Olimpiadi, chi canta l’Inno si fa male: Laura Pausini è solo l’ultima artista contestata. Prima di lei Arisa, Noemi e altri nomi eccellenti

Albano, Gigi D’Alessio, Clementino e tanti altri si erano presi fischi e critiche sul web. Intanto nella polemica sull’esibizione alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina interviene Morgan.

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

"Completamente sbagliata". Con queste parole Morgan ha bocciato l’interpretazione del Canto degli italiani, il nostro inno, da parte di Laura Pausini alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. L’ex voce dei Bluvertigo ha spiegato il suo punto di vista in un video postato su Instagram: "L’ha cantato molto bene, molto intonata. Il problema è l’aver trasformato quel brano in qualcosa di assolutamente non italiano, averlo modificato a tal punto da renderlo irriconoscibile e deformato. Sembrava più adatto a un contesto Disney". Secondo il cantautore l’inno può essere rimodernato, ma "nella logica dell’essenza della nostra musicalità". Per poi concludere: "C’è un modo di orchestrare all’italiana, che non è questo. Al limite è quello di Morricone".

Morgan si inserisce sulla coda lunga della polemica social scattata subito dopo l’esibizione di Laura Pausini. Da una parte chi ha apprezzato, dall’altra chi ha attaccato virtuosismi e abbellimenti della cantante e la versione eccessivamente pop dell’opera di Goffredo Mameli. Qualcuno ha messo a confronto la sua esibizione con quella di Arisa alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Pechino 2022: "Una ha storpiato l’inno, l’altra l’ha eseguito perfettamente". Per la coach di The Voice quella non era la prima volta che si cimentava con Il canto degli italiani e non è stata nemmeno l’ultima. Anche lei, però, in passato era finita nel mirino del web (e dei tifosi). Un destino comune a tanti cantanti italiani.

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Arisa e Noemi vittime degli attacchi del web, dei tifosi e dei giornali

Siamo nel 2012. È la finale di Coppa Italia. Sul campo ci sono Juventus e Napoli. Nell’intervallo lo speaker annuncia: "Arisa eseguirà ora l’inno nazionale". Partono una marea di fischi (preventivi) che avrebbero scoraggiato pure Céline Dion. Qualcuno continua a fischiare anche durante l’esibizione, altri aiutano l’artista col "parapò". Il web poi scriverà cose come: "Non ha preso una nota", "Mamma mia me se so rotte le casse", esagerando qualche piccola imperfezione dovuta alle difficili condizioni in cui ritrovano i cantanti che si prestano a interpretare l’inno a cappella in uno stadio. Lo sa bene Noemi che, di solito impeccabile, si è guadagnata i titoli dei giornali per una "steccata finale" nel 2018 nell’intervallo di Juventus-Milan.

Le sbavature di Albano e Katia Ricciarelli

Nel 2024 Albano è diventato di tendenza sui social network per le evidenti sbavature prima di Atalanta-Juve. "Non avevo un punto di riferimento, se non le urla di 60 mila persone: io non riesco a fare miracoli", aveva commentato lui riferendosi ai tifosi che sugli spalti intonavano altri cori disturbando la performance. Una disavventura simile a quella vissuta da Katia Ricciarelli che, nel 2012 prima dell’incontro di rugby tra Italia e Nuova Zelanda, aveva anche sbagliato il testo di Mameli.

Nel 2023 la versione dance di Gigi D’Alessio e Clementino non piace agli spettatori

Nel 2023 a far discutere era stata la versione dance con richiami alla tarantella eseguita da Gigi D’Alessio e Clementino allo stadio Maradona di Napoli prima di Italia-Inghilterra: "Ma che è ‘sta cafonata", scrivevano sui social. Qualche mese più tardi è stato il turno di Gaia che in occasione della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Inter all’Olimpico è sembrata fuori tempo. Nonostante l’errore fosse dei tifosi sugli spalti, l’ex concorrente di Amici di Maria De Filippi è stata attaccata da Pupo: "Con l’Inno di Mameli straziato in questo modo e ignorato dal 90 per cento dei giocatori in campo, la serata è partita malissimo", commentava l’autore di Gelato al cioccolato sul web.

Le tastiere hanno bocciato anche Lorenzo Licitra e Sergio Sylvestre

Tra gli altri che, negli anni, non sono stati risparmiati dal tritacarne dei commenti negativi ci sono poi Lorenzo Licitra e Sergio Sylvestre. Il primo perché troppo sconosciuto, il secondo perché non italiano con commenti del tipo: "Il nostro popolo come il resto dei popoli occidentali morirà di politicamente corretto", "L’inno italiano non lo canta un cazzo di straniero, sbagliandolo", "Fanno di tutto per smantellare l’identità nazionale", "Siamo in attesa del primo cha canta l’inno in arabo – per sentirci belli e buoni", "Un cantante nero impreparato e incapace canta l’inno di Italia nell’evento più importante post Covid a discapito di qualsiasi altro cantante bianco ma più preparato. Questo è semplicemente RAZZISMO". Un video che ha raccolto più sovranisti di Vannacci alle regionali in Toscana.


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