Caso Garlasco, l'avvocato di Stasi punge: "Su altri casi si può parlare, qui bisogna tacere". E Lovati: "Tutti a nanna"

Nella nuova puntata di Filorosso, le ipotesi gettano nuova luce sulle indagini e che riguardano l'orario della morte di Chiara, l'arma e l'impronta fantasma

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Nella puntata di Filorosso, in onda su Rai Tre lunedì 11 agosto e condotta da Manuela Moreno, oltre ad ascoltare le parole della madre di Andrea Sempio, si ripercorre quanto accaduto fino ad ora a Chiara Poggi. In studio i tre avvocati delle persone coinvolte nell’indagine sul caso Garlasco: Angela Taccia e Massimo Lovati (legali di Sempio) e Antonio De Rensis (legale di Alberto Stasi, presente via collegamento). Insieme a questi ultimi anche Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, Ilenia Pietracalvina, Rita Cavallaro, Stefano Zurlo e la criminologa Flaminia Bolzan, tra gli altri. Ecco cosa è successo durante la puntata di Filorossodi lunedì 11 agosto dedicata al delitto di Garlasco.

Delitto Garlasco, puntata 11 agosto 2025: cosa è successo a Filorosso

La puntata parte con un servizio di Barbara Alberti che descrive il caso Garlasco come un "circo mediatico": "Sono qui a parlare di Chiara Poggi e penso che siamo tutti sciacalli. Chiara è un rimorso per tutti noi che con le migliori intenzioni ci occupiamo del suo assassinio, che è diventato un colossale affare mediatico, una serie dell’orrore. Ma mi chiedo: ‘E’ legale che in tv parlino gli avvocati, si confrontino, che ognuno propagandi la sua tesi davanti a milioni di persone? Ma è lecito che fuori dal tribunale si stia celebrando un processo in tv, a volte a reti unificate?’ Ma questo non inquina il vero processo che si terrà poi? Non influenza l’obiettività dei giudici? Si è perso il confine tra realtà e spettacolo. Qualcuno ha ucciso Chiara, ma tutti noi, morbosamente, continuiamo a offenderla, a infierire nel suo corpo, nella sua vita, in questo mistero di cui nessuno ha la chiave. Penso ai genitori, a quelli che le volevano bene, costretti a vedere questi orrori. Io credo che dobbiamo tutti chiedere perdono a Chiara e alla sua famiglia, costretta a rivivere un dolore indicibile. Ma spero che questo circo mediatico di cui facciamo parte si vergogni di sé e si decida a lasciarla in pace. E ho anche il legittimo sospetto che il caso Poggi sia anche una grande occasione di distrazione di massa: tutta la nostra attenzione è su Garlasco e ruba spazio alla strage di tanti innocenti a cui assistiamo tutti i giorni".

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Parole di fuoco quelle di Barbara Alberti, che però il giornalista Pino Rinaldi non condivide: "Nessuno vuole infangare Chiara, qui c’è un discorso molto serio che è quello della giustizia. Quello che si sta cercando di fare è dare una parola diversa da quella uscita fino ad ora, che è qualche cosa che lascia molti interrogativi". Angela Taccia dice di condividere solo in parte quanto detto dalla Alberti sottolineando che "dal momento che il circo mediatico è iniziato e continua ad andare avanti, secondo me il dovere dell’avvocato è anche quello di garantire al proprio assistito una difesa in toto, quindi pure in una sede che non è quella giudiziaria, perché bisogna garantire al cliente una quotidianità il più normale possibile".

Rita Cavallaro invece afferma di non essere d’accordo con l’analisi della Alberti perché "non è la prima volta che assistiamo in Italia ai processi mediatici, è accaduto con il caso Cogne, Sarah Scazzi e altri. Se Chiara non ha avuto giustizia, qualcuno gliela deve rendere. Tra l’altro, se non ha avuto giustizia vuole dire che in carcere può esserci un innocente. E’ nostro dovere cercare la verità". Diversamente la pensa Ilenia Petracalvina: "Penso si sia andati molto oltre in questi mesi, oltre l’inchiesta e il bisogno di verità che bisogna ricostruire con questa nuova analisi investigativa. Ci sono stati dei momenti in cui la figura di Chiara è stata messa molto in discussione, si è andati oltre il privato, una sensibilità che invece bisognava mantenere. Secondo me, in alcuni passaggi, rispetto a Chiara, alla sua famiglia, sia mediaticamente che giornalisticamente, credo si sia andato oltre a quello che serviva". Marzio Capra, attualmente consulente della famiglia Poggi, dice che partecipa alle trasmissioni solo per fare chiarezza sui legittimi dubbi". L’avvocato Massimo Lovati condivide "pienamente" le critiche della Alberti, chiedendosi "ma chi ha cominciato e perché?".

