Caso Garlasco in tv, l'avvocato De Rensis tuona: "Molto grave". E Brindisi in difficoltà: "Non stiamo incolpando nessuno"

Nella nuova puntata di Zona Bianca del 20 agosto 2025, si torna a parlare del caso di Garlasco, precisamente dell'alibi di Stasi: cosa è successo con De Rensis

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Caso Garlasco in tv, l'avvocato De Rensis tuona: "Molto grave". E Brindisi in difficoltà: "Non stiamo incolpando nessuno"
Mediaset Infinity

Nella nuova puntata di Zona Bianca, condotta da Giuseppe Brindisi nella prima serata di Rete 4 mercoledì 20 agosto 2025, si torna a parlare del delitto di Garlasco, ponendo l’attenzione sull’alibi di Alberto Stasi e gli errori, veri o presunti, dei carabinieri. Nel corso del dibattito non mancano momenti un po’ più accesi, soprattutto con l’avvocato Antonio De Rensis, legale dell’uomo condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. Ecco cosa è successo durante la puntata di Zona Bianca con focus sul delitto di Garlasco.

L’alibi di Alberto Stasi sparito dal computer: le considerazioni sul caso Garlasco a Zona Bianca

Dopo i commenti sulla nuova consulente della Procura Cristina Cattaneo e l’errore 57, si passa a parlare della tesi di Alberto Stasi. Il conduttore, infatti, ricorda che nel verbale di ispezione "i carabinieri scrivono di non aver avuto accesso alla sua tesi di laurea, ma per i periti informatici non sarebbe stato proprio così". A questo punto Brindisi manda in onda un servizio in cui Cassese, ex comandante dei carabinieri di Vigevano, dice: "Stasi ci ha consegnato il computer e con insistenza ci ha chiesto di avere la copia del file della tesi". Il perito informatico giudiziario Daniele Occhetti però sottolinea che l’attività dei carabinieri è andata ben oltre la tesi: "Da quando Stasi ha copiato la sua tesi sulla chiavetta a quando i RIS hanno preso in mano il computer oltre il 90% dei dati di quel pc sono stati modificati. Paragonarli a un’attività di copiarsi una tesi sulla chiavetta mi sembra un po’ fuori dalla logica tecnica".

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Poi Cassese aggiunge che il PM aveva approvato la richiesta di Stasi di acquisire la sua tesi e chiarisce: "Quella è già un’alterazione. Noi abbiamo comunque trasmesso alla Procura degli atti in cui c’è la cronologia degli ingressi che abbiamo fatto dal momento dell’accensione di questo computer. Non è mai stato toccato il file della tesi". Nel video però viene evidenziato che il RIS non trovò traccia dell’alibi di Alberto Stasi, nessuna prova che nei momenti dell’omicidio fosse seduto davanti al pc a scrivere la tesi: "Quindi Stasi poteva aver mentito".

Sugli accertamenti più approfonditi del 2009 effettuati sul computer il perito informatico dichiara: "Noi abbiamo individuato una serie di file temporanei con una progressione di caratteri digitati che cresceva continuamente e questa dava la conferma che l’utente stesse davvero scrivendo dei contenuti per quella tesi". In questa occasione però trovano anche delle incongruenze con quanto dichiarato dai carabinieri nel verbale, come il numero di accessi al pc (scrivono 5 ma in realtà sono 7) e al file della tesi (se i carabinieri sono entrati più volte nel file, perché sostenere il contrario ben 3 volte nel verbale?, è quello che si chiede l’autrice del servizio). In studio commenta Umberto Brindani: "Tra l’ex capitano Cassese e i due periti informatici, io so di chi posso fidarmi. Gli errori che sono stati fatti aprendo e intervenendo sul computer di Stasi fino al punto di svuotare il cestino, il risultato è stato che hanno cancellato l’alibi di Stasi. E così nel 2009 si è stati costretti a retrocedere l’omicidio della povera Chiara tra le 9:00 e le 12:00, perché a quel punto si è scoperto che dalle 09:35 in avanti Stasi aveva un alibi. Questo alibi non c’è stato per due anni!". Ilaria Cavo interviene: "Non è che è stato cancellato l’alibi, è stato poi recuperato l’alibi di quell’orario". Il conduttore però cerca di bloccarla per dare la parola al giornalista Stefano Zurlo e la Cavo dichiara: "Ero inquadrata e mi sono permessa di parlare…".

Poi la parola passa al cronista che commenta: "La spiegazione di Cassese sull’errore ci lascia margine di sconcerto e di interrogativi che ci poniamo. Per quanto riguarda poi l’orario del delitto, l’omicidio è stato anticipato nella ricostruzione della dinamica per tutta una serie di ragioni che però non dipendono dal computer. Non vorrei che adesso un errore giustificasse un retro pensiero dell’opinione pubblica, che dice: ‘Ah, vedi! Siccome non combaciava l’orario, la spostano’. Ovviamente la storia è un po’ diversa. Poi è chiaro che ci si interroga, perché errori formali, sostanziali e leggerezze hanno avuto certamente un peso non indifferente nella ricostruzione di tutta la vicenda".

