Caso Giulio Regeni, è polemica accesa per i fondi negati al film: la reazione è il ritorno al cinema

Il Ministero della Cultura esclude dai contributi selettivi l'opera di Simone Manetti dedicata al ricercatore friulano: dimissioni e indignazione sono subito sopraggiunte.

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Caso Regeni: scoppia la polemica sui fondi negati al documentario Tutto il male del mondo

Il mancato sostegno economico al documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è diventato un vero e proprio caso politico. L’opera, diretta da Simone Manetti e prodotta da Ganesh Produzioni in collaborazione con Fandango, è stata esclusa dai contributi selettivi del Ministero della Cultura (MiC), nonostante l’alto valore civile e i riconoscimenti già ottenuti. La decisione della commissione esperti, che ha motivato l’esclusione con un "interesse culturale non sufficiente", ha scatenato una reazione a catena che ha portato il tema direttamente in Aula.

Il paradosso di un film "non meritevole" ma applaudito e premiato

A seguito della polemica sollevata dal produttore Domenico Procacci, due membri di peso della commissione di esperti del Ministero, il critico Paolo Mereghetti e il professore e critico cinematografico Fabio Galimberti, hanno rassegnato le proprie dimissioni. Galimberti, in particolare, ha motivato la scelta parlando di una "difformità di vedute sui criteri di valutazione delle opere" che non riguarderebbe solo il caso Regeni, ma una gestione più ampia dei finanziamenti.

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Uno dei punti più critici sollevati da Procacci riguarda la natura stessa dell’opera bocciata. Il documentario, infatti, è già uscito nelle sale (distribuito da Fandango tra il 2 e il 4 febbraio scorsi) e ha vinto il Nastro d’Argento per la legalità. Procacci sottolinea che decidere di non finanziare un film perché non si sa come sarà è una scelta legittima, ma bocciare un’opera che è già stata fatta, è uscita con successo e ha vinto premi importanti, non può che essere letta come una scelta politica.

Il caso politico

Il fronte delle opposizioni si è mobilitato immediatamente: Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa hanno presentato interrogazioni parlamentari urgenti rivolte al Ministro della Cultura Alessandro Giuli. L’accusa principale è quella di aver avallato una scelta politica mascherata da valutazione tecnica, colpendo un’opera che ricostruisce il martirio del ricercatore italiano attraverso il processo e le testimonianze dei genitori, Paola e Claudio. Giulio Regeni – Tutto il male del mondo si inserisce nelle celebrazioni per i dieci anni dalla scomparsa del ricercatore friulano, torturato e ucciso al Cairo nel 2016.

Il documentario intreccia il racconto privato dei genitori con le immagini dell’Egitto e le tappe del lungo e difficile percorso giudiziario italiano, che dovrebbe arrivare a sentenza entro la fine del 2026. Mentre il Coordinamento delle associazioni chiede ora chiarezza sui criteri di valutazione e una revisione della commissione, il film continua il suo percorso civile come testimonianza di una battaglia per la verità che non accenna a spegnersi: tra l’altro, proprio pochi giorni fa, la Senatrice a vita e docente dell’Università Statale di Milano Elena Cattaneo ha presentato "Le Università per Giulio Regeni. A dieci anni dalla scomparsa, un’iniziativa per la libertà di ricerca", in collaborazione con Fandango e Ganesh Produzioni. L’iniziativa, unica nel suo genere, consiste in un ciclo di eventi che, fra aprile e maggio 2026, vede ben 76 Università in tutta Italia organizzare ciascuna una giornata dedicata ai temi della libertà di studio e di ricerca e alla riflessione sulle conseguenze della compressione dei diritti fondamentali, in ambito accademico e sociale, a partire proprio dalla proiezione del documentario.

"La storia di Giulio Regeni, grazie al coraggio e alla forza della sua famiglia non si è conclusa con il ritrovamento al Cairo del suo corpo senza vita, dieci anni fa: al contrario, Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà. Lo stesso che Giulio ha difeso da studioso" ricorda la Senatrice Cattaneo.

Il film è prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni, in collaborazione con Fandango, Sky, 5/6, Percettiva, Hop Film e Wider Studio. La regia è di Simone Manetti, la sceneggiatura è firmata dallo stesso Manetti con la collaborazione di Agnese Ricchi e le riprese hanno coinvolto location tra l’Italia e l’Egitto.

La risposta perfetta ai fondi negati

La risposta del produttore Domenico Procacci e del team produttivo è perfetta: Giulio Regeni – Tutto il male del mondo tornerà nelle sale di tutta Italia. E sono oltre 60 le sale, anche grazie al sostegno di Circuito Cinema, riproporranno il documentario. Tra le città d’Italia che hanno aderito a questa iniziativa, non mancano a Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, dove sarà in programmazione da oggi, mercoledì 8 aprile 2026.

Articolo di Marco Lucio Papaleo


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