Garlasco in Tv, i gatti di Chiara Poggi "testimoni" del delitto: il giallo delle loro impronte mai trovate

Non tutti lo ricordano, ma ci sono due "testimoni" che potrebbero avere assistito al delitto di Chiara Poggi, i suoi gatti, anche se nesusno ha trovato le loro impronte

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Riuscire a capire cosa sia davvero avvenuto nella casa di Chiara Poggi a Garlasco il 13 agosto 2007, giorno in cui è stata uccisa, sta diventando sempre più difficile. anche se la Procura di Pavia sembra essere convinta che la verità possa essere diversa rispetto a quella cristallizzata dalla sentenza che nel 2015 ha portato alla condanna di Alberto Stasi. Importanti novità a riguardo potrebbero arrivare alla consulenza effettuata dalla professoressa Cristina Cattaneo, depositata recentemente ma al momento secretata, che sembra abbia spostato la data della morte della giovane. Se così fosse, saremmo di fronte davvero a una riscrittura quasi totale del delitto, visto che dalle 9.36 l’ex fidanzato ha un alibi documentato.

In realtà, ci sono due "testimoni" che all’epoca avrebbero assistito alla tragedia, ma che già allora non potevano evidentemente parlare, i due gatti della vittima, a cui lei era legatissima. Questo è stato uno dei temi oggetto della puntata di "Quarto Grado" andata in onda venerdì 27 febbraio 2026, con un ruolo tutt’altro che casuale nella vicenda, visto che loro erano uno dei motivi che portavano la ragazza ad attivare e disattivare l’allarme, cosa avvenuta anche nella notte prima dell’omicidio.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Delitto Garlasco, i gatti di Chiara Poggi sulla scena del crimine

La presenza dei gatti di Chiara Poggi sulla scena del crimine non deve essere trascurata, loro avrebbero infatti quasi sicuramente assistito al delitto, di cui sarebbero stati, evidentemente in modo indiretto, testimoni.

Minù e Piuma, questi i loro nomi, hanno portato con sé la verità di uno dei fatti di cronaca più controversi della storia d’Italia. Minù era facilmente riconoscibile, era maculata, con le zampine bianche ed è stata fotografata dai carabinieri intervenuti sul posto per i rilievi quel giorno intorno alle 16.17. In uno degli scatti si trovava in garage, mentre in un altro sta cercando di scappare, spaventata come tutti i felini per quello a cui ha assistito, successivamente è stata invece vista nella lavanderia vicino. Non ci sono invece tracce di Piuma, ritrovata solo all’indomani del delitto dalla mamma della ragazza, rannicchiata dietro la poltrona presente nella camera matrimoniale dei Poggi, anche lei terrorizzata da quello che era successo solo poche ore prima.

La 26enne adorava le due gatte, spesso le fotografava, per poi conservare le immagini nella sua ormai nota chiavetta, utilizzata anche la sera prima di morire per copiare le fotografie fatte a Londra quando aveva raggiunto Alberto Stasi. Ci sono due cartelle dedicate a loro, divise per nomi, così da riconoscerle facilmente,

È naturale quindi chiedersi dove fossero quando la loro proprietaria e come sia possibile non ci siano loro tracce sul pavimento, non è escluso possano essere scappate non appena abbiano compreso cosa stesse per accadere. Stasi ha comunque riferito di non avere visto nessuna delle due quando si trovava nella villetta e ha scoperto il cadavere della fidanzata. L’infermiere del 118 arrivato alle 14.11 dopo che lui li aveva allertati ha invece detto di avere notato MInù, cosa confermata anche dal verbale redatto tre giorni dopo l’assassinio dai carabinieri Serra e Muscatelli, i primi a essere arrivati in casa (sono anche gli stessi che non avevano tracce di sangue sulle loro scarpe, pur essendo arrivati senza sapere bene cosa si sarebbero trovati di fronte). Come riportato nel documento, "il micio era stato allontanato dopo essersi avvicinato al sangue", a dimostrazione di come non fosse sempre stato in garage.

Il verbale consente però di comprendere meglio anche un altro aspetto tutt’altro che irrilevante. la porta del garage, da cui l’assassino potrebbe avere preso il martello (non più ritrovato) usato per colpire Chiara era aperta, ma con la luce spenta. Attenzione, però, nelle foto scattate successivamente dalle forze dell’ordine intervenute risulta essere chiusa, ma per mano di un infermiere, che ha deciso di lasciare lì il gatto per evitare che potesse camminare e inquinare la scena del crimine. Ci si deve però porre un interrogativo: come può essere stata aperta se Stasi dice di averla chiusa dopo avere cercato la fidanzata anche nel box? "Vedendo che Chiara non rispondeva alle mie chiamate, richiudevo la porta e mi spostavo sempre sul corridoio", si legge nel verbale del suo primo interrogatorio.

Questa è evidentemente un’incongruenza, se lui l’avesse davvero richiusa sarebbe stato impossibile per i carabinieri ritrovarla aperta, come scritto nella loro relazione di servizio. Viene quindi da chiedersi se lui non ricordasse bene cosa abbia fatto, o se sia frutto di una sua scelta ben precisa, magari per evitare una possibile contestazione se avessero trovato sue tracce sulla maniglia. Su quella porta non sono comunque mai state trovate impronte di Alberto, ne sono state repertate solo tre, due appartengono a Marco Poggi, il fratello di Chiara, mentre l’altra non è attribuibile. Non si sa ancora se quest’ultima possa essere l’impronta dell’assassino e se davvero il martello sia stata l’arma utilizzata, la professoressa Cristina Cattaneo potrebbe aiutarci a far luce anche su questo.


Guida TV

Potrebbe interessarti anche