Delitto Garlasco, l’avvocato di Stasi e la contaminazione dell’impronta 33: “È inaccettabile”
Il legale Giada Bocellari torna a parlare delle tracce di DNA di Ignoto 3 trovate vicino al corpo di Chiara Poggi e si sfoga: “Non si può normalizzare tutto”

Il delitto di Garlasco continua a essere al centro dell’attenzione del dibattito politico e ad animare lo scontro tra le parti. A intervenire, questa volta, è una delle protagoniste della nuova inchiesta: il legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari, è tornata a parlare dell’ormai famigerata impronta 33 e della presunta contaminazione delle tracce di DNA. L’avvocato ha alzato i toni e puntato il dito contro le indagini sui reperti trovati vicino al corpo di Chiara Poggi il 13 agosto del 2007. Scopriamo cosa ha detto e tutti i dettagli.
Delitto di Garlasco, l’avvocato di Alberto Stasi sulla contaminazione: lo sfogo
La Procura di Pavia continua le indagini dopo la disposizione dei nuovi accertamenti biologici nella massima riservatezza ma, anche nell’attesa, il delitto di Garlasco continua a fare discutere. Dopo il duro sfogo dell’avvocato di Andrea Sempio Massimo Lovati a Zona Bianca, questa volta a rompere nuovamente il silenzio è il legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari. Sul settimanale Gente, infatti, l’avvocato milanese è tornata a parlare dell’esperimento giudiziale che ha permesso alla difesa di Stasi di stabilire come nell’impronta 33 ci fossero tracce di sangue e sudore attribuibili a Ignoto 3 (e forse proprio ad Andrea Sempio), svelando qualche retroscena.
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Entra nel canale WhatsApp"Il sangue se l’è prelevato il nostro consulente dattiloscopista Oscar Ghizzoni. Ed è suo anche il sudore: è andato a correre per ore sotto il sole cocente" ha raccontato Bocellari nell’ultimo numero del magazine in edicola da oggi venerdì 8 agosto 2025. L’avvocato di Alberto Stasi ha alzato i contro i teorici delle contaminazioni dei reperti e puntato il dito contro le indagini condotto al tempo dell’omicidio di Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli: "È inaccettabile che si cerchi di normalizzare la contaminazione. Può accadere che inavvertitamente capiti in un’indagine, ma è inaccettabile dire che è normale. Io nel processo a Stasi non ho mai sentito parlare di reperti contaminati. Adesso sembra che tutti i reperti siano contaminati. Provocatoriamente dico che se è tutto contaminato allora è il momento di una seria riflessione sulla condanna di Stasi".
In attesa dei nuovi aggiornamenti in autunno (quando – stando alle parole del suo collega Antonio De Rensis – il caso Garlasco entrerà nel vivo), Giada Bocellari ha parlato anche dell’enorme attenzione mediatica scaturita dalla riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco: "È un’inchiesta complessa, perché in diciott’anni tanti reperti dell’epoca non sono disponibili. E che ha dei tempi tecnici, nonostante la frenesia dell’opinione pubblica e della stampa, che non aiuta".