte nel delitto più persone. E aggiunge: "Ciò che ci ha portato a questa ricostruzione sono stati i segni scientifici oggettivi reperiti sulla scena del crimine. Mi riferisco agli spruzzi di sangue, alle striature della mano".
Garlasco, l’impronta della mano: parla De Rensis
A proposito dell’impronta numero 5 del caso di Garlasco che sembra essere quella di una mano, in studio viene ricordato da Antonio De Rensis che questa impronta è stata misurata (19 cm di lunghezza e 16/17 cm di larghezza): "Considerando l’importanza di chi l’ha misurata, se fosse stata una conchiglia non credo che lo avrebbe fatto" aggiunge il legale di Stasi. E Matteo Fabbri gli dà manforte: "Siamo stati i primi e gli unici a misurarla, seppure in maniera grezza e grossolana. Le caratteristiche dimensionali hanno caratteristiche compatibili con quelle dell’impronta di una mano. Se è una mano maschile o femminile? Dalle dimensioni riportate dall’avvocato De Rensis, è una mano piccola che può essere femminile, ma non escludo che possa essere maschile, la mia è poco più grande di quella".
