Claudio Baglioni, a 40 anni da "La vita è adesso" ricorda quando si giocò la carriera all'estero. Ma oggi, grazie alla tv, non è più lo stesso

Claudio Baglioni festeggia i primi 40 anni di La vita è adesso con un tour insolito in cui raccoglie musica e bellezza con una visione completamente nuova (anche della sua musica)

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Un anniversario tutto da festeggiare, per Claudio Baglioni, che arriva al Parc – Performing Arts Research Centre di Firenze e, prima ancora di entrare nel vivo del discorso, racconta di suo padre. Perché da bambino, ricorda, lo sentiva cantare "È primavera, svegliatevi bambine, alle cascine messere Aprile fa il rubacuor", e quelle Cascine gli sembravano un posto lontano, quasi inventato. "Finalmente le vedrò", dice adesso, conscio di quello che l’aspetta. L’appuntamento è per il 16 luglio, al Prato delle Cornacchie, nel Parco delle Cascine di Firenze per una delle quattro tappe toscane del GrandTour La Vita È Adesso, il tour che celebra i quarant’anni dell’album del 1985 attraverso 50 concerti in 40 luoghi tra storia, arte e paesaggio. Nessun palasport, stavolta, e nemmeno una grande arena all’aperto. Claudio Baglioni ha scelto spazi dove, dice, "la bellezza esiste o si può ritrovare".

Claudio Baglioni in tour per La vita è adesso

Il talk al Parc si intitola "L’armonia Arte Ambiente Architettura: un dialogo tra bellezza e cultura", dove il cantautore di Centocelle siede accanto a vicesindache, soprintendenti e presidenti di fondazioni. Eppure il suo intervento è tutt’altro che protocollare, perché lui in questa conversazione ci entra dal punto di vista di chi si è laureato in Architettura alla Sapienza nel 2004, con una tesi sul Gazometro di Roma. Un architetto "credente ma non praticante", si definisce lui, forse solo un ragazzo che si immaginava come qualcuno che poteva aprire squarci sul mondo, di mostrare angoli di paradiso che altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Ha scelto la musica, ma quell’idea di spazio e di forma è rimasta salda, e si vede nel modo in cui costruisce i suoi concerti con palchi strutturati come luoghi da vivere.

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Con Firenze il legame ha radici lontane. Al Mandela Forum, nel 1991, durante il tour di Oltre, porta per la prima volta il palcoscenico al centro della platea, ribaltando la prospettiva del live. Ed è sempre a Firenze che, a vent’anni, riceve il suo primo premio, consegnato dalla moglie del direttore estero della sua etichetta, una signora di grande eleganza. Ma Claudio Baglioni le calpesta maldestramente lo strascico, l’abito si strappa, lei se ne va senza una parola. Le conseguenze sono meno scenografiche ma più concrete perché si becca dieci anni senza traduzioni e nessuna finestra sul mercato internazionale. Ora ci ride su, ma quell’episodio ha davvero ridisegnato la sua traiettoria. La sindaca Sara Funaro questa volta gli consegna una foto storica del parco, senza rischi per l’abbigliamento.

A margine del tour, Baglioni cita Dostoevskij. La bellezza salverà il mondo, ma vale anche chiedersi cosa fa il mondo per salvare la bellezza. È una domanda che lascia aperta, perché il GrandTour, in fondo, è una risposta concreta che porta la musica in luoghi che hanno una storia.

Sanremo 2018-2019, qualcosa che il Festival non aveva

Architetto, certo, ma anche cantautore e conduttore. Nel 2018 e nel 2019 assume la direzione artistica – lui preferisce chiamarsi "dirottatore" – e lascia un segno che va molto oltre i numeri di ascolto. Perché le scalette cambiano forma, seleziona artisti che il Festival aveva tenuto ai margini, porta co-conduttori come Pierfrancesco Favino e Virginia Raffaele che lo sollevano sul palco come un vero gigante, senza mai metterlo in ombra.