Poi l’avvocato Lovati si dice convinto che dopo il 24 ottobre, quando finalmente si saprà qualcosa in più sul caso Garlasco, "andremo tutti a nanna, perché non si scoprirà proprio niente. Perché le opzioni sono due: o una richiesta di rinvio a giudizio o l’archiviazione. E siccome al 24 ottobre chiudiamo questa parentesi, secondo me insignificante, dell’incidente probatorio, dopo andremo tutti a dormire fino a quando questi signori non si sveglieranno per dirci cosa vogliono fare". Segnaliamo che fin qui l’avvocato Antonio De Rensis non si è ancora espresso sugli argomenti a causa di continui problemi con il collegamento in studio, tanto che sui social ipotizzano che vogliano metterlo a tacere. Subito dopo si passa a parlare di Alberto Stasi e Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, commenta: "Io, con la massima onestà intellettuale, ho sempre detto che leggendo atti, sentenze, c’è sempre qualcosa che non mi torna. Io questa condanna al di là di ogni ragionevole dubbio non la vedo. Certo però che se mi chiedete ‘Alberto Stasi è innocente?’, non lo so, perché nel racconto di Stasi ci sono tante cose che non tornano".

Finalmente l’avvocato Antonio De Rensis riesce a parlare e non manca di dire la sua sulle parole della giornalista Barbara Alberti (che ha fatto molto discutere sui social, perché molti utenti chiedono la verità): "Rispetto all’introduzione, in primo luogo la memoria della povera Chiara deve essere rispettata da tutti. Noi come difesa di Stasi non abbiamo mai nominato la famiglia poggi, mai lo faremo e commenteremo. Dopodiché, mischiare le guerre col caso giudiziario mi sembra una cosa difficilmente commentabile perché non c’entra nulla. Rispetto a quanto detto dalla dottoressa Petracalvina, sarebbe giusto che questo silenzio calasse su tutto, ma la mia impressione, e non mi riferisco alla famiglia Poggi, è che su questa indagine ogni tanto qualcuno invochi l’oscurantismo medievale: sugli altri casi si può parlare, qui bisogna tacere. Io rispetto la dottoressa Alberti, ma in quanto essere umano è criticabile anche ciò che dice lei".

Poi sul suo assistito De Rensis aggiunge: "Alberto Stasi è sempre stato coerente, si è sempre presentato ogni volta che l’hanno voluto interrogare, ha dato il Dna, i suoi genitori si sono fatti interrogare, non si sono mai avvalso di nulla (il riferimento diretto è alla madre di Sempio che ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere all’interrogatorio, ndr)… io vedo una persona che legittimamente rivendica la propria innocenza. Noi dobbiamo tutelare tutti, ma non dobbiamo aver paura di eventuali approfondimenti, senza accanimento nei confronti di nessuno". Tornando alla questione alzata da Barbara Alberti, Pino Rinaldi sottolinea: "Mi sento un po’ dispiaciuto per quanto è stato detto dall’Alberti. Io detesto i programmi che raccontano la qualunque ogni giorno. Poi c’è il discorso serio del diritto della giustizia. Per quanto riguarda questa vicenda, è importante mettere in evidenza tutta una serie di incongruenze che ci sono state su questa indagine dall’inizio. Mi chiedo per quale ragione certe persone – giornali, trasmissioni televisive – su alcuni argomenti vogliono mettere il silenzio. Non è giusto!". Secondo la Pietracalvina nessuno vuole mettere il silenzio: "Se ne parla a dismisura e non credo ci sia la censura, anzi penso che siamo in una fase in cui si sta abusando del racconto di Garlasco".

La conduttrice chiede ad Angela Taccia perché Andrea Sempio è rimasto coinvolto in questo caso e il legale risponde: "Io il perché non lo so proprio, non c’è il minimo indizio che possa essere stato Andrea Sempio. Non è imputato ma indagato. Sono state dette delle cose sulla sua vita privata e sulle sue abitudini che sono state travisate e sono gravissime. Toccano l’animo di una persona, la sua sensibilità. Visto che non abbiamo iniziato noi il processo mediatico, bisogna contrastare queste suggestioni". Si torna a parlare dello scontrino di Andrea Sempio, che però non costituisce un alibi, e l’avvocato De Rensis è pronto a dire la sua, ma salta nuovamente il collegamento e prende la parola Massimo Lovati: "Abbiamo parlato per l’ennesima volta dello scontrino perché è ancora oggi il fulcro dell’indagine, nonostante fosse stato archiviato. Ancora una volta devo ribadire ‘cosa c’entra Andrea Sempio con questa storia?’. Lo scontrino non è un alibi, ma lì siamo partiti e lì ritorniamo".

