Caso Garlasco, corrispondenza parziale col DNA di Sempio, l'avvocato De Rensis attacca sul primo interrogatorio: "Grave"

Un’intervista dell’avvocato De Rensis riaccende l’attenzione sull’interrogatorio del 2008. Intanto, si riflette sulle possibili nuove corrispondenze di DNA.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

A tanti anni di distanza dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a fare rumore. Le indagini si sono riaperte e Andrea Sempio, amico della vittima, è ora formalmente indagato per concorso. Intanto Morning News, il programma di Canale 5, torna a scavare nei dettagli che la giustizia non ha mai chiarito del tutto, facendo emergere nuovi dubbi e vecchi interrogativi mai sopiti.

Caso Garlasco: l’attacco dell’avvocato De Rensis sul primo interrogatorio

Un verbale di quattro ore senza pause? A far discutere, in particolare, è stato l’interrogatorio sostenuto da Andrea Sempio il 4 ottobre 2008, poco più di un anno dopo il delitto. Si tratta di un atto investigativo importante, durato quattro ore, che però secondo quanto emerso non sarebbe stato verbalizzato in modo fedele. Durante quell’interrogatorio, Sempio avrebbe lasciato la caserma per recarsi a casa, recuperare lo scontrino del parcheggio e portarlo agli inquirenti. Un elemento potenzialmente cruciale, visto che lo scagionerebbe. Ma nei verbali ufficiali non c’è traccia di questo spostamento. Il documento viene registrato come se si fosse svolto senza interruzioni. A sottolineare la gravità della cosa è stato l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, che a Morning News ha dichiarato: "Tu presenti un verbale ininterrotto di 4 ore, allora stai sviando ciò che il Pubblico Ministero valuterà. È un atto grave. Basato su imperizia? Benissimo, ma grave".

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Caso Poggi: le ipotesi sul rinvio a giudizio

I dubbi di De Franchi A intervenire in trasmissione è stato anche Marco De Franchi, che ha espresso le sue perplessità sull’impianto accusatorio: "A meno che la procura non abbia qualche carta nascosta, vedo molti elementi di dubbio, ma nessun elemento indiziario che possa poi diventare prova in dibattimento. Questo dipende dalla procura e da che intenzione ha. Io vedo possibile un rinvio a giudizio ma non un arresto, per mancanza di riferimento". Parole che riflettono una linea garantista, ma che allo stesso tempo accendono i riflettori sulla fragilità degli indizi raccolti finora.

La corrispondenza parziale del DNA di Andrea Sempio

Il tema del DNA Nel corso della stessa puntata si è parlato anche di un altro elemento finito sotto la lente degli inquirenti: la parziale compatibilità tra il DNA di Sempio e quello rinvenuto sotto le unghie della vittima. Un dettaglio delicatissimo, su cui è intervenuta anche la madre del ragazzo: "Non mi sorprende assolutamente, bisogna vedere innanzitutto la quantità, oltre che come è stato raccolto. C’è stato un altro caso in cui è stato trovato il DNA dell’estetista della vittima da cui la donna era stata quindici giorni prima". Anche su questo punto, dunque, il quadro resta confuso. Le tracce biologiche non sempre dicono tutto, e quando lo fanno, non è detto che lo dicano nel momento giusto.


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