Caso Signorini, il conduttore rompe il silenzio: "Per sopravvivere mi sono isolato"

Il direttore di Chi, chiamato a dire la sua sul caso Giletti-Ranucci, ha svelato come ha passato questi mesi sotto la bufera dopo le accuse di Corona.

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Periodo complicatissimo e doloroso per Alfonso Signorini. Prima le pesanti accuse mosse da Fabrizio Corona su Falsissimo, poi le denunce, l’autosospensione dai suoi impegni a Mediaset e i nuovi ricorsi dei suoi legali per fermare l’ex re dei paparazzi e proteggere la sua immagine e reputazione. Quasi sempre, l’ex conduttore del Grande Fratello Vip ha scelto di far parlare la legge e i suoi avvocati per lui, rimanendo in silenzio, se non per un editoriale pubblicato su Chi in cui, seppur senza mai fare un riferimento diretto alla vicenda, spiegava il valore del silenzio che "Non si presta ai titoli inventati, alle ricostruzioni fantasiose, ai processi sommari e improvvisati fatti a colpi di hashtag. La verità ha bisogno di tempo". Ora, a distanza di un mese da quelle parole affidate al magazine, Signorini ha detto la sua sulla vicenda che lo ha travolto.

Signorini interviene sulle chat Ranucci-Boccia e poi spiega: "Mi sono isolato dal resto del mondo"

Intercettato e intervistato dal Corriere della Sera, Alfonso Signorini ha commentato il caso del momento, quello che vede coinvolti Giletti e Ranucci e le chat di quest’ultimo con Maria Rosaria Boccia, ora agli atti dell’inchiesta della Procura di Roma su Sangiuliano. In quei messaggi pare compaia anche il nome dell’ex patron del GF, nominato all’interno di quello che viene definito "un giro gay pericolosissimo". Proprio su questo Signorini è stato chiamato a rispondere dal giornale, scegliendo la via del sarcasmo:

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"Apprendo ora da voi della chat tra Ranucci e Boccia. Posso solo dire che non sapevo di appartenere a un fantomatico ‘giro gay’, per giunta in così ‘amabile’ compagnia".

E ancora: "Mi intriga molto l’identità del misterioso signor B. Io rimango fermo al signor K. Ma dubito che la signora Boccia frequenti Kafka…". Tagliente e sottile, il direttore di Chi ha poi risposto anche a una domanda su come siano stati questi mesi passati sotto la bufera mediatica, e in che modo sia riuscito ad affrontarla: "L’unico modo per sopravvivere a questi mesi è stato quello di isolarmi dal resto del mondo". Parole che confermano quanto aveva già detto nel suo editoriale, spiegando appunto l’importanza di scegliere la strada del silenzio, che spesso non nasconde ma anzi "Rivela sicurezza, consapevolezza, profondità. Rivela una cosa che oggi manca terribilmente: il senso del limite".


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