Cioffi rinasce con Farfalle (nello stomaco): "Noemi? Un'emozione indescrivibile, la voce perfetta". E ora il momento più atteso - Intervista
Andrea Cioffi torna alla musica con un brano che ribalta la prospettiva e si prepara per il suo momento preferito: la musica live. La nostra intervista

Cioffi torna, maturo e consapevole, con la forza di chi ha finalmente imparato a raccontare le emozioni liberamente e svincolandosi dal bisogno di parlare solo di se stesso. Dal 27 marzo è in radio con Farfalle (nello stomaco), un brano che ribalta i cliché perché qui il battito d’ali non è l’euforia dell’inizio, ma il dolce amaro restare di chi non sa dirsi addio.
Per dare voce a questo contrasto, il cantautore salentino ha scelto l’anima soul di Noemi, dando vita a un incontro artistico nato dall’istinto e cementato da una stima profonda. Andrea Cioffi ci ha aperto le porte del suo mondo: dal legame viscerale con le sue radici alla libertà di scrivere storie universali, fino al desiderio più grande: ritrovare il suo pubblico sotto il palco. La nostra intervista.
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Entra nel canale WhatsAppDal 27 marzo sei tornato in radio con "Farfalle (nello stomaco)", un singolo apparentemente leggero che nasconde un significato molto profondo. A un certo punto hai capito che serviva una voce femminile: perché hai scelto proprio quella di Noemi?
L’idea di coinvolgere Noemi è nata in modo molto naturale. Una volta terminata la scrittura e, soprattutto, la produzione, ci siamo resi conto che il brano aveva preso una direzione sonora molto precisa, tra il gospel e il soul. Confrontandomi con tutte le persone che hanno visto nascere questo pezzo – che per noi è un po’ come un figlio – abbiamo identificato in lei la voce perfetta. Cercavamo quel "colore" che potesse rappresentare quel mondo sonoro e raccontare le sfumature del sentimento presenti nel testo. Non abbiamo fatto liste di nomi o provato diverse opzioni: siamo andati diretti su di lei. Alla fine, vederla sposare la nostra causa è stato come realizzare un sogno.
Cos’hai provato quando hai sentito la sua voce per la prima volta nei versi della tua canzone?
Innanzitutto una potenza incredibile. Auguro a chiunque faccia musica di poter collaborare con un’artista della sua caratura: ha una professionalità, un’umanità e un’umiltà rare. Quando ha registrato per la prima volta ci siamo emozionati tutti in studio; quello che avevamo solo immaginato o "manifestato" stava diventando reale. Oltre alla tecnica e alla potenza, Noemi ha una capacità straordinaria di rappresentare uno stato d’animo: è riuscita a calzare a pennello sul pezzo, dandogli una profondità che mi ha colpito tantissimo. È stata un’emozione fortissima per me e per tutto il team presente quel 22 dicembre.
Le "farfalle nello stomaco" solitamente rappresentano l’inizio di un amore, ma qui parli della fine. Perché questo contrasto?
Volevo proporre una prospettiva meno scontata. All’inizio di una relazione è facile provare le farfalle nello stomaco perché tendiamo a idealizzare tutto. L’idealizzazione è bellissima ma pericolosa, perché dipinge una realtà che spesso non esiste. Invece, provare quella sensazione quando una storia finisce ha un peso diverso: significa che quella persona, con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni, ti ha lasciato qualcosa di così profondo da non riuscire a lasciarla andare del tutto. Diventa un modo per conservare un bel ricordo, sperando che quel legame possa trasformarsi in qualcos’altro, magari in un’amicizia diversa.
A un certo punto parli di "estranei". Qual è la frase del testo che ti emoziona di più?
Mi emoziona moltissimo lo special, quando dico che "nessuno ci ha mai insegnato come si fa ad amare e finiamo come sempre che ci amiamo male". L’amore non si impara a scuola, deve nascere in modo naturale. Puoi avere l’esempio dell’amore genitoriale, che è immenso, ma amare un partner è una cosa totalmente diversa e non esiste un manuale. Per quanto uno ci si impegni, può capitare di amare "male". Ma il bello dell’amore è proprio questo: la sua imprevedibilità, il fatto che non ci sia una guida e che ogni volta, con ogni persona, sia come la prima volta. Puoi studiare quanto vuoi, ma solo dedicando anni a qualcuno impari davvero a "matchare" con i suoi lati più profondi.
Il dolore per la fine di un amore, quindi, è universale?
Ognuno lo vive a modo suo, ma trovo paradossale il passaggio dal "tutto" al "niente". L’amore è drastico, a differenza dell’amicizia che può evolvere gradualmente. Magari fino a una settimana prima convivevi con una persona, condividevi ogni istante, e la settimana dopo vi scambiate a stento i saluti. È giusto lasciarsi bene e onorare il ricordo di ciò che è stato, ma quel vuoto improvviso è un contrasto incredibile. È proprio quel "tutto o niente" che ti porta a scrivere canzoni e a vivere sentimenti così singolari.
Come si è evoluta la tua scrittura in questi anni?
Oggi mi sento molto più libero. Prima scrivevo quasi per una sorta di rivalsa personale, raccontando prettamente il mio passato e ciò che mi accadeva. Adesso mi sento un po’ come un pittore: dipingo ciò che voglio. Posso raccontare una storia da una prospettiva esterna, come ho fatto in Farfalle nello stomaco, parlando di due innamorati che non riescono a dirsi addio. Mi diverto di più in studio perché non ho più la pretesa di essere sempre autobiografico.
Nella malinconia di questo brano c’è anche un po’ del tuo Salento?
Assolutamente sì. Noi del Sud, e i salentini in particolare, siamo molto passionali, tendiamo a esasperare e ingigantire ogni sentimento. Questa tendenza ad amplificare le emozioni fa parte del mio DNA e si riflette inevitabilmente in quello che scrivo.
Quanto sono importanti per te le collaborazioni? Pensi che siano un valore aggiunto per il futuro?
Le considero fondamentali, sia a livello professionale che umano. Nel mondo rap collaborare è la norma, ed è giusto così. Una canzone è il frutto di un’emozione nata in studio, un punto d’incontro dove due vite che condividono lo stesso sogno confluiscono in un’unica opera. È un valore aggiunto enorme e un bellissimo momento di condivisione che continuerò sicuramente a cercare.
Ti vedremo presto dal vivo? E cosa sogna Andrea Cioffi per il futuro?
Quest’estate sarò impegnato con molti live per la promozione del brano. Il mio sogno è semplicemente continuare a fare musica, studiare e vedere la gente che canta le mie canzoni sotto il palco. Per me la dimensione live è tutto: è il fine ultimo per cui scrivo. Non c’è niente di più bello che vedere il pubblico rispecchiare la propria vita nelle mie parole.
