Che Tempo Che Fa, Littizzetto contro John Elkann: "Non saremo mai vostri", perché rischia il posto

La comica ha espresso tutto il suo rammarico e la sua delusione per la vendita di alcune testate all'estero: "Stai svendendo la cultura italiana".

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

"Caro John Elkann, in finanza detto lupo, fratello di Lapo, dell’Italia Stellantis cometa, stalliere di cavallino Ferrari. Nato il primo di aprile, ma il pesce lo stai rifilando a noi". È iniziata così la consueta letterina di Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa. Ieri sera, domenica 14 dicembre 2025, nel talk di Fabio Fazio sul Nove, la scrittrice, conduttrice e comica, ha voluto indirizzare la sua missiva a John Elkann, che proprio in questi giorni sta trattando per la vendita del gruppo Gedi alla greca Antenna Group. Dopo una serie di cessioni, dall’automotive ai trasporti industriali, ora l’imprenditore vende all’estero anche una parte storica dell’editoria italiana, precisamente a un gruppo ellenico che nei primi mesi del 2026 dovrebbe diventare proprietario (per 140 milioni di euro) di testate come "La Stampa, Repubblica, RadioDeejay, Radio Capital, M2O", come ha spiegato Littizzetto, sottolineando amaramente: "Praticamente tutto quello faccio". "Chi ti scrive è una tua dipendente a partita iva, pagamenti sempre puntuali e su questo niente da dire", ha poi continuato, tra parole al vetriolo per Elknan, per il Governo, ironia inconfondibile e ansia per il futuro.

Luciana Littizzetto e la letterina a Elkann: "Non ci sono solo i soldi nel mondo, ricordatelo John"

La vendita delle testate de gruppo Gedi alla Grecia è stata protagonista della letterina di Luciana Littizzetto a Che Tempo Che Fa. La comica si è rivolta direttamente a John Elkann con parole dure, seppur contrassegnate dalla sua immancabile ironia: "Ti parlo in quanto torinese e in quanto italiana che è preoccupata di quello che sta succedendo a due grandi giornali e un po’ di radio che tu vuoi vendere come è nel tuo diritto. Così come è nel nostro sentirci preoccupati, perché i giornali, quelli seri, sono da sempre il cane da guardia del potere. Sono la libera informazione, sono il pensiero critico, indipendente. E abbiamo paura che invece diventino altro nelle mani di chi possiede ormai grandi pezzi di mondo. Per questo i giornalisti sono in assemblea permanente, e per questo si sono trasformati in guerrieri Jedi, con le penne laser al posto delle spade", ha affermato , "Perché, caro Elkann, non è che stai vendendo un chiosco di piadine, stai vendendo un pezzo importante della storia culturale italiana".

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Poi, un affondo anche al Governo: "Ora il Governo sta mediando. Adesso sì, siamo tranquilli. Perché se ci pensa il Governo…Mi aspetto di passare domani alla sede della Stampa e trovarci un negozietto cinese che fa gli orli. C’è un compratore, è vero, si chiama Teodoro Kyriakou, è un armatore greco, amico di Trump, e ha come socio d’affari Bin Salman, il principe ereditario dell’Arabia Saudita che nella vita ha tre passioni, il petrolio, Renzi e comprare tutto ciò che passa per l’Europa. Cosa pensi che gliene freghe a Bin Salman di Torino? Non credo venga per la sindone". Littizzetto sottolinea anche come la vendita di Gedi sia più che altro una svendita: "Lo daresti via per due lire, 120 milioni di dollari, niente (….) Però ricordati che la stampa italiana non è un soprammobile da ricchi, è una voce, una storia, una responsabilità".

E infine, con un filo di preoccupazione, ha concluso:

"Di una cosa solo sono certa, John, che noi tutti, conduttori, artisti, giornalisti, se domani ci sveglieremo e scopriremo di lavorare per un fondo greco, arabo o marziano, continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, a raccontare il mondo come lo vediamo, senza farci influenzare. Potete comprarci, venderci (…) ma quello che non potete comprare è la testa di chi scrive, la lingua e il cuore di chi fa la radio, è la schiena dritta di chi fa giornalismo e di chi come me sale su un palco per dire quello che vede e non quello che conviene. Perché un giornale può essere venduto, ma la stampa, quella vera, non è in vendita, il giornalismo non è un asset, la satira non è un orpello, la radio non è un gioco da tavolo del potere, non ci sono solo i soldi nel mondo, ricordatelo John, e ricordatevi una cosa signori investitori, possiamo lavorare per voi ma non saremo mai vostri. Con affetto e un filo d’ansia per me e per tutti i miei colleghi".


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