I 5 film da red carpet a Venezia 2026, occhio ai fratelli Gallagher. Penélope Cruz e Bardem da sogno, torna anche Casey Affleck. Cosa vedere

La Mostra Internazionale del Cinema di Venezia si propone come una delle più ricche di sempre, non solo sul fronte italiano. E se ami la vecchia Hollywood, questa è l'edizione che fa per te

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Quando la brezza tardo-estiva della Laguna incontra il bagliore ininterrotto dei flash sul red carpet del Lido, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si conferma quello che è sempre stata: il salotto più patinato del cinema mondiale, dove l’arte convive allegramente con lo strategic photocall. L’83ª edizione non fa eccezione e concede un cartellone che definire glamoura sarebbe un facile eufemismo, insieme a quella sana ossessione per chi indosserà cosa sui gradini del Palazzo del Cinema. Cinque titoli, in particolare, sono quelli che faranno esplodere Instagram e le agenzie di stampa in egual misura: ecco la guida a prova di scroll infinito.

1. Bunker di Florian Zeller

Tra i film in concorso, Bunker di Florian Zeller ha il pregio (o l’astuzia) di piazzare sul red carpet una delle coppie più fotografate del pianeta: Penélope Cruz e Javier Bardem. Al loro fianco Paul Dano e Patrick Schwarzenegger, giusto per ricordare che sì, esiste anche un film dietro tutta questa bellezza così sfacciata.

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Sul fronte della trama, Bunker segue un architetto la cui vita matrimoniale va in frantumi quando accetta di progettare un bunker ultra‑lussuoso per un miliardario, trasformando quella che dovrebbe essere una commissione d’eccezione in una lenta discesa nel paranoico mondo dei super-ricchi. Tra clausole di riservatezza, sistemi di sicurezza ossessivi e una struttura che isola il potere dal resto del pianeta, il film mette a nudo compromessi morali, tensioni di coppia e la fragilità di un uomo che si ritrova, letteralmente, a costruire la fortezza dei propri fantasmi.

2. Wild Horse Nine di Martin McDonagh

Martin McDonagh torna con Wild Horse Nine, commedia nera con un cast che sembra uscito da un fantasy draft per cinefili: John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Parker Posey e, dulcis in fundo, Tom Waits, che al red carpet potrebbe limitarsi a un grugnito e comunque risultare la persona più cool della serata. Con questo ensemble, l’ironia nerissima del film sembra destinata a proseguire fuori schermo, direttamente sul tappeto rosso.

La storia è ambientata alla vigilia del golpe cileno del 1973: due agenti della CIA, Chris e Lee, vengono spediti da Santiago all’Isola di Pasqua per una missione che dovrebbe testare la loro lealtà e, spoiler minimo, la mette definitivamente sotto stress. Tra le statue monumentali dell’isola, i due si ritrovano invischiati in complotti, segreti di lunga data e un legame sempre più ambiguo con un paio di studentesse ribelli, mentre il loro capo MJ tira i fili da lontano, confermando che la burocrazia può essere inquietante quanto qualsiasi antagonista. McDonagh porta thriller geopolitico, humour nero e cinema di personaggi, usando il contesto storico per far deragliare, con molta eleganza, un "viaggio di lavoro" in tragedia annunciata.

3. Father Joe di Barthélémy Grossmann

Fuori Concorso, Father Joe di Barthélémy Grossmann ha tutta l’aria di essere il titolo da tenere d’occhio. Protagonisti Taika Waititi, sempre pronto a una battuta di troppo, e Pamela Anderson, in una rinascita artistica che sta facendo discutere critica e pubblico in egual misura. A dare un tocco di solennità (perché ci vuole sempre qualcuno che faccia il serio) arriva Ellen Burstyn, premiata con il Leone d’Oro alla carriera.

La trama si muove nel cuore di Manhattan e della sua Little Italy, dove un uomo di fede decide di ingaggiare una guerra tutt’altro che spirituale contro la criminalità organizzata. Father Joe è un prete che, tra confessionali e altari, organizza blitz contro i clan, mette in crisi i boss e trasforma l’underworld in una sorta di parrocchia estrema, in cui il motto è "confessa, pentiti, paga… oppure affronta le conseguenze". Allo stesso tempo, si intreccia la vicenda di una giovane donna sospesa tra pericolo e possibilità di redenzione, che il protagonista tenta di guidare fuori dalla spirale violenta in cui è rimasta intrappolata. Il risultato è un action thriller che usa icone religiose e codici gangster per costruire un pulp metropolitano sul filo del paradosso morale.

4. Company di Casey Affleck

Casey Affleck scrive, dirige e interpreta Company, opera che punta tutto sull’understatement, quella specialità hollywoodiana per cui più si finge di non voler impressionare, più si finisce sotto i riflettori. In corsa per il Leone d’Oro, il film è costruito su un’atmosfera intima e sofisticata, praticamente perfetta per il Lido.

Il film si presenta come una gothic mystery a struttura corale, intrecciando storie su più decenni. Tutto parte da una notte d’inverno nel 1975, quando una misteriosa donna di nome Evelyn irrompe in una riunione natalizia e racconta la storia di Tom, un anziano eremita che, oltre vent’anni prima, aveva salvato un’attrice bloccata in una tempesta di neve in Colorado. A sua volta, l’attrice narra un racconto ancora più remoto: un contadino e sua moglie che accolgono un giovane vagabondo tormentato, sullo sfondo di una serie di efferati omicidi che terrorizza l’area di frontiera. Queste linee narrative si incastrano provando lutto, vendetta, perdono e piccoli gesti di compassione, con un tono sospeso tra racconto gotico e dramma psicologico, costruito su un ensemble che include Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy e Adelaide Clemens.

5. Oasis: Don’t Look Back in Anger di Will Lovelace e Dylan Southern

Fuori concorso, il documentario Oasis: Don’t Look Back in Anger, firmato da Will Lovelace e Dylan Southern, porta in Laguna qualcosa che sfida ogni logica da festival: la reunion di Liam e Noel Gallagher, che riescono a far notizia semplicemente stando nella stessa stanza. Tra rock’n’roll, nostalgia Britpop e la giusta dose di sarcasmo mancuniano, il red carpet potrebbe portare la pace definitiva, sperando che stavolta i due fratelli restino d’accordo almeno per la foto ufficiale.

Il film racconta la trionfale reunion Oasis Live ’25, il tour che ha riportato la band on the road dopo sedici anni di separazione, ripercorrendo concerti, dietro le quinte, prove e il primo faccia a faccia congiunto davanti alle telecamere in oltre vent’anni. Con materiale inedito da palco e backstage, il documentario segue la riconciliazione (almeno operativa) dei Gallagher, mettendo in scena l’impatto emotivo di brani come Wonderwall (inno della Nazionale inglese terza classificata ai Mondiali 2026), Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova su generazioni diverse e pubblico globale. L’operazione punta a essere allo stesso tempo biglietto per lo show, pass backstage e, ovviamente, combustibile perfetto per il mito perenne di una band che ha fatto della tensione fraterna una forma d’arte.


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