Cloris Brosca, Zingara di Luna Park ma attrice da sempre: "Ai reality ho detto no, ma potrebbero essere interessanti se..."

L'attrice, presto a teatro con 'Hostages', ha raccontato a Libero Magazine della sua carriera lontana da La Zingara e di quella volta che rifiutò un reality...

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Il grande pubblico televisivo la ricorda per il ruolo iconico de La Zingara, nato nel 1994 a Luna Park, ma Cloris Brosca nasce attrice teatrale, ben prima di avere successo sul piccolo schermo, e non ha mai smesso di esserlo. Proprio in questi giorni (dal 19 al 22 marzo 2026), infatti, andrà in scena al Teatro ‘Cometa off’ di Roma, nel cuore del quartiere Testaccio, con lo spettacolo Hostages, scritto e diretto da Antonio Prisco, che la vede nei panni di una donna richiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario, alle prese con il disperato tentativo di ritrovare la sua umanità e il diritto di essere al mondo. "Nel racconto – ci spiega Brosca nella nostra chiacchierata – la protagonista ci porta nella sua storia e veniamo a scoprire che è stata una persona con un’infanzia particolare, con problemi, ha subito numerosi abusi, fatto uso di droghe… e ora è come se fosse alla ricerca di un riconoscimento come essere umano". Una narrazione a tratti dolorosa, ma autentica e viva, dove anche chi non ha vissuto le sue stesse esperienze riesce a riconoscere se stesso.

Da personale il viaggio della protagonista diventa collettivo e di denuncia sociale… cosa ci racconta e cosa ci lascia?

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Durante una prova aperta è venuta una mia amica, e mi ha detto: ‘Pur non avendo avuto assolutamente esperienze simili (alla protagonista, ndr), io mi sono sentita risuonare dentro tutte le rivendicazioni, l’anelito di libertà, e anche le debolezze, l’ingenuità e la voglia di affermazione di questo personaggio’. Secondo me è attuale anche per questo: è talmente disarmante la sua sincerità che in qualche maniera fa vibrare dentro di noi le corde che le assomigliano, anche se i motivi alla base non sono gli stessi.

A lei invece cosa è rimasto di questo personaggio?

Sicuramente la sua sfacciataggine, il fatto che comunque non si fermi e dica ‘Io ci sono e ho diritto a esserci’.

Lo ha già raccontato in diverse interviste, ma il ruolo de La Zingara in Tv pare le sia rimasto addosso e il pubblico continua spesso a identificarla in questo modo. E a dirla tutta anche lo showbiz non è da meno, mi viene in mente anche il suo ultimo lavoro ne ‘Il paradiso delle signore’ dove interpreta proprio una cartomante. Le pesa tutto questo?

In realtà penso, anche se è possibile che il pubblico continui a vedere gli attori solo collegati al ruolo che li ha resi famosi, che dipenda anche da noi riuscire a sganciarci da questo. Io evidentemente non ci sono riuscita o per lo meno non del tutto, ma non ho fatto mai un passaggio che fosse riconoscibile per il pubblico da La Zingara verso un’altra cosa. Io quel successo l’ho messo da parte e non sono riuscita a incanalarlo in altre cose che mi piacevano, poesia, letteratura, scrittura… Non ho saputo bussare alle porte dei produttori teatrali e dire ‘Guardate che io ho un tesoretto di pubblico televisivo legato a La Zingara, possiamo fare qualcosa che possa conservare quell’aura?’.

Quindi non ha mai dovuto dire no ad altri ruoli che la legavano ancora alla figura de La Zingara?

No. Anche se c’è una figura in teatro che mi piacerebbe e che potrebbe usufruire di quell’aura, ed è Medea… certo su un altro piano, molto più drammatico.

La sua carriera inizia in teatro, prima che in Tv, e in teatro è sempre rimasta anche durante il successo sul piccolo schermo. Ma c’è una serie o un programma a cui le piacerebbe prendere parte?

Ricordo che mi era molto piaciuta la fiction con Lino Guanciale, ‘Il commissario Ricciardi’. Quella mi attirava molto anche per la Napoli del passato che mostrava: non scontata, misteriosa, piena di profondità e spessore. E mi piaceva molto quello strano potere che lui aveva con le sue visioni. Quella sì, sarebbe stata una serie a cui mi sarebbe piaciuto partecipare.

Com’è il suo rapporto con i social?

Ora, devo dire la verità, grazie alla spinta di una mia amica pubblico di più su Facebook e Instagram, soprattutto dei lavori che faccio o di come la penso su temi di attualità come cosa voterò al referendum (sulla Giustizia, ndr), dove voterò no, o delle letture che faccio come quella di un libro su dei poeti di Gaza che si intitola ‘Il loro grido è la mia voce’, che da quando l’ho scoperto leggo alla fine dei miei spettacoli, una cosa che ritengo importante anche perché Fazi editore devolve 5 euro a Emergency per ogni copia acquistata. Queste sono le cose che pubblicizzo volentieri sui mie social, piuttosto di parlare di me e di come mi sento, li uso come veicolo.

Le hanno mai proposto un reality?

Sì, una volta. Mi fu chiesto tramite un conoscente a cui risposi no, quindi poi non me lo chiesero neanche ufficialmente…dato il mio no preventivo. Io però ho una mia teoria sui reality: se non fossero in qualche maniera ‘arrotondati’ dalla linea autoriale, potrebbero essere molto interessanti. Secondo me la voglia del pubblico di vedere questi format nasce anche dal desiderio di capire le dinamiche di quando si litiga, si discute, come si reagisce… e questa curiosità è interessante, ma se un esperimento sociale viene in parte influenzato si finisce a dare allo spettatore una cosa di cui non sente molto la mancanza.


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