Nel 2019, con la vittoria di Mahmood in Soldi , Sanremo cambia finalmente pattern con canzone che parla di assenza, di soldi come metro emotivo e di un’identità che fatica a trovare posto. Pochi anni prima sarebbe sembrata una scommessa troppo rischiosa per il Festival, ma Baglioni la porta in gara e la lascia vincere. Secondo arriva Ultimo, con una scrittura diretta e personale (è una delle sue caratteristiche) che il pubblico più giovane riconosce senza bisogno di mediazioni esterne. La critica di autoreferenzialità nei confronti di Baglioni , anche col senno del poi, aveva una sua consistenza, ma era anche il prezzo inevitabile di avere alla guida qualcuno con una visione definita invece di un conduttore neutro.

Il tempo che passa, la pace fatta con sé stesso

La trilogia Solo, culminata in Piano di Volo Solo Tris, 300 concerti nei teatri lirici italiani tra il 2022 e il 2025 era l’antefatto di Grand Tour. Sul palco da solo, con pianoforte, chitarra e tecnologia MIDI a orchestrare tutto il resto, Baglioni ha costruito un live nota dopo nota senza band a fare da cuscinetto e nessun arrangiamento a schermo su cui appoggiarsi. Solo lui, le canzoni e il tempo che in quelle canzoni è ormai fatto di decenni passati.

Era proprio il tema del tempo tornava spesso. Baglioni non si è mai presentato come l’artista che non vuole invecchiare ma ha fatto l’operazione opposta, e per certi versi più difficile. Ha preso atto di quello che il tempo gli aveva tolto – la voce acuta di un tempo, la velocità, una certa leggerezza – e ha capito che in cambio gli aveva dato qualcos’altro, che vale altrettanto. La profondità di chi ha vissuto le cose che canta, senza avere più niente da dimostrare. Ormai non si sente più un giovanotto, e non cerca di sembrarlo ma il passato, invece di pesargli, è diventato la materia di cui è fatto.

Una posizione insolita, nel pop italiano, dove l’invecchiamento viene spesso mascherato o trasformato in un problema da risolvere con la collaborazione giusta. Baglioni ha percorso la strada opposta: ha fatto del tempo la sua estetica, portando il repertorio di una vita in luoghi dove la storia si sente tra le mura, e costruendo spettacoli in cui la durata – tre ore abbondanti, senza intervallo – raccolgono tutto quello che sono stati questi ultimi 40 anni.

Pio e Amedeo, stare nel gioco senza perdersi

A Stanno tutti invitati, lo show con cui Pio e Amedeo festeggiano i loro 25 anni di carriera su Canale 5, Claudio Baglioni si abbandona finalmente al divertimento. È lui il primo ospite della puntata di debutto del 2 aprile 2026, e questa scelta ci riporta direttamente a Sanremo 2019 quando Pio e Amedeo si sono guadagnati la visibilità che ha cambiato per sempre il loro percorso artistico.

Sul palco, i due lo convincono a interpretare il ruolo dell’umarell con cappotto, carrellino e sguardo vigile sui cantieri, la figura leggendaria del pensionato padano che supervisiona i lavori altrui con mani giunte dietro la schiena. Baglioni ci sta, e non recita il numero del cantautore intoccabile che si concede al varietà con sufficienza. Si presta alle battute, canta, accetta che Pio e Amedeo gli suggeriscano di appendere il microfono al chiodo e godersi una crociera.

Il risultato si vede subito. le clip girano, qualcuno riscopre il suo catalogo (quello più profondo), qualcun altro lo incontra per la prima volta. È questa la logica che guida il GrandTour, che trova il contesto giusto per arrivare a chi non ti cercherebbe da solo, senza snaturare quello che sei. A quarant’anni da La vita è adesso, Baglioni ha smesso di badare troppo alla forma e ha cominciato a metterla in movimento.


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