Cime Tempestose al cinema, recensione: un flop annunciato per Margot Robbie e Jacob Elordi. Ecco perché

Emerald Fennell offre una rilettura completamente travisata e fuorviante dell'opera di Emily Brontë, concentrando la lente sui dettagli più sbagliati

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Ben trovati con il consueto appuntamento con Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata al grande cinema in anteprima nazionale. Quello scritto da Emily Brontë tra il 1845 e il 1846 è uno dei racconti di amore tossico e disfunzionale più famosi della storia della letteratura. Heathcliff e Cathy occupano un posto d’onore nell’immaginario collettivo. Difficile quindi immaginare le motivazioni dietro a un’operazione come quella fatta da Emerald Fennell, regista dietro all’ottimo Saltburn del 2023, con questa rilettura di Cime Tempestose.

Il tentativo di osare e sconvolgere lo spettatore, senza dubbio. La voglia di destrutturare un classico per dare una chiave di lettura nuova. Il risultato, però, è ben lontano dall’essere efficace. Complici anche una Margot Robbie e un Jacob Elordi che finiscono per fagocitare i rispettivi personaggi, cancellandone la profondità narrativa in favore di una piattezza generale direzionata unicamente agli aspetti più carnali della relazione tra Cathy e HeathCliff.

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Cime Tempestose – La recensione del film

Nella brulla e nebbiosa campagna dello Yorkshire, una giovane Catherine (Robbie) assiste all’impiccagione di un uomo: assieme alla folla, deride il poveraccio, additandone l’erezione pre-mortem. Tornata a casa nella fatiscente tenuta di Wuthering Heights, apprende dal padre dell’arrivo in famiglia di un trovatello (Elordi), che decide di chiamare Heathcliff in onore del fratello morto. Tra i due si forma immediatamente uno strettissimo legame, anche per via delle burbere e violente angherie del genitore. Un rapporto che prosegue negli anni successivi e che si trasforma inevitabilmente in amore, sebbene mai ufficialmente dichiarato, tra i due. Cathy appartiene a un ceto sociale diverso, per quanto ormai la ricchezza della sua famiglia si appassita, e deve attenersi a determinate regole.

Quindi, nel momento in cui la tenuta limitrofa viene acquistata dal ricco Edgar Linton (Shazad Latiff), Cathy non può far altro che cedere alla corte dell’uomo. Il suo cuore, tuttavia, appartiene a Heathcliff. Quando, però, la ragazza decide di rompere il fidanzamento con Linton e dichiararsi all’amato, egli è già fuggito, convinto erroneamente del fatto che Cathy riterrebbe degradante un matrimonio con lui. Sposatasi quindi con Linton, la donna verrà sconvolta dal ritorno, anni dopo, di Heathcliff, cambiato in tutto e per tutto e ora ricco proprietario proprio della tenuta di Wuthering Heights.

Licenze poetiche. Licenze poetiche ovunque

Partiamo dall’assunto che trasporre un’opera complessa e stratificata come Cime Tempestose in un film di poco più di due ore (che risultano comunque troppe, come vedremo tra poco) era un’operazione destinata a fallire in partenza. Specialmente se l’unico elemento del romanzo originale che viene astratto ed elevato a colonna portante della pellicola è l‘aspetto sessuale della relazione tra Cathy e Heathcliff. L’uomo che torna a casa dopo anni, cambiato nel corpo e nello spirito, più che una sorta di risentito Conte di Montecristo in cerca di vendetta personale, pare un misto tra un vampiro e un pornoattore con evidenti problemi di gestione delle pulsioni sessuali.

Una licenza poetica voluta dalla regista? Può essere. Ma in questo Cime Tempestose di licenze poetiche di questo tipo ce ne sono fin troppe, alcune decisamente non necessarie e fuori luogo. Come quella di usare Nelly (Hong Chau), trasformata da governante-narratrice nel romanzo a dama di compagnia di Catherine, per far dire cattiverie a Cathy nei confronti di Heathcliff mentre questo è dietro una porta ad ascoltare la conversazione. O come la totale eliminazione di svariati personaggi, anche fondamentali ai fini della trama originale, come i discendenti di Catherine, dello stesso Heathcliff o di Hindley, fratello di Cathy e anche lui totalmente assente dalla trasposizione.

Quando il barocco incontra il pop

A voler spezzare una lancia in favore di Emerald Fennell, alcune inquadrature e scelte di scenografia risultano particolarmente d’impatto, visivamente parlando. Per il resto, purtroppo, sembra di assistere a una lunghissima puntata di Bridgerton con toni a metà tra il barocco e il pop. È abbastanza lampante quanto la volontà di Fennell sia di rifarsi alla Maria Antonietta di Sofia Coppola, ma il risultato è più vicino a una rivisitazione in chiave vittoriana di 50 sfumature di grigio, tra richiami al sadomaso e libri con pop-up di funghi a forma fallica e roselline vaginiformi.

Sorvoliamo sulla differenza di età tra Robbie ed Elordi, con la prima che a tratti sembra la madre del secondo. Emerald Fennell ha chiaro in mente l’obiettivo si sedurre lo spettatore, ricorrendo anche a frasi ad effetto che dovrebbero rimanere immortali, e che invece si perdono in un marasma confusionario. Ed è così che il "Non sopportavo che ti facesse del male" detto da Heathcliff bambino a Cathy scompare come nebbia sulla brughiera e scorre via dalla mente assieme ai titoli di coda. Osare e sconvolgere lo spettatore, dicevamo in apertura. Bene: Cime Tempestose ottiene solo l’effetto di annoiare e risultare eccessivamente pesante pur durando relativamente poco. Un prodotto pensato per chi non ha sostanzialmente alcuna idea di cosa rappresenti il materiale originale. Un’occasione decisamente sprecata.

Voto: 3/10


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