Delitto Garlasco, Brindisi fa piangere i social: "Chapeau". Poi De Rensis esplode: "Non lo accetto"

Nella puntata del 13 agosto di Zona Bianca, il conduttore Giuseppe Brindisi fa un lungo discorso su Chiara poggi che commuove il pubblico: cosa ha detto

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Nella nuova puntata di Zona Bianca, condotta come sempre da Giuseppe Brindisi in prima serata su Rete 4 mercoledì 13 agosto 2025, assistiamo a diversi confronti accesi sul delitto di Garlasco che vedono protagonista la giornalista e politica Ilaria Cavo la quale tende a interrompere tutti, tanto che l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, perde la pazienza. Ecco cos’altro è successo nella puntata di Zona Bianca: dal discorso commovente del conduttore e lo scontrino del parcheggio di Vigevano di Andrea Sempio al testimone inattendibile e il dibattito.

A Zona Bianca il discorso di Giuseppe Brindisi su Chiara Poggi fa piangere i social

Il segmento dedicato al delitto di Garlasco si apre con Giuseppe Brindisi che commuove i social parlando di Chiara Poggi (tanti i commenti di utenti su ‘X’ che si complimentano col conduttore definendo le sue parole le migliori sentite fino a questo momento sulla vittima. Tra questi, "‘Mi sono commosso" e "Chapeau"): "Oggi è un giorno molto particolare. Il 13 agosto del 2007, esattamente 18 anni fa, veniva uccisa Chiara Poggi. E allora permettetemi di dire alcune cose. Chiara Poggi poteva essere tutto ciò che una donna desidera diventare: poteva essere una professionista affermata, una madre libera, una figlia che diventa adulta mentre i genitori invecchiano. Poteva essere un’amica presente, una sorella che ride forte, una donna viva nel mondo…".

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Poi prosegue: "E invece è stata ridotta a un epiteto, ‘la povera Chiara’, come se la sua esistenza si esaurisse nel delitto, come se la sua identità fosse soltanto il riflesso del dolore altrui. La cronaca l’ha fatta scomparire due volte, la prima con la morte e la seconda con la narrazione. Personalmente ne aggiungerei una terza: con la verità giudiziaria, una verità fragile alla luce dei recenti sviluppi. Per questo motivo credo che queste nuove indagini siano davvero importanti, non solo per stabilire una nuova verità giuridica che sia il meno possibile macchiata da errori od omissioni, o magari per restituire la fiducia agli italiani in una giustizia giusta, ma soprattutto per strappare Chiara al silenzio del lutto, a un’immagine che non abbiamo mai visto in tanti italiani ma che è negli occhi di tutti, quella di lei riversa sulle scale, e restituirle, se non la vita, almeno l’interezza che ogni donna merita: non solo una vittima da compiangere, ma una persona da ricordare, una persona libera, forte e pulita".

Delitto Garlasco: dallo scontrino di Sempio all’autopsia su Chiara Poggi

Dopo il discorso commovente su Chiara Poggi e le parole di Massimo Lovati sulla contaminazione ‘normalissima’, si passa a un altro argomento, quello dello scontrino presentato da Andrea Sempio all’interrogatorio, e la Cavo commenta: "Possono esserci stati degli errori in quella indagine (‘solo’ 56… ndr), come succede in tante altre. Non sono qui a dire che ci sono stati o non ci sono stati. La condanna di Alberto Stasi si basa su un incastro di indizi di logica… e noi qui siamo andati a parlare di analisi, autopsia, di prove tecniche, ma abbiamo perso la logica e l’incastro logico degli elementi che hanno portato alla condanna di Stasi. Da lì dovremmo ritornare, perché quello che ha detto Alberto di quando è entrato in quella casa, raccontandosi come soccorritore, non sta in piedi, perché è il racconto di una persona che entra come assassino e questo lo argomenta in maniera chiara una sentenza. Sono le menzogne di Stasi che non reggono di fronte a evidenze che non sono gli elementi di cui noi stiamo parlando". E conclude dicendo "Cosa c’è di Sempio in quella casa? Non ho ancora capito qual è la logica che lega Sempio a questo delitto".

