Crime 101 al cinema, la recensione del film: Chris Hemsworth e Mark Ruffalo ipnotici in un poliziesco che "ruba" il cast alla Marvel

Bart Layton parte da un racconto di Don Wislow per offrire un noir moderno e duro, aiutato da un cast di assoluto spessore

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Bentornati con Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata ai grandi film in uscita e in anteprima nazionale. Don Wislow è un’istituzione, quando si parla di racconti polizieschi. A partire da un suo racconto, Bart Layton adatta e dirige Crime 101 – La strada del crimine, avvalendosi di un cast di grandi nomi come Christ Hemsworth, Mark Ruffalo, Halle Berry e Barry Keoghan. Il thriller, in uscita oggi, 12 febbraio, tiene alta la tensione per le sue oltre due ore di durata, avvalendosi di una pletora di personaggi archetipici ma ben scritti e ed efficaci nel dar vita a una tela criminale in cui non esistono bianco e nero e i buoni si mescolano con i cattivi e vice versa.

Crime 101 – La recensione del film

Negli Stati Uniti, l’autostrada 101 collega la coste Ovest. Ma 101 è anche l’indicazione, nelle aule universitarie, dei corsi per principianti. Principiante non è Mike (Hemsworth), abilissimo ladro di gioielli che batte l’autostrada da nord a sud mettendo a segno un colpo dopo l’altro. Mai una vittima, mai un colpo sparato, mai un gesto di violenza. Tutto è meticolosamente studiato per non lasciare tracce e, soprattutto, non torcere un capello ai rapinati. Sulle tracce dell’affascinante ladro gentiluomo, se così possiamo dire, è il detective Lou Lubesnick (Ruffalo), convinto che la serie di rapine irrisolte nasconda uno schema. E che dietro questo schema ci sia un solo rapinatore. Mike agisce per conto del ricettatore Money (un Nick Nolte ridotto a una comparsa), ma non è convinto del prossimo lavoro che lui stesso ha organizzato. Troppo rischioso, sostiene. Si tira quindi indietro e, tornando a casa, incappa per caso in Maya (Monica Barbaro), da cui rimane immediatamente stregato.

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Il lavoro, però, è troppo ghiotto per essere lasciato indietro, così Money si affida allo schizzato e pericolosissimo Ormon (Keoghan), ladro senza regole e che non si pone problemi a ferire o uccidere, pur di raggiungere il proprio scopo. Ma Mike sta, in segreto, organizzando un altro colpo, quello che potrebbe fargli fare abbastanza soldi da ritirarsi e "andare in pensione". Money fiuta l’occasione e mette Ormon alle calcagna dell’uomo, che ha nel mentre approcciato Sharon Colvin (Berry), assicuratrice che sta seguendo un ricchissimo matrimonio, con annessa compravendita di gioielli preziosi che Mike intende "intercettare".

Derivativo ma concreto e solido

Crime 101 non offre spunti narrativi che brillino per originalità, ma quello che fa, lo fa molto bene. La trama imbastita da Wislow e adattata da Layton fila spedita per le oltre due ore di durata del film (forse un anche troppe, ma non eccessive). Il thriller si impernia sulle scelte, sulla morale e su discorsi legati al destino e a come possiamo plasmarlo. A legare col pubblico, trascinandolo emotivamente nella vicenda, ci pensa un cast di sicuro affidamento, guidato dal quartetto Hemsworth-Ruffalo-Keoghan-Berry che si muove in una Los Angeles dai due volti. Da un lato quella dei super ricchi che continuano ad accumulare denaro, dall’altra quella dei poverissimi, dei senza tetto. Di quelli che sono costretti a lottare con le unghie e con i denti per un posticino al sole. Anche a costo di finire nell’illegalità.

La ritmata e sincopata colonna sonora composta da Blanck Mass, poggiata su brani elettronici, sorregge tutto l’impianto, aiutando a mantenere sempre alta la tensione. Crime 101 risulta solido e compatto come il cemento che ricopre Los Angeles, un western moderno da leggere rispetto all’immaginario di genere da cui prende direttamente ispirazione.

La costruzione di Bart Layton di Crime 101 non risulta mai esplosiva, ma mantiene costante un’energia di fondo che rapisce lo spettatore e lo trascina in un turbinio noir per oltre due ore (forse un po’ eccessive). Los Angeles fa da perfetto palcoscenico per un cast di spessore.

Voto 6.5/10


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