Caso Garlasco, i Ris rivoltano la scena del delitto: novità sull'impronta e sull'ipotesi della terza aggressione

Una ricostruzione sempre più complessa: tra l’impronta nella macchia di sangue di Chiara Poggi, fino all’ipotesi della terza aggressione.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La nuova relazione dei Ris di Cagliari sul caso Garlasco è finita al centro dell’attenzione negli ultimi giorni, perché quello che sta filtrando sembra mettere in fila una serie di elementi tecnici che potrebbero cambiare più di qualcosa nelle valutazioni degli inquirenti. Si tratta di indiscrezioni, certo, ma abbastanza circostanziate da riportare il dibattito sulla dinamica dell’omicidio in un territorio meno scontato di quanto si potesse immaginare. Insomma, le nuove analisi sembrano aprire spiragli che costringono a riconsiderare alcuni passaggi già noti, e questo basta per riaccendere il motore delle teorie.

Caso Garlasco: la nuova lettura della BPA dei Ris

La Bloodstain Pattern Analysis, depositata in Procura a metà settembre, avrebbe confermato la presenza di un unico aggressore. Un’indicazione che di per sé non è una sorpresa, ma che acquistava nuovi contorni alla luce di una ricostruzione della sequenza degli eventi più articolata rispetto a quella che aveva portato alla condanna di Alberto Stasi. Gli investigatori, a quanto trapela, avrebbero individuato rapporti fra le tracce di sangue e la dinamica dei movimenti che suggerirebbero passaggi non del tutto sovrapponibili a quelli già analizzati in passato. Il nodo irrisolto resta sempre lo stesso: se a compiere quell’aggressione sia stato Stasi, come stabilito dal processo, oppure Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova inchiesta. Le due piste continuano a convivere, entrambe pienamente aperte.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

La possibile impronta nella macchia di sangue di Chiara Poggi

Uno dei punti più discussi riguarda la presunta impronta di mano individuata nella grande macchia alla base delle scale. Quella foto scattata dai consulenti della difesa di Stasi, a distanza di settimane dall’omicidio, all’epoca era stata considerata non rilevante dai Ris. Oggi però il quadro sarebbe diverso. Le nuove analisi avrebbero rivalutato forma e distribuzione dei segni, aprendo alla possibilità che si tratti davvero di una mano e non di semplici colature. Un dettaglio che, se confermato, potrebbe diventare uno degli elementi più forti dell’intera relazione, perché collocherebbe fisicamente l’aggressore proprio nel punto in cui Chiara Poggi sarebbe stata colpita con maggiore violenza.

Le ipotesi della terza aggressione

Un altro fronte riguarda la famosa ipotesi della terza aggressione. Gli schizzi di sangue tra il terzo e il quinto gradino avevano già fatto discutere durante la prima indagine, ma una successiva perizia aveva escluso la possibilità che l’assassino fosse sceso sulla scala. Le riletture della BPA avrebbero rimesso in discussione quella conclusione. Gli schizzi trovati oggi potrebbero indicare un colpo ulteriore, sferrato in una dinamica ancora da definire. E in questo quadro torna inevitabilmente l’attenzione sulla cosiddetta impronta 33 attribuita a Sempio, che per alcuni potrebbe incastrarsi proprio in quel passaggio.

Il clima giudiziario e il botta e risposta con la procura di Brescia

In mezzo a questo scenario tecnico già complicato, si è aggiunto anche il confronto acceso tra la Procura di Brescia e l’avvocato Domenico Aiello, legale dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti. La Procura ha parlato di attacchi "sopra le righe" da parte della difesa e ha ricordato che per i magistrati esiste un divieto preciso di commentare pubblicamente le indagini. Aiello ha risposto punto per punto, dicendo che non ci sarebbero state "le scuse" che lui riteneva doverose e parlando di "falsità e approssimazioni" che non avrebbero dovuto trovare spazio. Questa polemica arriva in un momento in cui ogni dettaglio pesa e ogni parola genera conseguenze. Il risultato è che attorno a queste nuove analisi si è creato un clima teso e carico di aspettative.


Potrebbe interessarti anche