Corrado Augias, la riscoperta del sacro e la critica (pungente) alla musica in Italia: “Da noi non è una priorità”
Il giornalista e scrittore si è confessato di recente in una lunga intervista, senza risparmiare frecciate al nostro Paese e al rapporto contraddittorio con la musica.

Corrado Augias si prepara a riportare il tema del sacro al centro della riflessione pubblica, ma lo fa attraverso una via che sente più sua: la musica. L’11 gennaio, all’Auditorium di Santa Cecilia, prenderà infatti il via un ciclo di tre incontri curato dallo scrittore insieme al direttore d’orchestra e pianista Aurelio Canonici. Da Bach a Mahler, dal gregoriano alle musiche afroamericane, il percorso toccherà secoli di storia musicale con esempi dal vivo e un taglio sostanzialmente divulgativo. Ecco che cosa ha anticipato a questo proposito lo stesso Augias.
Corrado Augias, la riscoperta del sacro e il valore della musica
Come raccontato da Augias al Corriere della Sera, l’obiettivo delle conferenze in arrivo l’11 gennaio sarà quello di mostrare come la musica, arte "immateriale, impalpabile", sia particolarmente adatta a esprimere il sacro. "Anche sulla letteratura è in vantaggio", dice lo scrittore, "poiché la scrittura deve scendere in dettagli realistici e si rischia la goffaggine". Il primo appuntamento, intitolato "Cantare Dio", sarà dedicato alle opere che raccontano la ricerca del divino: dallo Stabat Mater di Pergolesi alla Passione secondo Matteo di Bach, fino all’Ave Verum Corpus di Mozart e alle sinfonie di Mahler.
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Entra nel canale WhatsApp"La musica può rappresentare il sacro come le pare", prosegue Augias, che confessa di vedere una forma di ‘religiosità laica’ in pagine come il quarto movimento della Nona sinfonia, quando il coro invoca "un padre affettuoso sopra il cielo stellato". Un eroismo umano, quello di Beethoven, che secondo il giornalista lo avvicina idealmente a Dio.
La critica di Augias alla musica in Italia
Ma il discorso sul sacro intavolato da Augias diventa, nell’intervista al Corriere, inevitabilmente anche politico e culturale. Il giornalista sostiene infatti (con vena polemica) che il canto da noi non sia la priorità: "Non lo è in generale la musica, in questo Paese…Io apprezzo la campagna di Riccardo Muti per una maggiore diffusione musicale, a partire dalla musica corale, però bisognerebbe impegnarsi nella pratica, non solo nel dire come vanno male le cose ma cercare di farle andare meglio, e la sua benemerita orchestra giovanile non basta".
Le motivazioni di questa carenza, per Augias, affondano le radici anche nel pensiero di Giovanni Gentile e Benedetto Croce, "a cui poco importava della musica, tradendo una tradizione, che nel caso di Croce è più grave, se pensiamo all’importanza della Scuola napoletana, quando Napoli era capitale della musica". Il risultato, purtroppo, è un Paese dove l’alfabetizzazione musicale è bassa, e persino un capolavoro come la Nona di Beethoven, spiegata da Augias in tv con l’aiuto del direttore Daniele Gatti, incontra un pubblico meno ristretto. Ecco perché la divulgazione, portata avanti con ostinazione dallo stesso Augias, resta una necessità imprescindibile. E il nuovo ciclo di conferenze sul sacro rappresenta, in tal senso, un’ottima occasione per colmare il divario in termini di cultura musicale.