David di Donatello 2026, per Sergio Castellitto "bisognerebbe demolire la congregazione". Valeria Golino si propone invece come portavoce

Manca sempre meno alla cerimonia del prestigioso premio, mentre all’esterno impazza una polemica in grado di dividere il mondo del cinema.

Debora Manzoli

Debora Manzoli

Scrittrice ed editor

Scrittrice, copywriter, editor e pubblicista mantovana, laureata in Lettere, Cinema e Tv. Ha due libri all’attivo e ama la scrittura alla follia.

Il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato. Il prossimo 6 maggio 2026, dagli studi di Cinecittà andrà in scena la 71esima edizione dei David di Donatello, condotta da Flavio Insinna e Bianca Balti e trasmessa in diretta su Rai 1. Quest’anno, però, l’aria che si respira dietro le quinte è tutt’altro che festosa e serena, dato che attorno alla cerimonia del prestigioso premio si è creata negli ultimi mesi una grande polemica. Tecnici, maestranze e operatori dell’industria cinematografica hanno infatti indetto una protesta intitolata Siamo ai titoli di coda, denunciando stipendi medio-bassi, politiche inadeguate e l’assenza di garanzie di continuità lavorativa, tra le altre problematiche. La richiesta ai candidati è stata di non presentarsi alla premiazione: un boicottaggio simbolico davanti al quale il mondo del cinema e dello spettacolo si è nettamente diviso. Scopriamo di più.

David di Donatello 2026, impazza la polemica sulla cerimonia

Tra le voci più autorevoli ad aver risposto all’appello c’è quella di Alessandro Gassmann, che sui social ha preso posizione schierandosi accanto ai lavoratori in protesta e incoraggiando altri colleghi a fare lo stesso. Più cauta, invece, la riflessione di Matilda De Angelis, che in occasione della presentazione dell’ultima stagione de La legge di Lidia Poët ha dichiarato di non aver ancora preso una decisione definitiva, interrogandosi sul senso di boicottare un evento che potrebbe invece rivelarsi un palcoscenico prezioso per portare attenzione su certe tematiche.

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L’ultimo a entrare nel dibattito è stato Sergio Castellitto, in occasione della conferenza stampa per la presentazione della serie HBO In Utero. Il regista e attore si è detto disinteressato in merito alla polemica, prima di lasciarsi sfuggire una battuta che vale più di mille argomentazioni: "Parlare dei David di Donatello sarebbe ora troppo ampio, bisognerebbe demolire la congregazione e poi in caso cominciare a parlarne". Alla fine, le associazioni hanno scelto la via del compromesso, rifiutando il boicottaggio e proponendo invece un comunicato edulcorato da leggere davanti al Presidente Mattarella, per poi utilizzare la cerimonia come vetrina per portare ulteriori messaggi in questo senso.

"Sfrutteremo l’occasione di visibilità dell’evento, sia quella della cerimonia a Cinecittà sia quella più istituzionale al Quirinale, per mandare dei messaggi. Utilizzeremo la ‘vetrina’ per riempirla di contenuti", ha detto il coordinatore nazionale di 100Autori, Lorenzo d’Amico De Carvalho, all’ANSA. Questo è accaduto dopo l’assemblea del coordinamento delle associazioni 100autori, Acmf, Aidac, Air3, Anac, Wgi, dove era presente anche l’attrice e regista Valeria Golino, disponibile come portavoce delle istanze sia ai David di Donatello sia alla presentazione ufficiale dei candidati al Quirinale. Il regista, sceneggiatore e produttore Marco Simon Puccioni, inoltre, ha svelato all’ANSA che si tratta di una "libera iniziativa" della Golino, la quale, in sostanza, ha ribadito il pensiero espresso da Matilda De Angelis e dalle associazioni: "Nessun boicottaggio, ma ci faremo sentire". Poi Puccioni ha aggiunto: "Lei sente di avere una storia alle spalle che le consente di poter parlare a nome di tutti, non è schierata".

Ma non è finita qui, perché dopo la decisione presa all’Assemblea, l’associazione "Siamo ai titoli di coda", tuttora favorevole al boicottaggio, ha risposto con un post sui social:

David di Donatello 2026, premio alla carriera per Gianni Amelio

E mentre fuori infuriano le polemiche, la grande macchina dei David di Donatello si prepara a uno dei momenti più attesi e significativi della serata: il Premio alla Carriera che verrà consegnato a Gianni Amelio, uno dei registi più importanti e coraggiosi della storia del cinema italiano contemporaneo. Un premio che, in questo contesto, assume un significato ancora più importante: Amelio ha sempre fatto del cinema uno strumento di coscienza civile, raccontando gli esclusi, i fragili, i dimenticati. In fondo, non è poi così diverso da quello che i lavoratori del settore chiedono di fare anche questa volta: non dimenticarli.


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