Chiara Ferragni, l’impero dell’influencer vacilla ancora (ma non cade): il nodo delle cause aperte e l’eredità del Pandoro Gate
L'ex di Fedez sarebbe alle prese con alcuni procedimenti potenzialmente milionari. Mentre le sue società sono in lenta ripresa, dopo mesi complicatissimi. Ecco i dettagli.

Tecnicamente Chiara Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata. Ma la spada di Damocle del Pandoro Gate, vicenda che ha travolto l’influencer e le sue attività imprenditoriali, resta ancora sospesa sul futuro giovane cremonese. Lo certifica l’ultima analisi di Open, che sottolinea come la creator (nonostante sia in netta ripresa a livello economico) si trovi ancora impelagata con tre cause milionarie potenzialmente molto pericolose. E in più, restano da versare i famosi 800mila euro in beneficenza promessi. Ecco qui sotto tutti i particolari.
Chiara Ferragni, le tre cause che mettono a rischio il suo ‘impero’
Nell’analisi puntuale di Open, si fa chiarezza sullo stato delle attività imprenditoriali della chiacchieratissima Chiara Ferragni. Il primo punto riguarda l’impegno sottoscritto dall’ex di Fedez con l’Antitrust, che la vincola al pagamento di 800mila euro (non briciole) agli enti benefici che lei stessa indicherà. Il patto ha una scadenza triennale, ma resta il fatto che vanno messi in conto questi soldi come futura uscita sostanziosa dalle tasche di Chiara.
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Entra nel canale WhatsAppA ciò si aggiungono poi tre cause giudiziarie in corso. Due di queste, come riporta Open, sarebbero in fase avanzata, mentre la terza si troverebbe ancora ai primi passaggi. Si tratta in ogni caso di cifre milionarie, richieste in primis da Safilo, colosso degli occhiali che pretenderebbe 5,9 milioni di euro. E poi da Angelini Beauty, company per cui Chiara avrebbe dovuto inaugurare nel 2023 una linea di profumi. Come ultimo protagonista si sarebbe inserito da poco Swinger international, proprietario del marchio Genny e licenziatario di Versace Jeans Couture e Just Cavalli.
I conti delle società di Chiara Ferragni e il nodo degli stipendi
Tra le note positive, invece, figura l’ultimo bilancio di Fenice, una delle società legate a Chiara. Nell’assemblea dello scorso 29 giugno, il manager Claudio Calabi (scelto da Ferragni per liberarla dal pantano post-Pandoro) ha annunciato un aumento di fatturato per il 2025, con entrate per 2,7 milioni di euro. Il passivo della compagnia è risultato contenuto (appena 64.679 euro) e alcuni aggiustamenti sono stati fatti da Calabi anche sul proprio compenso. Nel 2026, infatti, lo stipendio del dirigente sarebbe sceso da 220mila a 120mila euro l’anno, e pure il compenso di amministratore della holding Sisterhood sarebbe passato da 70mila a 20mila euro.
Inoltre, è stato segnalato sempre nell’assemblea sopracitata, che il solo contratto commerciale sopravvissuto alla tempesta del Pandoro sarebbe quello con Morellato, teoricamente oggi in buona salute. E Calabi ha spiegato anche che l’obiettivo di Fenice oggi resterebbe quello di "consolidare la ripresa delle attività mantenendo, al contempo, una struttura dei costi particolarmente efficiente, anche in considerazione del venir meno degli effetti negativi derivanti dal citato procedimento giudiziario".
Ultimo dettaglio: pure l’altra società di Chiara Ferragni, Tbs crew, sarebbe ancora alle prese con una situazione economicamente ‘scomoda’. Nel 2025 avrebbe infatti perso ben 813.505 euro, più o meno la stessa cifra che l’influencer dovrà versare in beneficenza. Non briciole, si diceva. Eppure l’impero resta a galla.