Dalla Strada al Palco Special, pagelle: Guaccero come la Carrà (10), Nek ci è mancato (9). Ma il problema è Mara Venier (5)

Cosa è successo nell'ultima puntata di Dalla Strada al Palco Special su Rai 1? Le pagelle della puntata del 23 maggio 2026 con top e flop

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Nella serata del 23 maggio 2026 è andata in onda su Rai 1 la puntata finale di Dalla Strada al Palco – Special. Lo show dopo il grande successo della scorsa edizione e la finale dell’Eurovision 2026 che ha occupato la serata di sabato scorso ha proclamato il suo vincitore con la giuria composta da Bianca Guaccero, Carlo Conti, Mara Venier e Nino Frassica. Ecco le pagelle.

Dalla Strada al Palco Special, finale 23 maggio 2026: le pagelle

Bianca Guaccero, meravigliosa creatura: voto 10. Talento, presenza scenica, eleganza e soprattutto empatia televisiva. Non quella costruita, ma quella che passa dallo schermo senza bisogno di sottolineare. Esistono molte doti che fanno funzionare una figura in tv, ma lei le mette insieme con una naturalezza che raramente si vede. Il richiamo a Raffaella Carrà è spesso affiorato nel tempo, più come suggestione che come etichetta definitiva: ed è giusto trattarlo per quello che è, cioè un paragone pesante, quasi ingombrante. Però qualcosa di quel linguaggio pop fatto di leggerezza e precisione scenica, in Bianca si intravede. Non è imitazione, ma continuità di attitudine. Dentro uno show come Dalla Strada al Palco, la sua presenza funziona proprio perché non forza mai il ruolo: lo abita. Sa stare accanto alle storie senza schiacciarle, e allo stesso tempo reggere il ritmo quando il ritmo si alza. Dire che "oscura" altri nomi forse è più una lettura da arena televisiva che da analisi fredda: il punto vero è che si impone senza rumore, e in una tv spesso sovraccarica di voce, questa è già una forma di forza rara. Se queste qualità non bastano a far emergere stabilmente certe figure, il problema non è del talento: è del sistema che decide cosa valorizzare e cosa lasciare in secondo piano.

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Nek ci eri mancato, voto 9. Ti hanno parcheggiato per una giuria più "stagionata", ma il pubblico (quello vero) non ti ha dimenticato nemmeno per un secondo. Dopo l’exploit dello scorso anno insieme a Bianca Guaccero, era chiaro a tutti: quella coppia aveva dato allo show una spinta pop, leggera e contemporanea che raramente si vede nella tv generalista. E infatti è bastato rivederlo sul palco, durante la sigla iniziale della finale, per riaccendere immediatamente l’atmosfera. Nek ha una qualità che oggi manca a tanti volti televisivi: arriva senza sforzarsi di esserci. È credibile, spontaneo e soprattutto riconoscibile. La musica resta la sua priorità e questo lo ha portato ad allontanarsi dalla tv con più continuità. Però c’è una verità che ormai è difficile ignorare: il piccolo schermo gli sta aprendo una seconda fase di carriera sorprendentemente naturale. E il pubblico, nel frattempo, sembra aver già deciso da che parte stare: rivuole Nek in televisione, ma stavolta non come comparsa di passaggio.

Pierdavide Carone a casa ingiustamente, voto 8. Il cantautore romano è tornato sul palco accompagnando il giovane finalista Barbopiano al pianoforte sulle note dell’indimenticabile Caruso. E basta davvero poco per capire una cosa: una voce così, oggi, non può essere trattata come semplice arredamento televisivo. Carone ha un dono raro: interpreta, non esegue. Ogni volta che appare in tv sembra quasi che debba "ricordare" al pubblico quanto sia bravo, salvo poi sparire di nuovo ai margini del racconto. Utilizzato spesso come riempitivo di lusso in programmi che non gli hanno mai dato davvero il posto che merita: quello da protagonista. Probabilmente resta uno dei talenti più autentici e sottovalutati mai usciti dalla scuola di Amici. Ma la verità è che la tv generalista e certa discografia di oggi sembrano non essere ancora pronte per artisti così: troppo veri, riconoscibili e per niente usa-e-getta.

Dalla Strada al Palco Special: i bocciati della finale su Rai 1

Mara Venier: che fine ha fatto la "zia d’Italia"? Voto 5. A Domenica In è un fiume in piena, qui invece sembra quasi un’ospite imbucata, fuori ritmo, fuori registro, come se la serata le scivolasse addosso senza mai entrarci davvero. E non è una questione di presenza scenica (quella c’è) ma di contesto: cambia il palco e cambia anche la temperatura. Non c’è nulla di scandaloso nel fatto che Mara resti saldamente legata al suo regno domenicale: quello è il suo habitat naturale, il suo rifugio televisivo, il posto dove comanda il gioco senza forzature. Fuori da lì, però, a tratti sembra un’altra persona: quasi una versione "slittata" tra imitazioni e caricature, alla maniera di imitatori come Vincenzo De Lucia o Francesca Manzini. Eppure il punto resta evidente: ha tutte le carte in regola per funzionare anche in una veste diversa, più pop e meno istituzionale. In un format come Dalla Strada al Palco potrebbe essere una giurata perfetta per dinamica, energia e riconoscibilità. Ma qui, per ora, sembra ancora in fase di "adattamento".

Carlo Conti sempre il solito: voto 4. Ci risiamo con il "dai, dai" ordinato, quello che mette il fiocco anche al caos più evidente e non concede una sbavatura nemmeno sotto tortura. E sia chiaro: la professionalità di Conti è fuori discussione, è proprio quella sua precisione chirurgica a farne un pilastro della tv italiana. Il punto, però, è un altro. La televisione di oggi (soprattutto un format come Dalla Strada al Palco) sembra chiedere qualcosa di diverso: più disordine, più imprevedibilità, più rottura della forma. Quando sul palco passano storie commoventi, esibizioni cariche e una giuria volutamente "caciarona", la sua presenza rischia di suonare come un contrappunto troppo rigido. Non è un caso che si sia parlato di un’edizione "senza conduttore": ma l’idea che la sua presenza servisse proprio a quello, a tenere tutto sotto controllo e insieme a oscurare il resto, da Mara Venier a Bianca Guaccero fino a Nino Frassica, è una sensazione che, serata dopo serata, è diventata difficile da ignorare.

Nino Frassica sottotono, voto 3. Se non fosse stato per un paio di battute scagliate contro Carlo Conti, la sua presenza sarebbe passata quasi invisibile. E dire "invisibile" e Frassica nella stessa frase suona già come una contraddizione biologica: è fantascienza televisiva. Eppure questa volta qualcosa non ha girato: scaletta serrata, ritmo incalzante, spazio ridotto all’osso tra storie, emozioni e performance. Tutto molto centrato sulle esibizioni e meno sulle incursioni imprevedibili della giuria (che è un po’ come togliere aria a chi vive di improvvisazione). Colpa del format? Stanchezza? Tirannia del tempo firmata Conti? Difficile dirlo. Ma il risultato è che la sua comicità, quella istintiva e fuori asse, è rimasta quasi compressa, come trattenuta. E quando Frassica non esplode, lo si nota eccome. Questa volta è arrivato in versione "basso profilo", ma il pubblico lo conosce bene: non è quello il suo standard. E infatti la sensazione finale è semplice: riportatelo al suo caos naturale, perché lì è dove funziona davvero.


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