Da Noi A Ruota Libera, pagelle: Fialdini chiude in bellezza (8), ancora Orietta Berti (4). Ma Gabriele Corsi è ciò che ci meritiamo (9)

Top e flop dell'ultima puntata stagionale di Da noi...a ruota libera. Le pagelle della trasmissione con Francesca Fialdini e le interviste di oggi

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Da noi a ruota libera
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Francesca Fialdini ha condotto su Rai 1 l’ultima puntata stagionale di Da noi…a ruota libera. Il format della domenica pomeriggio va in vacanza e lascia il posto ai palinsesti previsti in vista dell’inizio dei programmi che saranno di nuovo in onda a partire da settembre, al termine della bella stagione. Ecco le pagelle dell’appuntamento del 14 giugno 2026 dopo settimana scorsa con gli ospiti che si sono raccontati a cuore aperto alle porte dell’estate.

Da noi…a ruota libera: promossi dell’ultima puntata del 14 giugno 2026 su Rai 1

Gabriele Corsi istrionico. Voto 9. Quando si capirà che Gabriele Corsi merita uno slot in prima serata e non solo apparizioni "di contorno"? Dopo Sanremo e Eurovision, continua a muoversi con una naturalezza rara tra intrattenimento e racconto, e lo fa anche nel suo percorso da autore, dove arriva con una domanda che non è affatto banale: sei disposto a peggiorare come essere umano per migliorare la tua vita? L’intervista non ha mai la sensazione della "promozione obbligata". E già questo, oggi, è quasi un evento. Corsi è un artista completo: brillante, ironico, ma anche capace di fermarsi su temi come bontà, competizione e integrità senza scivolare nella retorica. Merito anche di Francesca Fialdini, che lo accoglie nel modo giusto: lo mette a suo agio, lo lascia respirare e costruisce una conversazione più che un’intervista, senza forzature e senza quel sottotesto da "passerella promozionale" che spesso rovina tutto. Certo, resta il rammarico dei tempi: una quindicina di minuti sono pochi, pochissimi per uno come lui. Ma anche così il risultato funziona, scorre e lascia il segno. Una chiusura di stagione intelligente e pulita, che conferma una sensazione ormai chiara: Gabriele Corsi è una carta forte. Rai 1 dovrebbe smettere di tenerla nel mazzo e iniziare a giocarla sul serio.

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Francesca Fialdini chiude col botto (e con classe). Voto 8. Fialdini saluta la stagione come sa fare meglio: con eleganza, misura e una professionalità che ormai è il suo marchio di fabbrica. Questo è stato l’anno della consacrazione a tutto tondo: grazie a Ballando con le Stelle, il pubblico ha scoperto un lato più leggero, ironico e spontaneo, che si affianca perfettamente alla versione più istituzionale e autorevole che porta in video ogni settimana. Il suo vero talento, però, resta un altro: mettere sempre gli ospiti a proprio agio e portarli, quasi senza che se ne accorgano, a raccontare qualcosa di autentico e inedito. Riesce a ottenere risposte interessanti, a volte persino scomode, senza mai risultare aggressiva, invadente o fuori luogo. Una qualità rara nella televisione contemporanea. Nella puntata di oggi spiccano soprattutto le interviste a Orietta Berti e Gabriele Corsi, tra i momenti più riusciti del pomeriggio. Ora si gode vacanze ampiamente meritate. Il pubblico, però, ha già iniziato il conto alla rovescia: l’attesa per rivederla rischia di essere molto più lunga della pausa estiva.

Da noi…a ruota libera: i bocciati dell’ultima puntata con Francesca Fialdini su Rai 1

I Gemelli di Guidonia: anche no! Voto 5. Sia chiaro: l’ironia c’è, le imitazioni funzionano, il mestiere pure. E non è un caso se il trio, negli anni, si è ritagliato uno spazio solido in televisione, passando da semplice incursione comica a presenza ricorrente. Il punto però è un altro: il contesto. In un programma dove il cuore sono le interviste e le storie degli ospiti, i loro interventi finiscono spesso per essere il classico "cavolo a merenda". Spezzano il ritmo, interrompono il flusso, e quando si allungano troppo rischiano di diventare più faticosi che divertenti e leggeri. Probabilmente l’idea è quella di dare brio, alleggerire, accendere la puntata. Ma la verità è che la trasmissione ha già una sua identità molto precisa e definita: la conduzione di Fialdini e la centralità degli ospiti bastano a costruire tono e contenuto. Inserire un elemento volutamente "ridaiolo", in quel tipo di equilibrio, finisce per spostare l’asse e togliere spazio proprio a ciò che rende il programma interessante: l’intimità e l’ascolto. Così, tra una risata e un’imitazione, il rischio è uno solo: che il contesto perda più di quanto guadagni. Bravi, ma fuori fuoco.

Orietta Berti onnipresente. Voto 4. Nessuno mette in discussione la voce, la carriera o il posto che Orietta Berti si è conquistata nella storia della musica italiana. Il problema, però, non è Orietta Berti. Il problema è che Orietta Berti è ovunque. Da anni fa parte di quella ristretta compagnia di volti che la televisione e lo spettacolo italiano sembrano incapaci di sostituire: gli stessi ospiti, gli stessi aneddoti, gli stessi argomenti che rimbalzano da un programma all’altro. Berti, come Al Bano, come la Lamborghini, come tanti altri protagonisti del piccolo schermo, è diventata il simbolo di un sistema che gira in tondo senza mai cambiare davvero playlist. A un certo punto diventa persino difficile distinguere le trasmissioni: cambiano studio, conduttore e sigla, ma le facce e i racconti restano sempre gli stessi. Ma una vera diva non dovrebbe anche sapersi far desiderare? Centellinare le apparizioni, preservare un pizzico di attesa, rendere ogni ospitata un piccolo evento? Perché se è vero che il pubblico continua a cercarla e che la televisione continua a chiamarla, è altrettanto vero che per chi guarda da casa il rischio è uno solo: passare dall’affetto all’assuefazione, e dall’assuefazione all’indigestione. E quando un personaggio arriva a saturare lo schermo, il problema non è più la sua bravura. È l’eccesso di esposizione. Troppa Orietta, troppo spesso e dovunque. Le vere icone, ogni tanto, hanno bisogno di sparire per tornare a brillare.


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