L’avvocato Antonio De Rensis fa notare a Zurlo: "In 10 secondi ti cito il giudice Vitelli: ‘L’alterazione del computer di Stasi è stato il vizio originario di questa indagine non consentendo alla Procura – prima di scoprire che l’alibi c’era – di perseguire eventuali altre piste. Questo l’ha detto un giudice della Repubblica italiana e spero che di fronte a tali parole tutti noi mostriamo un po’ di rispetto. Se il PM avesse saputo che l’alibi c’era, forse avrebbe approfondito anche altre cose. Siccome le è stato detto che non c’era, non ha approfondito nulla ed è andato su Alberto Stasi immediatamente ed esclusivamente". Zurlo ribatte: "Va bene, sappiamo però che a Stasi si è arrivati per altri elementi e che sono state fatte indagini in altre direzioni…".

A questo punto De Rensis ironizza: "E allora il giudice è inattendibile", ma Zurlo chiarisce: "No, ma non stiamo sconfessando il giudice Vitelli, ci mancherebbe. Non mi permetterei e non mi compete. Dico solo che alcuni elementi c’erano, sono rimasti, si sono evidenziati nel tempo e non c’entrano con l’alibi. Certezze sull’orario non ci sono mai state, ma bastava chiedere alla famiglia Poggi: ti avrebbero risposto che, secondo loro, la figlia era stata uccisa intorno alle 09:12, perché poi non ha più dato segni di vita. Se la PM si fosse basata solo sul computer di Stasi, evidentemente non avrebbe fatto questo lavoro". De Rensis, alzando un po’ la voce, replica: "Come spesso accade, i gentili opinionisti che si contrappongono alle nostre argomentazioni, per mia colpa non interpretano nella maniera esatta ciò che io ho detto. Ho detto tutt’altro, però va bene così. Io ho detto che al Pubblico Ministero è stato detto per due anni che Alberto Stasi non aveva un alibi. Questo è un fatto ed è un fatto non vero, quindi molto grave".

Poi prende la parola la criminologa Flaminia Bolzan, che dice: "I periti informatici Porta e Occhetti scrivono che l’errore non è tanto nella superficialità con cui è stato analizzato quel computer quanto nella scorretta verbalizzazione di quelle operazioni. Nessuno vuole puntare il dito contro qualcuno, ma stiamo valutando qualcosa che ha enorme peso e rilevanza, perché il delitto è stato collocato tra le 09:12 e le 09:35, orario in cui Stasi non avrebbe avuto alcun tipo di attività, in presenza di una relazione medico-legale che indicava un altro orario. E’ chiaro che tutto ciò è rilevante".

Gli animi si accendono a Zona Bianca col caso di Garlasco

Ilaria Cavo è agguerrita: "Stasi chiede che gli venga duplicata la tesi e i carabinieri lo fanno insieme a quei lavori sul computer che ovviamente portano degli errori che poi ci trasciniamo durante il processo e quindi anche l’impossibilità di datare la visione di certe immagini sul computer e di togliere l’alibi ad Alberto. Quindi noi stiamo dicendo che i carabinieri gli tolgono l’alibi volontariamente? In questo momento noi stiamo dicendo che abbiamo tolto l’alibi ad Alberto quando quell’alibi e quell’orario del suo lavoro sulla tesi è stato recuperato. Perché poi una perizia è riuscita a recuperarlo. Far passare il concetto che in base all’orario in cui ha lavorato alla tesi c’è stato tutto un lavoro di giudici successivi per cui hanno posizionato l’orario della morte per incolpare Alberto, credo che sia qualche cosa di eccessivo". Il conduttore cerca di arginare la situazione: "Non stiamo dicendo questo, stiamo raccontando quello che è successo e facendo delle considerazioni che sono logiche. Non stiamo dando la colpa a nessuno".

Mentre Ilaria Cavo continua a parlare dicendo che anche la sua è "logica", Brindisi fa intervenire Massimo Lovati: "Questa questione è superatissima perché ci dimentichiamo che fino al 2013, per sei anni quindi, Alberto Stasi è innocente. Perché fino a quell’anno è stato assolto in primo e secondo grado. La sentenza non era ancora stata cassata e poi c’è stata la perizia sulla camminata". Ma De Rensis ribadisce: "Sì ma le indagini erano già finite quando si è scoperto l’alibi. Io ho detto una cosa diversa. Intanto, nessuno ha proferito l’avverbio ‘volontariamente’, e poi ho detto che se il PM avesse saputo da subito che c’era l’alibi informatico, forse avrebbe svolto altre indagini e forse racconteremmo un’altra storia". Lovati concorda con il difensore di Stasi: "In quel senso sì".


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