Delitto Garlasco, le parole di Enrico Silvestri sull’impronta fantasma

Si parla poi della famosa impronta fantasma sul pigiama di Chiara Poggi, che però non risulta nei verbali. Assistiamo allora a un’intervista di Filorosso a Enrico Silvestri, ex cronista di nera de Il Giornale che scrisse per la prima volta di questa impronta di cui non si è più saluto nulla: "Due cose vengono trovate in quella occasione. La prima è un’impronta sul pigiama all’altezza della schiena di Chiara Poggi. Il problema è che una volta presi gli abiti la traccia è sparita. Hanno preso il corpo che giaceva sulle scale, l’hanno portato su e l’hanno steso. A quel punto il sangue è colato giù e l’impronta è andata persa. Poi ho scritto un articolo sull’impronta fantasma. Francamente, dopo vent’anni, non ricordo assolutamente chi mi abbia dato quelle informazioni, come è uscita quella notizia. La mia non è reticenza, non sto proteggendo la mia fonte. Ma se è uscita, qualcuno me l’ha detta. Io posso solo immaginare che chi mi ha informato ha peccato di ottimismo. Probabilmente alla fine non sono riusciti a isolare il Dna da quelle tracce o ci sono riusciti ma il materiale non era sufficiente per la comparazioni. Per chi segue la nera queste cose sono comunissime. Presumo che sia stata una voce che ho raccolto presumibilmente nell’ambito degli investigatori, ma non altre fonti come l’avvocato Tizzoni o il perito Marzio Capra. Non mi hanno dato nulla, assolutamente". Il consulente Capra commenta: "Sicuramente non sono stato io, ho una buona memoria. Quella maglietta non è stata oggetto di campionamenti e se non fai dei prelievi il Dna di certo non lo estrai dal nulla. Non poteva essere utile perché era completamente intrisa del sangue della vittima". Poi precisa: "Nessun medico legale si mette sulla scena del crimine ad asportare i vestiti, perché vuol dire esporre la cute a una fonte ulteriore di inquinamento. Non sono degli errori, certe volte più di fotografie non puoi fare".

L’orario della morte di Chiara Poggi e le altre novità sul delitto Garlasco

In seguito assistiamo a un’intervista al medico legale Vittorio Fineschi, un luminare del settore che sull’orario della morte di Chiara Poggi, dopo aver mostrato la "bilancia cadaverica", dice: "Forse il medico legale di allora stringe un po’ troppo l’orario dalle 10:30 alle 12:00. A seconda del peso, vi è una dispersione del calore diversa. L’orario potrebbe variare di 1 ora, anche un’ora e mezza se il peso di Chiara fosse stato tra i 52 e 55 chili". De Rensis commenta: "Io prego gli opinionisti presenti di non dirmi che questo è l’ennesimo errore, che il fatto che non si sia pesato il corpo di Chiara, approssimando degli orari, sia un errore. Sono stufo di sentirne parlare, perché c’è una persona che è da 10 anni in galera, per la legge italiana colpevole ma in presenza di decine di errori (al momento se ne contano 55, ndr). Quindi non ditemi che è un errore". Mentre il giornalista Stefano Zurlo dichiara che ha sempre pensato che la morte di Chiara fosse avvenuta intorno alle 9:15, l’avvocato Massimo Lovati consulta i tabulati di Stasi in diretta e poi dice: "Alle 13:45:03 l’ultima telefonata di Stasi che fa a Chiara, mentre l’ultima che effettua dal cellulare è alle 13:50 e chiama il 118. Come fa Alberto a scoprire il cadavere di Chiara e meno di 5 minuti dopo a raggiungere la caserma dei carabinieri di Garlasco. E’ la dimostrazione che Stasi dice una falsità, lui non è mai entrato in questa casa. Racconta una menzogna, che però non equivale a una colpevolezza". De Rensis non ci sta: "I tempi sono compatibili perché da casa di Chiara ai carabinieri ci sono 600 metri, Lovati si dimentica che il tragitto lo ha percorso in un minuto e che è stato a casa di Chiara un minuto. I tempi sono perfettamente compatibili. Ma la cosa che mi fa piacere è che per alcuni soggetti sono importanti i decimi di secondo, mentre quando si parla di altri soggetti ‘7 minuti, 9 minuti… ma cosa vuoi che sia!’ Invece per Stasi sono importanti i decimi di secondo, le sillabe, i comportamenti. Questa non uniformità mi fa ben sperare, perché credo che ci sia molta uniformità invece da parte di chi indaga".

Sull’arma del delitto Vittorio Fineschi dice: "L’arma del delitto potrebbe essere un oggetto dotato di una certa lunghezza e anche di spigoli, quindi non una sbarra ma un’oggetto metallico che ha delle asperità, come una chiave inglese ad esempio. Alcune lesività si prestano anche a dire che magari il corpo, la testa soprattutto, è stato più volte urtato con un oggetto anche fisso dotato di uno spigolo. Potrebbe essere lo spigolo di una parete, un impianto di una porta, un gradino di una scala…." Per quanto riguarda la lesione di forma ovale vicino all’orecchio, dice: "E’ una lesione rotondeggiante che mostra margini interiorizzati, potrebbe essere un punteruolo, una punta di un oggetto allungato, di quelli che si usano per i camini, oppure anche un attizzatoio. La lesione sulla coscia, a mio modestissimo avviso, è da trascinamento, lo dimostra il fatto che ha delle screpolature e delle piccole crestoline di cute sollevate. Guardando il corpo non ci sono lesioni tipiche da difesa, la possibilità più comune è che sia stata colpita subito con violenza e quindi non abbia avuto l’opportunità di difendersi. Non è detto che perché non ha lesioni da difesa allora conosceva l’aggressore, è una banalità dirlo. Non escludo che ci fossero più mani dietro questi oggetti. Potrebbe essere stata un’azione combinata di più persone".


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