Garlasco, Giuseppe Brindisi scuote il caso: "Stasi rischia di diventare la vittima della peggior mala giustizia"
Il giornalista, che da tempo studia le carte dell'omicidio Poggi, torna sugli errori delle prime indagini, sulla posizione di Stasi e sulla nuova inchiesta che coinvolge Sempio.

Il caso Garlasco continua ad animare il dibattito. Mentre la nuova inchiesta della Procura di Pavia ha riportato al centro dell’attenzione Andrea Sempio, Giuseppe Brindisi ha scelto di soffermarsi anche su un altro aspetto della vicenda: gli errori commessi durante le prime indagini e le conseguenze che, secondo la sua lettura, avrebbero avuto sul destino giudiziario di Alberto Stasi.
Giuseppe Brindisi commenta il caso Garlasco
Intervistato da Gente, Brindisi non nasconde la propria convinzione sul fatto che una parte delle difficoltà ancora oggi irrisolte nasca proprio dall’inizio dell’inchiesta: "Siamo ancora qua perché ormai è evidente che le indagini furono fatte male, se per colpa o dolo non si sa ancora, ma non si può giustificare quegli errori con la scusa che polizia e carabinieri locali non erano preparati a sufficienza per un caso così complesso. Ci fu sciatteria e quegli errori hanno condizionato poi i processi e le frasi". Il giornalista ricorda inoltre come Stasi fosse stato assolto sia in primo grado sia in appello, prima che il procedimento prendesse una direzione completamente diversa. Secondo Brindisi, alcuni elementi inizialmente considerati a favore dell’imputato sarebbero stati compromessi proprio dalle modalità con cui vennero condotte le indagini, a partire dall’alibi legato al lavoro sulla tesi di laurea.
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Entra nel canale WhatsAppL’ombra della Cassazione e dell’ipotesi dell’incidente su Alberto Stasi
È soprattutto sul passaggio che porterà alla condanna definitiva di Stasi che Brindisi concentra le proprie critich:. "La cosa più scandalosa è che la Cassazione prende per vera la storia dell’incidente domestico, di cui però Alberto in realtà non parla mai, è frutto della deduzione di due carabinieri. Questa però diventa la pietra angolare della condanna in appello bis".
Una ricostruzione che, secondo il giornalista, avrebbe avuto un peso enorme nell’esito finale del processo. Brindisi arriva quindi a una conclusione netta, pur precisando che si tratta della propria opinione: "Credo non sia lui il colpevole". E aggiunge: "Stasi non andava condannato perché gli indizi contro di lui non andavano oltre il ragionevole dubbio che servisse per condannare qualcuno al rigore di legge".
La nuova inchiesta e il futuro di Andrea Sempio
Parallelamente, l’attenzione resta concentrata su Andrea Sempio, oggi al centro della nuova indagine. Brindisi ritiene che la consulenza psichiatrica affidata a Roberto Catanesi potrebbe assumere un ruolo importante nei prossimi sviluppi, soprattutto per quanto riguarda la valutazione della pericolosità sociale. Sul possibile rinvio a giudizio, il giornalista si dice convinto che qualcosa potrebbe accadere prima della scadenza dei termini del 28 settembre, pur trattandosi di una sua previsione. E sulle altre persone finite nel racconto mediatico del caso precisa che, secondo la Procura, al momento non ci sarebbero riscontri oggettivi per sostenere il coinvolgimento di altri soggetti.
Brindisi difende Stasi
Il pensiero di Brindisi torna infine su Stasi e sulla revisione del processo. "Stasi rischia di diventare la vittima della peggior mala giustizia della storia d’Italia, forse più di Enzo Tortora. È il colpevole perfetto, incastrato da un meccanismo infernale. Togliere la libertà a un uomo senza prove è uno scandalo che va sanato". Per Brindisi, infatti, una revisione avrebbe comunque un significato, anche dopo gli anni trascorsi in carcere: "Essere riabilitato non è poco", spiega, ricordando come Stasi abbia perso una parte fondamentale della propria vita: "Noi abbiamo il dovere di consentirgli di girare per strada con la schiena dritta e la faccia pulita di chi dice io sono innocente".
E proprio qui, secondo Brindisi, si trova uno degli interrogativi più delicati lasciati in eredità dal caso Garlasco: "Garlasco insegna che, per avere giustizia, devo incontrare contemporaneamente forze dell’ordine preparate, consulenti che sappiano fare il proprio mestiere, magistrati onesti. Altrimenti addio allo Stato di diritto".