Quando il conduttore parla del Dna di Sempio sulle unghie di Chiara Poggi, Ilaria Cavo alza (di nuovo) la voce per dire che i due esperti che si sono occupati di queste analisi hanno pareri diversi e sottolinea che il genetista De Stefano ha analizzato fisicamente le unghie facendo tre prove diverse con quel Dna. Rita Cavallaro parla invece dell’autopsia di Ballardini (ne avevano già parlato a inizio puntata) e ricorda che lo stesso medico legale "Nella pagina 23 sottolinea che fa i prelievi dai vari tamponi al fine di effettuare accertamenti di carattere generico forense, ovvero l’analisi del Dna. Tornando a Sempio, lui è l’elemento fondamentale di questa indagine, perché la Procura lo accusa di omicidio in concorso. Nel momento in cui c’è davvero il suo Dna – ma sarà l’incidente probatorio ad accertarlo – questo elemento sarà fondamentale perché si trovava proprio sulle unghie di Chiara e nel 2014 il genetista De Stefano disse che quel Dna era da contatto diretto e non mediato, dopo 11 anni questa cosa non può cambiare".

L’impronta fantasma: tutti ne parlando ma nei verbali non risulta

Poi l’impronta fantasma, quella che non risulta agli atti ma di cui hanno parlato alcuni cronisti di nera sui giornali. A parlare è la Cavallaro, che dice "C’era questo Dna all’epoca, ma lo sappiamo dai giornali, nei verbali non c’è. Non sono riportate neanche le fotografie delle impronte digitali e della palmare sulla maglia del pigiama di Chiara, noi scopriamo che sono scomparse perché ce lo stanno dicendo loro a voce". E poi aggiunge che se fosse stato trovato un Dna, comunque bisognava inserirlo, perché, con le nuove tecnologie, anche quel Dna che De Stefano sosteneva non essere attribuibile, oggi per il genetista Carlo Previderè non solo è attribuibile ma è anche compatibile con quello di Andrea Sempio". Ma Ilaria Cavo la interrompe specificando che il Dna non è stato distrutto di proposito: nel fare le tre prove De Stefano ha consumato le unghie. La Cavallaro però ribadisce: "11 anni fa sì, ma oggi si può trovare! Unghie consumate? Ci sono i tracciati grezzi".

Delitto Garlasco: Antonio De Rensis e Ilaria Cavo in contrasto a Zona Bianca (13 agosto 2025)

Antonio De Rensis viene chiamato in causa dal conduttore che lo vede "corrucciato" e l’avvocato spiega: "Sto assistendo da spettatore alle lunghissime disquisizioni della dottoressa Cavo, che sono, purtroppo, piene zeppe di imprecisioni per le quali dovrei replicare da qui fino a dopodomani". La giornalista lo interrompe per chiedere "Quali sono queste imprecisioni?". Ma De Rensis è scocciato a causa dell’atteggiamento della Cavo e risponde: "Torno a fare lo spettatore". Poi spiega: "Le imprecisioni riguardano l’entrata di Alberto Stasi in casa e cioè le eventuali bugie che avrebbe raccontato…". Il legale viene nuovamente interrotto dalla Cavo ("Lo dice la sentenza, avvocato!"), e quest’ultimo, stufo, torna a fare lo spettatore. "Io non ho contraddetto l’avvocato, ma non permetto, né accetto che mi si dica che io ho detto inesattezze percorrendo una sentenza di condanna che è agli atti" conclude la giornalista. De Rensis, infine, ricorda che se Stasi non fosse entrato in quella casa, non avrebbe potuto descrivere la posizione del corpo di Chiara.

L’ultimo argomento è quello del testimone inattendibile Muschitta: ancora una volta sentiamo l’intercettazione dell’uomo, un operaio che era in quella zona il giorno dell’omicidio, mentre parlava con il padre. In studio si chiedono come mai questo cambio di rotta: dopo aver detto di aver visto una donna bionda in bicicletta uscire da via Pascoli, dove si trova l’abitazione di Chiara Poggi, la mattina del 13 agosto 2007, intorno alle 09:30/10:00, con in mano un oggetto appuntito – versione confermata sia dalla sua compagna che dalla direttrice amministrativa della società in cui lavorava Muschitta -, ritratta tutto dopo un’interruzione di un’oretta circa. Nonostante l’intercettazione in cui il padre del testimone gli dice: "Loro hanno fatto questo per proteggerti" e il figlio risponde: "Io ho detto la verità, ho raccontato quello che ho visto", viene considerato dalla pm "inattendibile". La Casale però sottolinea che in queste situazioni le autorità dovrebbero almeno chiedere il motivo per cui è stata cambiata la versione dei fatti e invece quel giorno lo avevano fatto firmare e tornare a casa senza porgli domande.


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